14/01/2015

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Attana' (Assiom Forex): Per ripartire occorre ricreare la fiducia

Solo attraverso provvedimenti politici comunitari migliorerebbe il clima di fiducia che farebbe ripartire consumi, investimenti, lavoro e credito. Magari partendo da investimenti in infrastrutture

L'Eurozona è sommersa da un eccesso di liquidità che però non viene utilizzata da banche e imprenditori perchè il mercato ristagna e le aziende non investono a causa del clima di incertezza. Occorre invertire la tendenza. Il 2015 sarà l'anno delle scelte, e non solo per l'Europa. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Attanà, Presidente Assiom Forex
Politica e interventi della BCE: adeguatezza e previsioni. Come sarà il 2015?
Sarà un anno particolarmente complesso a livello internazionale, sia per motivi economici e politici, sia perchè effettivamente, soprattutto nell'area euro vi saranno da prendere delle decisioni non facili, sia per quanto riguarda la diversità di cultura, sia per la diversità della situazione economica in vari Paesi. Anche tutto questo rientra in un quadro di complessità nuovo, che non rende agevole le soluzioni più efficaci in una economia globale in recessione e con difficoltà geopolitiche di varia natura.

Attana' (Assiom Forex): Per ripartire occorre ricreare la fiducia

Premessa questa complessità, abbiamo in Europa una situazione resa tutto sommato più agevole da una Banca Centrale che ha fatto e sta facendo di tutto per consentire e dar tempo alla politica di fare dei passi in avanti. Solo determinazioni politiche (di bilancio, fiscali ecc.) possono realisticamente sbloccare questa situazione a livello europeo e, conseguentemente, a livello internazionale.
La BCE con la propria politica monetaria può sicuramente prendere tempo e soprattutto aiutare i mercati, ma difficilmente può in modo autonomo dare un impulso all'economia reale. Venendo alle aspettative, su tantissimi fronti, per le operazioni di Quantitative Easing che comprendano anche l'acquisto di titoli pubblici, penso che siano eccessive. Soprattutto sul fatto che una simile azione possa sbloccare e dare impulso all'economia reale, in quanto la quantità di moneta che verrebbe immessa in una situazione simile - senza un azione che consenta alla domanda di credito di sbloccarsi, soprattutto con politiche dal lato fiscale, che migliorino il clima di fiducia degli imprenditori e investitori in linea generale - difficilmente risolverà la situazione.

Come potrebbe risalire la fiducia?
Siamo sommersi da una eccessiva quantità di liquidità e il problema di mancata messa in circolo nell'economia reale non dipende dal sistema bancario in senso stretto, ma da una mancata domanda di credito "sana" che consenta di creare posti di lavoro, e aumentare di conseguenza i consumi. Tutto questo necessita di una sorta di "scintilla" che consenta di migliorare il clima di fiducia, che deve essere data da provvedimenti di carattere essenzialmente politico.
Quindi, la BCE ha operato in modo estremamente efficace, determinante per un sistema che rischiava di crollare. Le è rimasto ormai un unico strumento operativo, quello dell'immissione di nuove liquidità attraverso operazione di acquisto di titoli governativi. Le banche peraltro, in una situazione economica come quella attuale, quindi, con carenza di domanda di credito, difficilmente accederebbero di iniziativa a questa liquidità facendone richiesta.

Questo è dimostrato anche dal fatto che le ultime due operazioni "pronti contro termine" della BCE -– fatte a condizioni favorevolissime, per quantità illimitata, accettando come collaterale una enorme gamma di titoli -– non hanno avuto successo. Ovviamente, le banche avrebbero volentieri richiesto questi soldi se avessero potuto impiegarli in maniera proficua per una sana crescita economica, che non solo rispecchia la tipica attività bancaria che è quella di "fare prestito", ma consentirebbe di recuperare quegli accantonamenti sulle sofferenze che hanno inciso pesantemente sui bilanci dell'industria bancaria europea, soprattutto nel 2014.
In Italia però si parla però di credit cruch...
In realtà, vi è carenza di domanda del credito. Anche se le banche stanno facendo di tutto per offrire del credito, la prevalente domanda che ricevono è da parte dalle imprese che, volendo diminuire il costo del credito, mettono in concorrenza le banche: chiedono un credito per rimborsarne un'altro. Comportamento legittimo, ma non virtuoso.

