18/02/2015

economia

Il rafforzamento della politica monetaria e' un elemento positivo

 

Eberhardt (Credit Suisse): Lo sganciamento del franco all'euro è una netta conferma della divergenza di politica monetaria tra le economie più deboli e quelle più forti. L'acquisto di bond da parte della BCE dovrebbe fornire il sostegno di cui l'eurozona ha parecchio bisogno

Grazie alla decisione della BCE di includere le obbligazioni sovrane nel suo programma di QE, la seconda banca centrale più influente al mondo ha da ultimo introdotto una politica di allentamento. Anche la Bank of Japan continuerà a espandere i propri bilanci per il prossimo futuro. Si prevede che, in futuro, sia l'allentamento della politica monetaria che la flessione dei prezzi del petrolio sospingeranno la crescita globale. L'attenzione nei prossimi mesi si sposterà sulla Fed statunitense. Continuiamo a prevedere che la Fed annuncerà un primo rialzo dei tassi di riferimento verso metà anno, e che però inasprirà la sua politica solo in modo prudente.

Il rafforzamento della politica monetaria e' un elemento positivo

La flessione dei rendimenti obbligazionari e dei prezzi del petrolio sospinge la domanda interna degli Stati Uniti
Il ritmo sostenuto dell'attività economica negli USA continua a spiccare rispetto alla gran parte delle altre economie avanzate, e anche emergenti. A parte la flessione dei prezzi energetici, l'economia statunitense sta attualmente beneficiando di un ulteriore stimolo proveniente dalla significativa flessione dei tassi d'interesse sul più lungo termine. Con ogni probabilità ciò aiuterà a rafforzare l'attività edilizia, che è fiacca da metà 2013. Nel contempo, la ripresa del mercato del lavoro è robusta, e si registrano costanti incrementi occupazionali e un tasso di disoccupazione in rapido calo. Pertanto il rafforzamento del biglietto verde e l'attesa flessione degli investimenti correlati a petrolio e gas inverosimilmente incideranno molto sulla crescita del PIL statunitense il prossimo anno.

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L'azione della BCE sospingerà l'esitante ripresa dell'Eurozona
Anche l'Eurozona sta traendo vantaggio dalla flessione dei prezzi del petrolio e dai tassi d'interesse in forte calo, ma la dinamica è ancora piuttosto debole. Ciò premesso, il deprezzamento dell'euro rispetto alle principali divise dovrebbe sospingere le esportazioni, in particolare se, nel 2015, la crescita cinese si stabilizzasse come previsto. Il programma di QE della BCE sosterrà prestiti, consumi e investimenti. Sebbene, con ogni probabilità, sia l'inflazione headline che quella core registreranno un ulteriore calo, i timori di una spirale deflazionistica sono a nostro giudizio ingiustificati, in particolare ora che la BCE ha lanciato il QE.
In Svizzera, la decisione della Banca Nazionale Svizzera di abbandonare il livello minimo del tasso di cambio per l'euro e il successivo forte apprezzamento del Franco Svizzero incideranno significativamente sulla crescita del PIL, nonostante la graduale ripresa dei suoi principali partner commerciali nell'Eurozona. Abbiamo ridotto le nostre previsioni per la crescita del PIL allo 0,8% YoY nel 2015 e prevediamo che l'inflazione media headline scenderà al –1,3% YoY quest'anno.

I mercati emergenti (ME) devono fare i conti con un altro anno difficile
Prevediamo che la crescita della Cina si stabilizzerà nel primo semestre del 2015, passando a una fase di ripresa successivamente. Ciò, in particolare, poiché la banca centrale sta implementando ulteriori misure correlate alla liquidità e la situazione sui mercati residenziali sembra si stia stabilizzando. Le prospettive di crescita per il Brasile restano deboli nel breve termine per via dei rialzi dei tassi di riferimento e dell'inasprimento fiscale. Tuttavia, dal momento che quest'ultimo riduce il rischio di una crisi del debito in un secondo momento, contribuisce a migliorare le prospettive di più lungo termine del Paese.
Da ultimo, le previsioni sulla crescita del PIL della Russia per il 2015 sono state riviste sensibilmente al ribasso da inizio dicembre in virtù della consistente flessione del rublo, dei prezzi del petrolio e dei tassi di riferimento a livelli molto elevati. Ora si attestano tra il –3% e il –6% YoY, decisamente in territorio recessivo.

Björn Eberhardt, Head of Global Macro Research Credit Suisse



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