01/07/2015

idee

Italia: popolo di santi, poeti, navigatori e imprenditori

 

Castaldo (4MAN Consulting): nel Bel Paese 64 ci sono imprese ogni mille abitanti, tra un tasso di concentrazione tra i più alti in Europa. Qualche consiglio per gestire al meglio quelle esistenti e le startup, per far crescere un patrimonio da non disperdere

In Italia è sempre più difficile fare impresa, soprattutto a causa della pressione fiscale. Nonostante ciò, però, gli italiani continuano ad essere un popolo che crede nelle proprie capacità imprenditoriali, e che è pronto a sfidare la sorte e il delicato assetto economico per realizzare il proprio sogno imprenditoriale. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia operano 63,8 imprese ogni mille abitanti, un tasso di concentrazione tra i più alti in Europa, e se è vero che sono molte le attività che sono state costrette a chiudere a causa della crisi, altrettante sono le startup che ogni anno decidono di lanciarsi sul mercato.

Italia: popolo di santi, poeti, navigatori e imprenditori

"Le motivazioni che portano alla costituzione di un'azienda possono essere suddivise in tre macro categorie: aziende nate per clonazione; aziende frutto di successione; aziende nate da grandi idee", ha commentato Roberto Castaldo, business coach e fondatore di 4 MAN Consulting. "Ognuno di queste tipologie ha in sé determinati punti di forza ma, al tempo stesso, è soggetta a specifiche minacce".
Le aziende nate per clonazione sono le aziende familiari, che applicano un meccanismo di recruiting vecchio stampo: mio figlio, mio nipote, figli di amici, o comunque persone fidate. Spesso i giovani che iniziano a lavorare in questo modo, una volta imparato il "mestiere" decidono di aprire la loro azienda ed offrono ai clienti dell'ex-capo lo stesso prodotto, ma ad un prezzo più basso. Queste aziende basate principalmente su una politica di prezzo sono destinate a chiudere non appena il mercato cambia.

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Le aziende frutto di successioni sono aziende familiari in cui il passaggio generazionale avviene quando il capo decide di andare in pensione, lasciando il comando dell'attività al giovane figlio 40/50 enne. Il parco dipendenti è spesso coetaneo del capo uscente, nonché padre dell'attuale leader, per cui il tutto va rifondato. Il rischio in questo tipo d'impresa è che fallisca a causa dell'incapacità del successore di implementare, o almeno replicare, le dinamiche organizzative del fondatore.
Negli ultimi anni sono nate moltissime startup, aziende innovative fondate su grandi idee, ma spesso gestite da tecnici che niente hanno a che fare con il mondo imprenditoriale. Queste imprese rischiano di non riuscire a decollare, o di avere vita breve, a causa dell'eccessivo orientamento al prodotto, senza avere un adeguato supporto sul fronte manageriale.

"E' indispensabile dire che senza un'adeguata preparazione del suo leader, qualsiasi azienda chiude entro i primi 5 anni", continua Castaldo. "Spesso mi viene chiesto di parlare della figura dell'imprenditore, proprio perché molti che si ritrovano a capo di un'attività non hanno una vera cultura imprenditoriale".
Possiamo sintetizzare in questi pochi punti le chiavi per gestire al meglio un'azienda:
1. L'imprenditore deve essere un buon venditore. Deve vendere la sua idea d'impresa:
- Ad altre persone per farle lavorare alla sua idea;
- Alle banche, per farsi finanziare;
- Ai clienti che diventano i primi finanziatori dell'impresa;
- Ai fornitori che devono affiancare la sua idea imprenditoriale.
2. Deve avere capacità di visione e leadership, l'imprenditore deve essere carismatico, deve avere coerenza, una visione chiara e deve diventare un catalizzatore di talenti in azienda. Competenza primaria: "capire le persone", che si tramuta in capacità di reclutare personale, clienti, fornitori.

3. Deve essere curioso di conoscere e di imparare. Il primo investimento che deve fare è sulle sue competenze. "Chi non si forma si ferma".
4. Deve avere un'altissima capacità organizzativa, per gestire flussi di informazioni per se e per i collaboratori.
5. Deve capire quando è il momento di lasciare. Questo vale anche sulle attività di delega più semplici. Spesso si entra in un delirio di onnipotenza nel quale si pensa di poter controllare tutto, e che tutti dovrebbero essere come lui… rischiando di diventare così il nemico numero 1 della sua stessa creatura.



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