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Sono invece scarse le richieste di credito per attività di crescita. E questo è naturale perchè non essendoci consumi sufficienti nè una previsione di loro aumento, l'imprenditore evita di cambiare macchinari, materiali e attrezzature, in quanto ha già una capacità di produzione eccessiva rispetto alla domanda. Non avrebbe quindi motivo per intraprendere nuovi rischi imprenditoriali in assenza di un clima che consenta ragionevolmente una ripresa dei consumi.
In realtà, i politici europei dovrebbero per primi sviluppare un clima di fiducia maggiore, sbloccando la situazione che dovrebbe consentire ai governi e agli stati di investire in infrastrutture (ovviamente ben selezionate, controllate con tutti I meccanismi che devono seguire la correttezza degli investimenti). Questo primo passo creerebbe già una prima serie di posti di lavoro e miglioramento dell'occupazione in Europa, che automaticamente verrebbe riversato in nuovi consumi. Inizierebbe a crearsi una aspettativa di crescita di consumi che sicuramente gioverebbe anche ai singoli imprenditori per andare a chiedere nuovo credito e alle banche per concederlo, in un clima più "sano" e normale.

I rischi del perdurare di una situazione prolungata di bassi tassi e bassa inflazione
Nella complessità generale dei problemi, questa situazione di tassi di interesse assai bassi è stata creata essenzialmente dalla BCE in Europa, ma è vissuta anche in diverse altre aree geografiche. Non va sottovalutato il fatto che, in una fase di bassa crescita economica e politiche monetarie espansive, quando queste ultime hanno tempi lunghi, possono generarsi potenziali rischi, soprattutto sul lato dell'allocazione del risparmio e dei mercati finanziari. Questo perchè vi è la naturale ricerca di rendimenti maggiori, con un conseguente graduale spostamento verso attività più rischiose, sotto il profilo creditizio, valutario, oppure su investimenti su scadenze molto più lunghe e quindi più volatili..
Tutto questo talvolta può generare bolle: la cosa non è però automatica – perchè a bassi rendimenti corrispondono maggiori rischi da parte di tutti gli investitori. Questo porta, ed è un lato positivo, i risparmiatori ad essere sempre meno autonomi nelle scelte e a spostarsi sul risparmio gestito, che offre potenzialmente una maggiore garanzia di stabilità. Gli investitori professionali che gestiscono fondi e risparmi diversificano molto di più, in termini geografici, valutari ecc. Il rischio si può quindi attenuare con l'investitore professionale. Ma quando scoppiano delle bolle speculative, neanche questo può tutelare il singolo risparmiatore da situazioni di elevata volatilità e quindi di grande rischio.

Esiste un rischio deflazione in Europa?
Al momento il pericolo esiste, ed è combattuto consapevolmente dalla BCE. La deflazione non è un fenomeno che può essere gestito solamente attraverso la politica monetaria. Gli esempi per combattere questo tipo di rischio vengono proprio dall'America dove vi è una unicità di azione tra politica monetaria e politica fiscale essenzialmente, e di politica economica più in generale. Queste leve, quando agiscono insieme, più facilmente hanno successo, perchè si crea da un lato l'offerta di moneta a basso costo e dall'altro c'è l'incentivo agli investimenti e alla domanda. Quindi è soltanto attraverso un meccanismo di questo tipo che si può combattere efficacemente il rischio deflazione. Questo è molto più difficile in Europa, laddove l'unica cosa unitaria è la gestione della politica monetaria, ma tutto il resto ha difficoltà ad esprimersi in maniera univoca ed efficace. Subentrano infatti problemi di culture, interessi e filosofie di ragionamento diverse tra loro.

Come vede la situazione extra euro?
Una prima considerazione va fatta considerando cosa accade sui mercati del petrolio e delle materie prime. Il forte calo del greggio sta determinando effetti benefici da un lato e negativi dall'altro. I primi sono molto frammentati su vaste aree geografiche, in buona parte dei Paesi europei e i Paesi esportatori, in cui le stime di questi giorni danno una crescita, determinata dalla diminuzione dei prezzi petroliferi, intorno allo 0,4-0,5%, e queste situazioni possono determinare effetti favorevoli - anche se in maniera abbastanza settoriale -– in alcune aree geografiche e specialmente dell'Europa.
Gli effetti negativi riguardano invece altre aree, più concentrate (i Paesi produttori di petrolio), dove peraltro il riflesso economico è molto pesante. In Paesi come la Russia o il Medio Oriente, ci saranno situazioni molto pesanti nel 2015, che potranno essere gestite solamente dal superamento dell'attuale contesto . D'altra parte, per le sue caratteristiche, il mercato del petrolio e delle materie prime in generale, è molto volatile, per cui gli shock non sono facilmente gestibili. Le decisioni sui prezzi, determinati dal livello di produzione, sono sempre prese in maniera particolare e c'è sempre un rischio di volatilità che non rende facili neanche le previsioni sul medio periodo.

