18/03/2015

economia

I Paesi BRIC alle prese con problemi di crescita omogenea

 

Secondo un report di Raiffeisen Capital Management sui Mercati emergenti, persistono la debole congiuntura mondiale, il trend disinflazionistico globale e i rendimenti obbligazionari in calo quasi ovunque

Nelle prime settimane dell'anno i mercati azionari dei Paesi emergenti hanno avuto complessivamente un andamento migliore dei mercati sviluppati. L'indice MSCI Emerging Markets ha guadagnato leggermente, mentre i mercati azionari sviluppati hanno perso circa il 2%. Tra i Paesi emergenti sono stati l'India e alcuni mercati asiatici a fare nuovamente registrare una performance solida.
Dall'inizio di febbraio le quotazioni azionarie hanno avuto un forte incremento in molti altri Paesi. Un ruolo importante in questo dovrebbe averlo avuto la Banca Centrale Europea. Con l'annuncio di un ampio programma di acquisti di obbligazioni a fine gennaio ha promesso una nuova iniezione di liquidità ai mercati finanziari in tutto il mondo. Sono quindi passati parzialmente in secondo piano gli eventuali aumenti dei tassi d'interesse negli USA. Inoltre, sono sempre più insistenti i segnali che la banca centrale USA aspetterà probabilmente ancora un po' più a lungo prima di attuarli, più di quanto scontato finora dai mercati e anche di quanto abbia finora comunicato.

I Paesi BRIC alle prese con problemi di crescita omogenea

Mentre le misure della BCE sono prima state ampiamente discusse, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha colto tutti di sorpresa. Senza preavviso ha abbandonato, dopo averlo difeso per circa tre anni, il tasso di cambio minimo tra l'euro e il franco. Di seguito, sui mercati valutari c'è stato uno dei movimenti più forti del dopoguerra; in pochi minuti l'euro ha perso oltre il 25%, partendo dai massimi, contro il franco.
Le conseguenze nei Paesi emergenti sull'economia reale dovrebbero essere limitate, ma l'avvenimento segna un'importante svolta fondamentale. Perché negli ultimi anni le banche centrali hanno esercitato un'influenza sempre più forte e diretta sui mercati finanziari e parallelamente a ciò molti operatori di mercato hanno avuto l'impressione di banche centrali praticamente onnipotenti.

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La capitolazione della BNS dinanzi allo strapotere dei fatti concreti è un campanello d'allarme. Dovrebbe aver dimostrato di colpo che anche le possibilità delle banche centrali sono limitate e che una fiducia cieca nei confronti delle loro dichiarazioni e del loro potere è del tutto fuori luogo.
A livello politico, all'inizio dell'anno sono prevalsi due temi: la nuova escalation della guerra civile in Ucraina (assieme alle tensioni sempre più forti tra Occidente e Russia) e, dall'altra parte, la vittoria del partito di sinistra Syriza nelle elezioni parlamentari greche. Quest'ultima potrebbe ricoprire un'importanza fondamentale per l'intera UE oltre che per la Grecia. Per quanto riguarda l'economia, persistono la debole congiuntura mondiale, il trend disinflazionistico globale e i rendimenti obbligazionari in calo quasi ovunque. Anche le previsioni degli utili societari vengono continuamente rivisti al ribasso e ciò in quasi tutti i paesi industrializzati ed emergenti. Allo stesso tempo, il dollaro USA continua la sua impennata, in particolare contro l'euro. Di conseguenza, molte valute dei paesi emergenti si sono apprezzate sull'euro.

Vediamo la situazione nei Paesi BRIC.
India
L'autorità statistica dell'India ha adeguato meglio il calcolo del PIL agli standard internazionali esistenti. Ciò ha effetti soltanto limitati sugli indicatori chiave importanti (deficit delle partite correnti e deficit di bilancio), ma potrebbe far sì che nei prossimi trimestri l'India superi la Cina per quanto riguarda la crescita economica. Nonostante un tasso d'inflazione leggermente più alto nell'ultimo periodo, la banca centrale ha tagliato il tasso guida dall'8% al 7,75% in una seduta straordinaria, dato che il trend di fondo al ribasso dell'inflazione è tuttora intatto.
A livello di politica interna a inizio febbraio è arrivata la prima dura sconfitta per il premier Modi abituato al successo. Proprio alle elezioni regionali nella capitale Nuova Delhi il suo partito indù nazionalista BJP, finora al governo, ha subito una sconfitta schiacciante. È riuscito a mantenere soltanto 3 dei 70 seggi parlamentari. I restanti 67 sono stati conquistati tutti dal partito "Aam Aadmi" che si impegna a favore della lotta alla corruzione e per gli interessi della "gente comune". Questo certamente non significa l'abbandono di Modi, tuttora molto popolare, da parte dell'intero paese. Inoltre, continuano i flussi di capitale estero verso le borse azionarie del paese. Con un rialzo del 6% a gennaio il BSE Sensex ha nuovamente fatto registrare un record massimo.

