27/05/2020

editoriale


La mancanza di liquidità è voluta 

Sono passati quasi tre mesi dal primo paziente di Codogno. Già dopo pochi giorni era a chiaro a tutti, tranne che al governo, che se si confina la gente in casa, se si chiudono aziende ed esercizi commerciali occorreva che dallo Dtato arrivassero soldi per sostenere l'economia.
Una mossa messa in atto da tutti i Paesi nel mondo. Invece, da allora abbiamo avuto una serie di DPCM, un decreto legge convertito e uno annunciato a reti e social unificati ma neanche pubblicato in Gazzetta Ufficiale per poter esser discusso in Parlamento, con i suoi tempi tecnici. Atti pieni di prestiti, crediti di imposta, ma soldi a fondo perduto quasi inesistenti.
Tre mesi in cui il governo ha prima rincorso il MES, e adesso il Recovery Fund senza capire che in ogni caso sono prestiti con condizioni e che prima dobbiamo finanziare con soldi nostri e poi (forse) ne avremo una percentuale a tranche mensili. Per spenderli come vuole Bruxelles.
Peraltro gran parte dei Paesi europei hanno già dichiarato che a queste condizioni non sono interessati a richiederli.

Seguici: 

In tutto questo, soldi veri a famiglie e imprese - nonostante gli annunci - quasi zero.
Per molti la CIG di marzo è ancora una chimera. In oltre, l'unica soluzione da adottare - la monetizzazione del debito - ha visto in questo stesso periodo una strana scarsità di emissioni di titoli di stato anche solo rispetto ad un anno fa. Eppure c'erano tutte le condizioni favorevoli per farlo: la disponibilità della BCE a maxi acquisti e il favore del mercato, con una richiesta di gran lunga superiore all'offerta, e pure a tassi bassi. Gualtieri e Conte dovrebbero spiegare perché hanno intenzione di far mancare la liquidità necessaria a sopravvivere per il Paese. Poiché tra un po' non sarà certo il divieto di assembramento o la paura del virus che terrà la gente lontano dalle piazze per protestare. E allora saranno dolori, come la storia insegna.

PS: il BTP Italia per il retail viaggia verso i 7 miliardi in soli due giorni. Se lo si vuole, è possibile. 

 

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Claudio Gandolfo

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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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