01/07/2015

economia

Chi guadagna dalla dematerializzazione dei pagamenti?

 

Craquelin (Financière de l'Echiquier): la tracciabilità ci impone la produzione di un'’informazione, che, una volta recuperata, distorcerà le regole classiche dell'equilibrio dei prezzi. La dematerializzazione giova quindi a chi la sfrutta

Il 20% dei francesi utilizza lo scoperto di conto almeno una volta al mese. Questo è uno dei motivi che ha spinto i fondatori del Compte-Nickel a proporre - attraverso l'insolita rete distributiva dei tabaccai - carte di pagamento accessibili a tutti, compresi i più poveri e i soggetti interdetti. La società è ai primi passi, ma il concetto sottostante sembra promettente visto che risulta ogni giorno più difficile vivere senza mezzi di pagamento dematerializzati. Se siete un habitué dello scoperto bancario, i costi di dematerializzazione diventano subito proibitivi e tendono verso tassi di interesse a due cifre! C'è da scommettere che i creatori del Compte-Nickel attireranno ogni giorno sempre più vittime di questi scoperti che possono trasformarsi in baratri abissali.

Chi guadagna dalla dematerializzazione dei pagamenti?

La dematerializzazione obbligatoria dei pagamenti coinvolge tutta la popolazione, dai succitati poveri ai più facoltosi. È oramai impossibile versare un acconto sulle imposte superiore a 30.000 euro tramite assegno. Assegni o banconote, la carta è ormai morta.
Con l'obiettivo di contrastare l'evasione fiscale e l'economia sommersa, l'Unione europea ha accelerato un movimento di dematerializzazione già avviato. Ora sta abolendo il denaro liquido. Alcuni economisti se ne compiacciono, sostenendo con serietà che la banconota limita l'impatto delle politiche di tassi negativi poiché non ne subisce gli effetti. La Danimarca (che non rientra nell'Eurozona) ha compiuto un ulteriore passo avanti proponendo una legge che autorizzerebbe gli esercenti a rifiutare i pagamenti in contanti. Il pagamento elettronico, con la sua trasparenza adamantina, seduce ogni giorno un po' di più. Si vanta la tracciabilità delle spese dimenticando un po' troppo velocemente l'uso che sarà fatto di tale tracciabilità.

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A chi giova? A coloro che la sfruttano. Chi ha utilizzato un account Amazon sa bene che bastano un paio di acquisti per vedersi costituire il proprio "profilo" di consumatore. Amazon o Google sono innanzitutto delle ricchissime basi dati. Solidamente valorizzate: 200 miliardi di capitalizzazione per Amazon, 375 miliardi per Google.
Più vicina a noi, la società francese Criteo permette ai clienti di effettuare campagne pubblicitarie più mirate grazie agli algoritmi predittivi. È sempre lo stesso discorso: la dematerializzazione dei pagamenti produce una crescente disimmetria dell'informazione tra consumatori e venditori a vantaggio di questi ultimi. Sono proprio le società già citate a valorizzare questa informazione, ciascuna a suo modo… ed è per questo che siamo loro azionisti.
Ma se l'azionista è pienamente soddisfatto di questi interessanti investment case, il cittadino dal canto suo sa che essi derivano dall'abbandono forzato di una parte di libertà. La tracciabilità ci impone la produzione di un'informazione, che, una volta recuperata, distorcerà le regole classiche dell'equilibrio dei prezzi. La tanto vantata trasparenza, fortemente sottolineata dai legislatori, ha le sue zone d'ombra. E anche conseguenze impreviste. Nessuno può dirsi veramente soddisfatto della moralità ritrovata attraverso la dematerializzazione dei pagamenti, nel constatare che questo modello virtuoso, che permette di sradicare l'evasione fiscale, favorisce anche l'emergere di mostri (Amazon, Google) che non pagano tasse. Che beffa inattesa!

"Il denaro è libertà coniata", diceva Dostojievski. La dematerializzazione attraverso un conto Nickel o un'American Express è un po' di libertà perduta.
Marc Craquelin, Direttore della Gestione di Financière de l'Echiquier



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