16/04/2014

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Vinitaly: la dimensione dei produttori italiani non e’ un ostacolo all’internazionalizzazione

 

Murelli (Quaeryon): Anche nel settore vitivinicolo occorre coniugare strategie e processi innovativi per conquistare quote di mercato

Sebbene i dati del consumo interno abbiano registrato un modesto incremento (+1,8% secondo i Dati dell’Ufficio studi Mediobanca), l’Italia si conferma il primo paese al mondo per produzione con un fatturato in crescita (+4,8) che ne fa a buon diritto un settore trainante della nostra economia. Occorre tuttavia che l’export verso i mercati più promettenti venga incentivato e le imprese, soprattutto quelle di medie dimensioni, scelgano di operare in sinergia per poter fronteggiare le complessità legate allo sbarco in Paesi dalle ottime potenzialità ma di difficile approccio.
In questo contesto, la capacità d’innovazione - sia in termini di prodotto sia di organizzazione e risorse umane e dinamiche commerciali – sono elementi che oltre il 65% di un campione di 100 aziende vitivinicole italiane, di media dimensioni, avverte come strategiche per il successo futuro.

Vinitaly: la dimensione dei produttori italiani non e’ un ostacolo all’internazionalizzazione

A dirlo è una recente Survey condotta da Quaeryon, società di consulenza che affianca piccole e medie organizzazioni nei loro processi di trasformazione, supportandole nella definizione e messa a punto sistemi e processi integrati a supporto dell’innovazione (modelli di business, prodotti, tecnologie) e dello sviluppo dei talenti (allineamento strategico, coaching per imprenditori, manager e i loro team, programmi di sviluppo della leadership su un panel di imprenditori – spesso di terza generazione – che operano nel settore vitivinicolo soprattutto nelle regioni a forte vocazione e tradizione produttiva (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Toscana, Marche e Sicilia).
Dall’indagine, oltre ai cronici problemi dell’accesso al credito (53%) e dei ritardati tempi di pagamento (39%), emergono come criticità l’elevata e crescente pressione fiscale (75%) e la necessità e capacità di innovare sia nell’offerta di prodotto (43%) sia nei processi di sviluppo organizzativo che permettano di fare rete con altri produttori e spingano il made in Italy nei mercati a maggiori tassi di sviluppo.

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“La nostra ricerca ha fatto emergere un dato interessante, che accomuna per sensibilità al tema dell’innovazione e della crescita del capitale umano, il settore vitivinicolo ad altri più propriamente industriali e tecnologici”, spiega Elena Murelli, Partner di Quaeryon.
“Il nostro approccio con gli imprenditori, anche nel settore vitivinicolo, ha sempre la finalità di stimolare un cambiamento culturale profondo che consenta di fare dell’innovazione un mindset che coinvolga, non solo l’interno dell’azienda, ma anche clienti e stakeholder, con una visione integrata e sostenibile del loro business”, aggiunge Murelli.
“L’indagine conferma come il capitale umano sia la risorsa più importante per un imprenditore, capace di annullare molte delle distanze e performance che esistono tra imprese dei diversi Paesi e permettere al sistema Paese di agganciare i timidi segnali di ripresa. Questo vale anche per un settore, come quello vitivinicolo, che in Italia è un patrimonio sia in termini produttivi sia di risorse umane impiegate sia di ricchezza creata”, conclude Murelli.



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