Nel 2024 l'Italia consolida la sua posizione di testa per numero di addetti nell'Unione Europea (UE). Sono 54 mila i professionisti impiegati, una cifra che rappresenta il 21,5% del totale europeo. Questo dato pone il sistema produttivo nazionale davanti a colossi come la Francia, ferma al 14,9%, e la Germania al 14,0%. Seguono nella classifica i Paesi Bassi con il 9,1% e la Polonia con l'8,5%. La ricchezza prodotta segue una logica simile: oltre la metà del fatturato dell'industria europea del design si concentra in soli tre Stati. L'Italia genera il 20,0% della ricchezza comunitaria, seguita dalla Germania con il 17,6% e dalla Francia con il 13,4%. Se si aggiungono Paesi Bassi e Svezia, si sfiora quasi il 70% del valore totale generato nell'intera Europa.
Il settore nel nostro Paese è composto da 54 mila operatori, tra imprese e liberi professionisti, che hanno generato un valore aggiunto di 4 miliardi di euro con 76 mila addetti totali.
La geografia del design italiano mostra una concentrazione evidente: la Lombardia è il cuore pulsante del sistema. Da questo territorio deriva il 33,4% del valore aggiunto complessivo e il 28,7% dell'occupazione del comparto. Milano si conferma la capitale indiscussa con oltre 7.300 imprese attive. Le aziende milanesi producono da sole il 19% della ricchezza nazionale del settore. Dopo il capoluogo lombardo, le province più rilevanti per numero di imprese sono: Roma; Torino; Firenze; Bologna e Brescia.
Queste sei realtà territoriali insieme rappresentano oltre un terzo delle imprese italiane. Eppure, la crescita più vivace nell'ultimo anno si registra altrove. Le regioni con gli incrementi più significativi del valore aggiunto sono state il Molise con un +2,9%, le Marche con il 2,2% e la Lombardia con il 2,1%. In termini di specializzazione provinciale, spicca il dato di Fermo, dove lo 0,64% della ricchezza locale deriva proprio dal design.
Seguono Como, Novara, Reggio Emilia e Modena. Sul fronte occupazionale, gli aumenti più marcati si sono visti a Ferrara e Belluno, trainati dalla produzione di macchinari e dal settore moda.
L'innovazione tecnologica e l'impatto della AI generativa
Il rapporto dedica un focus specifico alla AI generativa (GenAI), una tecnologia che sta entrando prepotentemente negli studi professionali. Il livello di preparazione degli operatori si attesta su valori medi per il 52,4% del campione. Questo dato indica una diffusione ampia ma non ancora pienamente consolidata delle competenze digitali avanzate. Le strutture più organizzate mostrano una maturità tecnologica superiore: il 35,4% delle organizzazioni dichiara una preparazione alta, contro il 13,8% dei singoli progettisti. Per una parte dei rispondenti, pari al 20%, il livello di conoscenza resta ancora basso.
Le competenze ritenute fondamentali dai professionisti del settore includono:
- il prompt design & strategy, indicato dal 65% dei partecipanti;
- la conoscenza degli aspetti etici legati al copyright;
- il visual & content editing;
- la progettazione sostenibile;
- la prototipazione rapida condotta con strumenti ibridi.
Un dato impressionante riguarda la rapidità dell'evoluzione: il 94% dei progettisti ha consolidato le proprie abilità nell'uso della AI negli ultimi due anni. Oltre alla tecnologia, le imprese guardano alla crescita attraverso nuove forme di collaborazione. Il 56,2% delle organizzazioni sta valutando strategie per sostenere lo sviluppo futuro. Tra le microimprese prevale la volontà di rafforzare la cooperazione cercando partner economici o creando reti d'impresa. Questo dinamismo conferma quanto la competitività del design industriale italiano dipenda dalla capacità di unire il saper fare tradizionale alle nuove frontiere del digitale.
Il panorama descritto evidenzia una resilienza straordinaria. Anche se il mercato globale presenta sfide complesse, l'integrazione tra estetica, funzionalità e innovazione tecnologica permette all'Italia di mantenere un ruolo centrale. Il design non è più solo un elemento accessorio del prodotto, ma una leva strategica fondamentale per l'eCommerce e per la produzione industriale di alta gamma.
“La leadership italiana nel design – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - conferma il suo ruolo importante come infrastruttura immateriale del made in Italy, come dimostra il Salone del Mobile di Milano, ed è protagonista nella sfida della sostenibilità. Nel pieno di una transizione verde e digitale il design è chiamato nuovamente a dare forma, senso e bellezza al futuro. Il design è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità. Un design di stampo umanistico aiuta anche ad addomesticare l’intelligenza artificiale. Perché come è scritto sul Manifesto di Assisi ‘affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro”.
“La trasformazione digitale, e nello specifico l’introduzione dell’intelligenza artificiale – afferma Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia (nella foto) - rappresenta per tutto il settore del design una priorità per lo sviluppo e la crescita sostenibile.
Per massimizzare l’impatto però è fondamentale riprogettare processi e modelli operativi sulla base dell’IA, assicurando che il contributo umano sia valorizzato e non automatizzato. Le giuste competenze e l’utilizzo appropriato di queste soluzioni da parte degli operatori del design può tradursi in un’accelerazione che permetta di potenziare l’efficienza, ridurre i costi aziendali e ottimizzare le risorse. Integrare l’IA nel cuore delle organizzazioni è una sfida per tutto il settore, che non può prescindere dalla capacità di mettere in relazione strumenti tecnologici ed esigenze manageriali tipiche del Made in Italy, al fine di creare connessioni operative e strategiche con cui guidare il cambiamento
”.
“Anche quest’edizione del rapporto conferma la capacità attrattiva della Lombardia, e di Milano in particolare, per gli studenti di design italiani e internazionali. Allo stesso tempo, però, si registra una crescita significativa degli iscritti al Centro e al Sud, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali e territoriali.
È importante notare come questi dati incoraggianti sulla formazione procedano in parallelo con quelli occupazionali: il design resta un settore in salute e si osserva una sostanziale coerenza tra la natura degli studi e la tipologia di lavoro svolto
”, spiega Cabirio Cautela, Consigliere d’amministrazione POLI.design (Politecnico di Milano), “il rapporto sottolinea, inoltre, la posizione ormai consolidata dell’AI, vera e propria infrastruttura di lavoro utilizzata quotidianamente da progettisti e organizzazioni. L’AI generativa è percepita come un acceleratore di processi, più che come un agente creativo, ruolo in cui l’essere umano resta centrale”.
“I dati del rapporto Design Economy 2026 – dichiara Luciano Galimberti, presidente ADI - confermano la solidità e la centralità di un settore che non solo genera valore economico e occupazione qualificata, ma contribuisce in modo determinante alla costruzione dell’identità del Made in Italy nel mondo.
Infrastruttura culturale prima ancora che economica: uno strumento critico capace di orientare l’innovazione e dare forma ai processi produttivi. I dati restituiscono l’immagine di un sistema maturo, in cui Milano agisce da nodo propulsivo ma all’interno di una rete sempre più diffusa. In questo contesto, la sfida è governare le trasformazioni, tecnologiche e sociali, riaffermando il ruolo del progetto come pratica consapevole, responsabile e profondamente umanistica
”.
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