07/10/2015

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Cersaie 2015: 33ª edizione nel segno di architettura, design, mostre, posatori e consumatori 

 

A Bologna dal 29 settembre al 2 ottobre la più importante manifestazione dei settori pavimentazione, piastrelle, arredobagno e ceramica sanitaria. Centinaia di aziende da tutto il mondo

Torna per la sua trentatreesima edizione Cersaie, il Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno, che ha aperto le sue porte nel Quartiere Fieristico di Bologna lunedì 28 settembre, per accogliere diverse decine di migliaia di eventi, ospiti, operatori professionali e consumatori da tutto il mondo, fino a venerdì 2 ottobre.
I numeri di Cersaie parlano da soli: i sei settori espositivi registrano la partecipazione di 872 espositori, provenienti da 39 nazioni differenti, che spaziano dall'Argentina al Giappone, dal Regno Unito agli Emirati Arabi Uniti, da tutti i paesi europei agli Stati Uniti per arrivare fino al Vietnam. Ed è proprio la componente estera che pone Cersaie ai vertici mondiali: le aziende straniere sono ben 319, quasi un terzo del numero complessivo. Comparto più rappresentato sono le piastrelle di ceramica con 491 imprese (di cui 236 dall'estero), seguito dall'arredobagno, che annovera con 226 presenze, a conferma di come Cersaie sia - per il comparto dell'arredobagno - in Italia la fiera più numerosa e con una posizione di vertice in Europa.

Cersaie 2015: 33 edizione nel segno di architettura, design, mostre, posatori e consumatori

Questi i settori espositivi: Pavimenti e rivestimenti di ceramica, Pavimenti e rivestimenti in materiali non ceramici, Apparecchiature igienico-sanitarie, Arredamenti per ambiente bagno, Arredoceramica e Caminetti, Materie prime, attrezzature per prodotti ceramici, Attrezzature e materiali per la posa e l'esposizione di prodotti ceramici, e Spedizionieri.
L'economia delle piastrelle italiane
L'industria italiana delle piastrelle di ceramica ha chiuso il 2014 facendo un ulteriore, piccolo passo in avanti nel percorso di recupero dei livelli pre-crisi. Un percorso figlio di azioni volte al recupero della produttività, basate su rilevati volumi di investimenti, sulla costante proiezione internazionale, sia sul versante delle esportazioni che su quello della internazionalizzazione produttiva.
Peculiarità del 2014 per l'industria italiana della ceramica sono il recupero di produttività, con una crescita della produzione del +5% e una contestuale riduzione degli organici superiore ai 1.100 dipendenti. La produzione italiana nel 2014 si è attestata a 381,7 milioni di metri quadrati, in aumento di quasi 20 milioni di metri quadrati (+5,04%) rispetto alla precedente rilevazione; le vendite 2014 di prodotto finito sono state pari a 394,6 milioni di metri quadrati, in aumento di oltre 5 milioni.

Cresce il peso delle attività estere: la quota export è ora superiore all'85% dei ricavi totali, i prezzi medi hanno infranto il muro dei 13 euro al mq, il fatturato estero è superiore ai 4,1 miliardi di euro; le vendite oltreconfine hanno registrato un incremento in quantità di circa il 3,6%. In termini di valore la variazione percentuale si conferma positiva, con un incremento del prezzo medio di circa +2,5%. Le vendite nell'Unione Europea (Italia esclusa), pari a oltre il 52% delle vendite oltreconfine, sono in aumento del +6% in volume e oltre il +8% in valore. Particolare brillanti le vendite in Germania, dove si è assistito ad un incremento del +13% in valore, in Spagna (+19%) e in Gran Bretagna (+18%). In calo invece le vendite in Finlandia (-9,5%), Portogallo (-6%) e Austria, a cui si affianca la forte flessione della Russia, -11% in valore. Positive indicazioni invece dagli Stati Uniti, dove le esportazioni italiane nel 2014 hanno messo a segno un +2% in quantità e +8% in valore. Crescite per i volumi di vendita verso l'Asia pari a oltre 35 milioni di mq (+3%), con l'aggregato Golfo che registra una flessione del -1% in quantità. In crescita anche le esportazioni verso l'Africa (+3,8%) e verso Australia e Oceania (+21,5%).

