23/09/2020

editoriale

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L'Olanda ammette che l'euro penalizza l'Italia 


Ce lo dicono pure in faccia: la moneta unica è una zavorra per l'Italia. "L'euro ci avvantaggia perché è una valuta più forte rispetto alla nostra economia (ndr, dell'Olanda), mentre schiaccia l'economia italiana". Lo ha detto il governatore della Banca Centrale Olandese, Klaas Knot, durante una lezione pubblica sul problema di come uscire dalla crisi del COVID-19. Il tutto, come si può vedere dal documento, con tanto di tabelle che indicano come il dividendo dell'euro sia stato estremamente diverso tra i Paesi aderenti.

Giusto per fare un esempio, dal momento dell'accesso ogni famiglia olandese ha guadagnato circa 7500 euro all'anno, una tedesca 4000 mentre una italiana meno di mille. Calcoli fatti da una banca centrale che fa parte della BCE e citati nel discorso di Knot. Quindi in un sistema di cambi fissi sono le economie più forti ad avvantaggiarsene.

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Ma questa non è una novità visto che lo affermava già il premio Nobel James Meade nel 1957, quando scriveva che non poteva esserci moneta comune tra stati con politiche fiscali ed economiche non omogenee.

Knot ha poi ribadito i concetti in una intervista a un quotidiano locale, spiegando che "siamo una delle economie più forti con una maggiore produttività che beneficiano continuamente del tasso di cambio dell'euro basso e stabile. Ciò conferisce alle nostre esportazioni un vantaggio che non esisterebbe con un fiorino sempre più costoso". Giova ricordare che l'abnorme surplus di bilancio dell'Olanda e della Germania è fatto anche con basse spese statali e compressione dei salari. E lo dice lo stesso Knot: "le aziende sono incentivate ad accumulare profitti e gli aumenti salariali sono rimasti troppo a lungo dietro la crescita della produttività".

In pratica, l'euro ha avvantaggiato i ricchi penalizzando poveri e classe media. E riguardo l'Italia Paese di fannulloni, come indicato dalla vulgata olandese, a cui non bisogna dare alcun aiuto se non prestiti a strozzo? Knot smonta la bufala: "se dubitiamo dell'etica del lavoro degli italiani, un Paese dove il lavoratore medio lavora quasi 300 ore in più all'anno rispetto a uno dei Paesi Bassi, puoi immaginare che questo non avvantaggia le relazioni". Queste dichiarazioni spiegano fin troppo bene perché chi comanda a Bruxelles ha tutto interesse che l'Italia si leghi mani e piedi ai vari MES, RF ecc..

Perderemmo anche i residui di libertà decisionale in materia fiscale ed economica, mentre i soliti noti non vogliono perdere i privilegi.

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Con buona pace di colui che diceva che "con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più".

Magari era pure convinto di fare i nostri interessi.

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Claudio Gandolfo

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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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