01/07/2020

editoriale


Non siamo la Cenerentola d'Europa
(lo dicono i numeri)


Agli occhi dei media nazionali e internazionali sembra sempre che l'Italia sia un Paese di Serie B, con problematiche ataviche e incapace di rispettare le regole. Non è così.
Prendiamo un Paese di quelli bravi, la Germania. Nel giro di poche settimane, hanno avuto la sentenza della Cassazione civile che ha confermato la frode nel settore automotive, la frode finanziaria di Wirecard per 2 mld euro (ma forse molti di più) con crollo in borsa e la multa per Commerzbank (riciclaggio) con altro crollo del titolo.
Questo è il Paese "serio" per definizione.
Certo, abbiamo come tutti i nostri difetti, ma da noi non si ricordano simili raffiche di scandali in pochissimo tempo. Per tacere su quelli pregressi. Chi sarebbe integerrimo?
In Europa ci crocifiggono da sempre per il debito pubblico, ma nessuno mette in luce il problema più grosso, il debito privato. I numeri indicano: Olanda 273,9%, Austria 137.7%, Italia 110,1% e Germania 109,7%.

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Media eurozona 162,6%.
I primi due Paesi fanno parte del poker dei "frugali" che intende dettare le regole sui vari fondi salvastati. Paesi che vedono la loro prosperità dovuta al dumping fiscale e aiuti alle imprese che delocalizzano da loro.
L'Italia viene da oltre 25 anni di avanzi fiscali (lo stato spende meno di quanto incassa) la cui somma negli anni è superiore a quella della Germania (702 miliardi vs 419!), ha un surplus commerciale.
E' pure contributore netto della UE. Come è possibile che giri all'estero (ma anche sui media nostrani) una narrazione che ci vede come "spendaccioni irresponsabili"? E sempre i numeri ci dicono che il risparmio privato italiano (circa 8mila miliardi) è di gran lunga non solo superiore al debito pubblico, ma anche il più alto di tutta l'eurozona. Quindi, a chi afferma che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità si dovrebbe rispondere, sempre con i maledetti numeri, che sono balle. Meritiamo ben altro rispetto.
Altro che andare in giro col cappello in mano. Ma ci vorrebbe che a rappresentarci nelle sedi idonee ci siano ben altri soggetti, quantomeno più preparati.

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Claudio Gandolfo

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