Seguici: 

Alle attività svolte in Italia va aggiunta l'internazionalizzazione produttiva che oggi pesa il 12% dell'attività globale, con 715 milioni di euro di fatturato, grazie a 81,5 milioni di metri quadrati prodotti da poco più di 3.000 dipendenti. A fine 2014 la produzione totale è ammontata a 76,7 milioni di metri, della quale 55,5 milioni di metri quadrati nel continente europeo (dal Portogllo alla Russia), mentre il restante 27,6% di tutta la produzione italiana di matrice estera è negli Stati Uniti
Nel 2014 gli investimenti effettuati sono stati pari a 286,2 milioni di euro, in significativo aumento (+27%) e con una incidenza sul fatturato ora prossima al 6%. Un dato positivo sia per l'inversione di tendenza rispetto al 2013 (-12%), che per l'accelerazione impressa.
Anello di congiunzione tra il presente ed il futuro sono gli investimenti, che hanno registrato un'impennata: oltre 286 milioni di euro, un +27% che trova una risposta nell'aggiornamento delle linee produttive, negli impianti per la decorazione digitale e per la produzione di grandi lastre.

Ceramica sanitaria italiana, siamo al cambio di paradigma?
Il numero di (piccole) aziende chiuse, assieme alla contrazione nel numero dei dipendenti, che si affianca alla crescita di vendite e fatturato globale sono i quattro fattori in grado di meglio spiegare il 2014 dell'Industria Italiana della ceramica sanitaria. Un comparto che, come tutti quelli che hanno a che fare con l'industria edile, ha subito in modo significativo gli effetti della difficile congiuntura, ma che forse - adesso - è prossima all'inversione di tendenza ed al cambio di paradigma.
La struttura del settore, di questi fenomeni sottostanti, né è un chiaro indicatore. Nel 2014 è infatti il numero delle aziende in attività che subisce, per la prima volta, un ridimensionamento, contraendosi di circa 1/5 del totale, dovuto all'uscita dal mercato di aziende di piccola dimensione. Accanto a questo fenomeno va rilevato come siano poi proseguite le riorganizzazioni aziendali, volte a equilibrare la forza lavoro sui livelli piu? prossimi alla reale domanda del mercato, obiettivo raggiunto se si considera che il gap stimato tra produzione e vendita è ora inferiore ai 100.000 pezzi annui, pari al 2% della produzione, un valore totalmente fisiologico.

Primi segnali positivi emergono dalla dinamica delle vendite totali, che ritornano in campo positivo dopo anni di flessione, con un prezzo medio in crescita di oltre +1,5%. Indicatori importanti, che dimostrano una positiva, seppur debole, ripresa della domanda, l'apprezzamento da parte della clientela ed i positivi riscontri dalla proiezione internazionale delle vendite. Sebbene tuttora il peso delle esportazioni sulle vendite complessive sia leggermente inferiore al 50%, non sono passati molti anni da quando questa percentuale era nell'ordine del 25-30%. Il maggior peso della componente estera, affacciata su mercati e Paesi dalla dinamica congiunturale più vivace, inizia a produrre positivi effetti sui volumi e sui bilanci delle imprese.
Dati e valori positivi che, a partire dalla limitata intensità per finire al fatto di essere i primissimi dopo lungo tempo, invitano a considerare prematuro parlare di fuoriuscita dalla crisi, anche se altrettanto sbagliato potrebbe essere il fatto di non considerare o minimizzare questi positivi aspetti.

Il mercato italiano dell'arredobagno è il 4° in Europa per dimensione
Il mercato italiano dell'arredo bagno è il quarto più grande in Europa, con un valore di vendite di 1.150 milioni di euro nel 2013 (ultimi dati disponibili, fonte CSIL - Milano), pari al 10,4% del consumo totale europeo.
In termini fisici, le vendite ammontano a 492 mila mobili per il bagno, 1,3 milioni di accessori per l'arredo bagno, 3,3 milioni di sedili per WC, 649 mila cabine doccia, 34 mila vasche idromassaggio, 64 mila cabine doccia multifunzione, 10,4 milioni di rubinetteria da bagno, rubinetti e bracci doccia, 505 mila lavandini e vasche da bagno in acrilico.
Principali canali di distribuzione sul mercato sono gli showroom dei rivenditori al dettaglio e dei grossisti, che detengono il 70% del totale delle vendite di mobili per il bagno e il 52% delle vendite di accessori. I singoli distributori indipendenti però continuano a perdere terreno, a vantaggio della grande distribuzione.

Nel segmento vasche idromassaggio, i grossisti rappresentano il 40% del totale delle vendite, seguiti dai rivenditori specializzati. Nel mercato delle cabine doccia, principale canale di distribuzione sono gli specialisti, mentre per gli accessori, è la grande distribuzione il più importante canale distributivo.
www.cersaie.it

 



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