25/03/2015

economia

Il mondo scommette sul Quantitative easing in versione europea

 

Carcaterra (Anima): la BCE ha dato il via al maxi piano per vincere un’inflazione ferma ai minimi da troppo tempo. L’operazione supporta i mercati azionari, ma resta aperta la possibilità di cambiamenti in corso

Dal 9 marzo la politica monetaria della BCE non è più la stessa. Da questa data il board della Banca Centrale Europea, diretto dal Presidente Mario Draghi, ha fatto scattare l'operazione straordinaria di Quantitative easing. Perciò dopo gli interventi della Federal Reserve in America - che ha da poco archiviato il suo piano di Qe, forte della velocità cui stanno correndo l'economia e il mercato del lavoro negli Usa -– e del piano a cura della BoJ in Giappone, che invece è ancora in atto, ora è la Bce a sperimentare questo strumento non convenzionale, attraverso cui fornirà ulteriore liquidità al sistema economico-finanziario dell'Area Euro. Un traguardo, questo, che arriva dopo un 2014 che ha visto diventare la politica della Bce sempre più accomodante, con due aste Tltro (cioè operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine, rispettivamente a settembre e a dicembre 2014) e con l'acquisto di titoli cartolarizzati (Abs).

Il mondo scommette sul Quantitative easing in versione europea

La Bce, in particolare, procederà all'acquisto mensile di titoli (titoli sovrani, Abs e covered bond) per 60 miliardi di euro, per un totale di 1.100 miliardi, con un programma fondato su operazioni sul mercato aperto, a cura dalle banche centrali nazionali dei 19 Paesi dell'area Euro, ma con la regia e in base alle decisioni assunte dalla BCE. Obiettivo: avviare un circolo virtuoso che riporti l'inflazione dagli attuali valori negativi, a quota -0,3%, a una soglia vicina al 2 per cento.
Le aspettative di inflazione per i prossimi anni, infatti, in Europa sono ancora basse: viene stimata in calo, a zero, nel 2015 contro lo 0,7% previsto a dicembre, ma già nel 2016 dovrebbe risalire a quota 1,6% e nel 2017 dovrebbe toccare l'1,8%, dunque in piena coerenza verso una dinamica dei prezzi vicina e poco inferiore al 2%.
In compenso, la visione sul quadro economico da parte dell'autorità monetaria europea oggi è però più di segno positivo, in linea con il sentiment di imprese e famiglie; un miglioramento che trae origine dal concorso di alcuni elementi, vale a dire, in primis, l'impatto della politica accomodante della stessa Bce che ha comportato la debolezza dell'Euro e la ripresa del credito bancario, ma anche la partecipazione del calo del prezzo del petrolio e la crescente flessibilità fiscale adottata dai vari Paesi.

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Ne è così derivata una revisione al rialzo delle stime sulla crescita europea da parte della BCE: il Pil dovrebbe crescere dell'1,5% nel 2015, dell'1,9% nel 2016 e dell'1,2% nel 2017. In ogni caso, Draghi ha ribadito che "il Qe da solo non basterà per la crescita", in quanto alcuni Paesi dovranno continuare sia con le sistemazioni di bilancio che con l'iter di attuazione delle riforme strutturali.
Primo fra tutti la Grecia, il cui governo per garantirsi il prolungamento degli aiuti finanziari per rientrare dal peso del debito eccessivo ed evitare così la bancarotta, ha dovuto presentare un piano dettagliato di riforme ai vertici europei. Va detto, però, che se la vicenda ellenica sta creando qualche momento di volatilità –- complici anche le tensione geopolitiche in Ucraina e Libia -– non preoccupa sicuramente come un tempo, segnale anche questo della maggiore solidità della Zona Euro e di come si sia lontani dai tempi della crisi del debito sovrano.

Del resto, negli ultimi mesi e in particolare dal 22 gennaio, da quando è stato annunciato l'avvio del Qe, gli effetti sui mercati, sostanzialmente, sono stati i seguenti: Borse in rialzo, restringimento degli spread e ulteriore svalutazione della moneta unica.
Alla luce di questo contesto, in sintesi, la visione di Anima continua ad essere costruttiva sulle asset class più rischiose e in particolare continuiamo a sovrappesare, all'interno dei portafogli dei nostri fondi, l'Europa rispetto agli Stati Uniti e preferiamo le Borse asiatiche, in primis il Giappone, che ci sembra interessante anche in presenza di una posizione negativa nei confronti dello yen.
Roberto Carcaterra, Direttore Investimenti Anima Sgr
 



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