Brasile
Le prospettive economiche del Brasile sono ulteriormente peggiorate. La maggior parte degli analisti prevede soltanto una crescita zero e un'inflazione persistentemente alta, molto superiore al 6%. L'atteso boom del turismo e dell'economia a seguito dei Mondiali di calcio è stato minimo e soltanto temporaneo e per le Olimpiadi si teme qualcosa di simile. Contemporaneamente, il disavanzo pubblico e quello delle partite correnti sono nettamente cresciuti.
La banca centrale ha aumentato i tassi d'interesse al 12,25% a causa dell'alta inflazione e altri rialzi potrebbero seguire. Ciò dovrebbe tuttavia aiutare solo in modo limitato, perché sia la riduzione degli sgravi fiscali sia i prezzi più alti dell'elettricità e dei trasporti causeranno probabilmente una pressione inflazionistica prolungata. I rendimenti reali dei titoli di Stato alti nel confronto internazionale stanno comunque ancora attirando capitale estero nonostante l'imminente ulteriore svalutazione della valuta brasiliana. L'indice azionario Bovespa a gennaio ha perso il 3% circa, è riuscito comunque a recuperare tali perdite nella prima metà di febbraio.

Cina
L'economia cinese nel 2014 è cresciuta "soltanto" del 7,4%; il valore più basso da decenni e un po' sotto le aspettative di Pechino. Il mercato immobiliare continua a essere debole, il che è comunque uno degli obiettivi del governo, ma allo stesso tempo sembra ricevere nuovi impulsi anche il sistema bancario ombra che il governo e la banca centrale vorrebbero in realtà ridurre notevolmente.
Nel 2015 si prevede un altro rallentamento della crescita. Tuttavia, dopo un novembre debole, i dati congiunturali a dicembre sono stati in parte più positivi del previsto. La banca centrale si impegnerà ancora a mantenere l'equilibrio tra incentivi da un lato e raffreddamento mirato dei mercati immobiliari dall'altro. I mercati azionari si sono consolidati nelle prime settimane dell'anno nuovo dopo i forti rialzi dei mesi precedenti; gli indici azionari di Shanghai e Hong Kong si sono mossi relativamente poco dall'inizio dell'anno.

Russia
Il rublo e il prezzo del petrolio hanno ancora ceduto a inizio anno, si sono però di nuovo leggermente ripresi di recente. I dati economici russi sono stati in prevalenza molto migliori delle attese nonostante le sanzioni e il crollo del prezzo del petrolio. Allo stesso tempo, l'anno a venire dovrebbe essere un anno molto difficile per l'economia russa. La Russia è stata declassata dalle tre grandi agenzie di rating, con S&P e Fitch che non classificano più la Russia come investment grade. Una simile iniziativa è attesa da Moody's nelle prossime settimane. Come motivazioni vengono tra l'altro citate l'imminente recessione, le sanzioni dell'Occidente, gli introiti fiscali inferiori e i deflussi dei capitali. La reazione delle obbligazioni russe e del rublo è stata abbastanza contenuta. Nel frattempo, la banca centrale ha tagliato a sorpresa dal 17% al 15% il tasso guida che aveva aumentato massicciamente a dicembre a sostegno del rublo.

Purtroppo la situazione nell'est dell'Ucraina devastata dalla guerra sta peggiorando di nuovo. La tregua di settembre già molto fragile è definitivamente finita a metà gennaio con una grande offensiva dell'esercito ucraino. Da allora sono ripresi nuovamente gli scontri feroci, grazie ai quali ultimamente i ribelli sono riusciti a ottenere conquiste territoriali. A metà febbraio, a Minsk i rappresentanti dell'Ucraina e dei ribelli con la mediazione di Francia, Germania e Russia hanno elaborato un piano per un nuovo cessate il fuoco e una soluzione pacifica del conflitto. Rimarrà, però, da vedere, se questo piano avrà una vera chance.
Il mercato azionario si è comunque ripreso significativamente; dall'inizio dell'anno il MICEX ha guadagnato quasi il 30%; in dollari USA, tuttavia, il guadagno è soltanto la metà. Una ripresa efficace e duratura è poco probabile, finché la congiuntura e la valuta non si stabilizzano in modo permanente. Ciò richiederà però sia una distensione nella crisi ucraina sia un netto consolidamento del prezzo del petrolio.

 



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