22/04/2015

economia

L'economia francese? Non va sufficientemente male da generare riforme

 

Bazzani (Saxo Bank Italia): ci sono molte ragioni, perlomeno nel lungo periodo, per essere ottimisti. Anche se oggi i dati economici ci mostrano un Paese paralizzato dalla stagnazione

Un decennio fa, la Francia è stata un punto di riferimento per le economie europee. Il PIL pro-capite era lo stesso della Germania. Ora, è inferiore di otto punti percentuali. E mentre la Germania ha attuato un programma di riforme molto pragmatico, la cosiddetta Agenda 2010, la Francia ha dormito sugli allori.
Nonostante i suoi punti di forza (innovazione nei trasporti e uno dei migliori sistemi educativi al mondo), la Francia sembra incapace di uscire dalla crisi. Oggi i dati economici ci mostrano un Paese paralizzato dalla stagnazione. Nel migliore dei casi il 2016 potrà registrare una crescita economica lievemente superiore all'1,5%, livello appena sufficiente a contenere la disoccupazione.

L'economia francese? Non va sufficientemente male da generare riforme

Contrariamente ai Paesi vicini, per la Francia sembra meno probabile il beneficio di condizioni economiche eccezionali come bassi tassi d'interesse, euro debole e diminuzione del 50% del prezzo del petrolio. Per la crescita economica sono infatti necessarie una rivoluzione tecnologica e/o innovazioni finanziarie. L'attuale ciclo tecnologico è ancora troppo giovane per avere un impatto significativamente positivo sull'economia e il basso livello degli investimenti privati è probabilmente la più grande sfida che l'economia francese si trova ad affrontare.
Nonostante il cosiddetto "patto di responsabilità" con le imprese, gli investimenti privati, almeno per i prossimi due/tre anni, resteranno inferiori al livello pre-crisi. La grande quantità di imposte che le aziende francesi devono pagare, scoraggia naturalmente gli investimenti. Per invertire questo trend negativo e ristabilire un clima di fiducia sarebbero quindi necessari tagli fiscali per le piccole e medie imprese.

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Il duplice problema è che in Francia l'attuazione di riforme è ostacolata dalla volontà politica e la situazione economica non è così grave da costringere i governi a originarne di ambiziose. Nonostante una crescita economica intorno all'1%, la Francia resta, infatti, uno dei Paesi più ricchi del mondo. I politici, pertanto, sono poco inclini a intraprendere misure coraggiose.
La Francia non è però una causa persa. Ci sono molte ragioni, perlomeno nel lungo periodo, per essere ottimisti. Il "welfare state" non è più sostenibile a causa dell'elevato debito pubblico e della pressione demografica sul mercato del lavoro e sul sistema pensionistico.
Il discorso è quindi cambiato: la Francia si sta aprendo a nuove culture, esperienze e modelli, incoraggiando chi è in grado di assumersi rischi e creando incentivi per imprenditori e investitori stranieri. Ci vorrà tempo, ma non vi è dubbio che l'età dell'oro della Francia appartenga al futuro.

Gian Paolo Bazzani, AD Saxo Bank Italia



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