Sa diamo uno sguardo alle diverse aree geografiche, abbiamo quella giapponese anch'essa dominata da una politica monetaria molto espansiva, con una politica fiscale che ultimamente si è leggermente allentata, rinviando violenti provvedimenti sugli aumenti della tassazione, ma che ha difficoltà ad essere efficace nella sua azione espansiva. Vedremo certamente ancora problemi di occupazione, di bassa inflazione e consumi, che assimilano l'area del Giappone per certi versi alla situazione europea.
Se guardiamo alla Cina vediamo problemi sicuramente diversi, con una crescita che pur essendo ancora al 7% continua ad essere sotto le aspettative e sotto gli obiettivi. Anche qui la politica monetaria vede la Banca Centrale fare diversi esperimenti, sia come tipologia di operazioni sia come gestione dei collaterali. Sta cercando di un attento controllo dei i tassi di interesse. Ma in una situazione di credito bancario ancora "malato" e di economia che ancora molto si regge su una trasformazione delle materie (e quindi ad aumenti delle importazioni corrispondono aumenti delle esportazioni), si manifestano consumi interni che non decollano e che quindi non aiutano la ripresa economica sana del Paese. A questi fattori si aggiunge un livello di occupazione che non è chiaro come dati statistici, ma che comunque non è soddisfacente per quella che dovrebbe essere la potenzialità di crescita. Quindi è difficile pensare alla Cina come un "motore di traino" per il 2015 per l'economia mondiale.

Nei Paesi BRICS si vede una sofferenza che deriva dall'instabilità globale delle diverse aree geografiche e soprattutto dalla debolezza dell'Europa.
L'unica area dove ancora c'è una crescita sostenibile per tutto il 2015, e sulla quale l'economia internazionale fa molto affidamento, è quella americana, con un livello di disoccupazione molto contenuto. Anche qui con una aspettativa prudente della gestione della politica monetaria, come si è visto anche dalle ultime decisioni della Federal Reserve improntate alla cautela nello sbloccare la situazione dei tassi. Un'inevitabile prudenza, visti i numerosi focolai di attenzione, ma che sta creando una situazione simile a quella del 2009, in cui il metodo di comunicazione cambiò utilizzando la stessa recente terminologia ("prudenza nella gestione della politica monetaria") e dopo circa 6 mesi vi fu l'aumento dei tassi di interesse. Può essere, andando a rivedere la serie storica dei comportamenti della FED, che questo passaggio intermedio si possa trasformare in un aumento dei tassi verso la metà del 2015. Questo significherebbe che la crescita USA avrebbe un ritmo adeguato a sostenere in qualche misura anche la crescita mondiale. Però facendo affidamento quasi esclusivamente su questa area, i rischi aumentano perchè sarebbe una situazione di crescita complessiva ma molto concentrata.


A suo giudizio, stiamo forse usando soluzioni obsolete per problemi nuovi?
"Innovazione" è ormai un termine inflazionato. Manca però sicuramente una innovazione nel pensiero e nella gestione delle situazioni. Laddove, soprattutto, la realtà della globalizzazione porta a scontri delle realtà sociali, che impattano anche sulle economie. Quindi una visione, non dico meno economica, ma una visione economica che sia anche strettamente agganciata ad una visione sociale potrebbe forse portare a nuovi modi di pensare, e anche a nuove soluzioni, in un mondo che sta cambiando in maniera veloce e rilevante. Per esempio, creare sviluppo sostenibile in altre aree geografiche potrebbe essere almeno un tentativo. Continuare a gestire ognuno il proprio orticello, pensando che "in casa nostra creiamo benessere e fuori gli altri se la devono cavare da soli" appare ormai un concetto poco lungimirante. Col rischio che - oggi sembra lontano, ma non lo è poi così tanto -– si inneschino situazioni esplosive. In tutti sensi.

Le possibilità di investimento per il pubblico
A livello domestico assolutamente sono assai ridotte perchè il pubblico italiano ha sempre prevalentemente investito in titoli di stato. E anche se i rendimenti di questi ultimi sono migliori di molti altri, si tratta ormai di livelli estremamente bassi e che quindi non sono appetibili per nessun tipo di investitore, retail o istituzionale. Quindi l'investimento più saggio oggi comporta anche una maggiore rischiosità per ricercare maggiori rendimenti, che deve essere però compensata da una forte diversificazione (in termini geografici, valutari e di categorie di asset), gestita attraverso professionalità che consentano approfondite valutazioni dei rischi... Quindi si può facilmente intuire perchè oggi sia in atto il passaggio da una sorta di autogestione del risparmio verso il risparmio gestito, che oggi si rivolge anche a patrimoni di non elevato rilievo. Una buona diversificazione fatta da buoni professionisti è oggi una valida modalità per difendere il patrimonio e ricercare rendimenti adeguati nel medio periodo.

 



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