21/10/2020

editoriale


Lo Stato che non spende affonda cittadini e imprese

"Un pessimista è un ottimista ben informato" diceva Mark Twain. E mai come in questo momento chi è abituato a leggere e studiare non vede un futuro di ripresa per il nostro Paese.
Per il governo il 2020 si chiuderà con una perdita di Pil del 9%, per Confindustria del 9,5%, per molti osservatori internazionali ben oltre il 13%, con una performance tra le peggiori al mondo. In ogni caso sarà una debacle. Per quanto sia possibile un recupero per il 2021 saremo comunque lontanissimi dai livelli di Pil anche solo del 2007. La pandemia peraltro è solo una delle cause, visto che nel nostro Paese abbiamo la pressione fiscale più alta d'Europa, unita a una depressiva sequela di anni di avanzi primari.
Se lo Stato è il primo a non spendere, non si può pensare che bastino solo l'export e il turismo dall'estero per tenere in piedi la baracca. E con il COVID-19 che attanaglia l'intero globo ci vorranno decenni per tornare ai livelli del 2019. Se a questo aggiungiamo il crollo dei consumi interni (-116 miliardi) abbiamo un quadro che vedrà un Italia desertificata nelle sue attività.
E non saranno certo leggi, decreti o DPCM a creare lavoro o condizioni per fare impresa, anzi.

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Per assurdo, la Ragioneria dello Stato informa che in cassa ci sarebbero 100 miliardi circa di liquidità, la cifra più alta di sempre. C'è da chiedersi che cosa si aspetti a spenderli e rimetterli in circolo, visto che vengono dall'erario, cioè dalle nostre tasse, e non da titoli del Tesoro. C'è chi avanza l'ipotesi che siano gli Enti Locali a frenare, ma non è particolarmente logico.
Tutti abbiamo visto i recenti danni del maltempo in molte zone d'Italia e non c'è sindaco o presidente di Regione che non abbia chiesto fondi per la messa in sicurezza del territorio del punto di vista idrogeologico. Soldi più volte promessi ma mai arrivati.
Già questo smonta l'ipotesi su dove siano i soldi. 100 miliardi sono un valore di oltre due finanziarie. Allocarne una gran parte subito in opere pubbliche darebbe quantomeno una scossa all'economia, generando un indotto di lavoro e liquidità per imprese e famiglie. Ma visto che neanche se ne parla - aspettando i fantomatici fondi dall'Europa - non se ne farà niente. Motivo in più per esser pessimisti.

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Claudio Gandolfo

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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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