21/10/2015

idee

L'italia non e' un Paese per vecchi

 

I giovani under 35 motore della ripresa sia economica che imprenditoriale. Hanno aperto 300 imprese al giorno nel secondo trimestre del 2015. E per loro il meglio dell'Italia deve ancora venire

L'Italia non è un Paese per vecchi. Il titolo del celebre libro di Cormac McCarthy ben si attaglia al quadro molto positivo che emerge dalla ricerca "Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova", realizzata dal Censis per il Padiglione Italia di Expo 2015.
Una fotografia che, una volta tanto, rende orgogliosi coloro i quali credono nelle potenzialità dei giovani e ad essi affidano buone chance di rilancio del paese. Ma chi sono i protagonisti di questa primavera imprenditoriale? E si, perché di questo si tratta dal momento che sono quasi 32.000 le nuove imprese nate nel secondo trimestre del 2015 su iniziativa di un under 35. Ovvero sono state aperte più di 300 imprese al giorno guidate da giovani, con una crescita del 3,6% rispetto al trimestre precedente a fronte del +0,6% riferito al sistema d'impresa complessivo. Un terzo di tutte le imprese avviate nel trimestre fa capo a un giovane. E ai giovani si deve più della metà (il 54%) del saldo tra imprese nate e cessate nel periodo. Lo stock complessivo di imprese di giovani è oggi pari a 594.000, cioè costituiscono il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese.

L'italia non e' un Paese per vecchi

Alle barriere di accesso al mercato del lavoro e ai rischi di incaglio nella precarietà, mali ben noti a tutti noi, i Millennials italiani hanno opposto la forza vitale tipica degli italiani: l'imprenditorialità. La voglia di impresa è trasversale ai territori perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% delle imprese nate nel trimestre è riconducibile a un giovane, con un tasso di crescita del 3,5% rispetto al trimestre precedente.
Identikit dei Millennials
Ma quanti sono i giovani capaci di osare così tanto? Secondo il Censis sono 2,3 milioni i giovani di età compresa tra 18-34 anni che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica (sono il 46,7% di quelli che lavorano, rispetto al 21,3% dei Baby Boomers di 35-64 anni). Un milione ha cambiato almeno due lavori nel corso dell'anno, 1,2 milioni dichiara di aver lavorato in nero negli ultimi dodici mesi, 1,8 milioni ha svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni nell'ultimo anno ha lavorato con contratti di durata inferiore a un mese, 4,4 milioni ha fatto stage non retribuiti.

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Insomma, la voglia (oltre al bisogno, s'intende) di lavorare è molto forte e pur di entrare nel mondo del lavoro e "stare in partita", molti di questi giovani si accontentano di impieghi lontani dal loro percorso di formazione, anche in nero. Un dato che poco avrebbe a che fare con l'affermazione di Tommaso Padoa-Schioppa, economista ed ex ministro delle Finanze nell'ultimo governo Prodi che, come molti ricorderanno, nel corso di un'audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il 4 ottobre del 2007, sorprese tutti con una battuta infilata nel mezzo di una discussione sulla Finanziaria e i conti pubblici. "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa", disse. "Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. E' un'idea importante".
Più di 3,8 milioni di Millennials lavorano oltre l'orario formale (il 17,1% in più rispetto ai Baby Boomers). Di questi, 1,1 milioni lo ha fatto senza ricevere il pagamento degli straordinari (il 4% in più rispetto alla fascia di 35-64 anni) e 1,7 milioni con una copertura economica solo saltuaria. A 1,1 milioni di Millennials capita di lavorare anche di notte, a quasi 3 milioni durante il weekend. Ancora: 1,8 milioni lavorano a distanza, da casa o comunque lontano dal posto di lavoro, 1,9 milioni sono pendolari e 2,5 milioni viaggiano spesso per lavoro in città diverse da quella in cui risiedono. Lavorano stando connessi, in modalità remota, con una dilatazione di tempi e luoghi di lavoro. Con dedizione e disponibilità, vivono un tempo di lavoro che a volte fagocita il tempo di vita e l'impiego entra sempre di più nel quotidiano.

Sono giovani perennemente connessi, il 94% è utente di internet (contro il 70,9% riferito alla popolazione complessiva), l'87,3% è iscritto almeno a un social network (contro il 60,2% medio), l'84,7% utilizza lo smartphone sempre connesso in rete (contro il 52,8% medio). E sono loro ad aver fatto decollare il commercio online. Infine, costituiscono davvero l'energia per il futuro. Il 59,1% degli italiani ritiene che per il nostro Paese i giorni migliori siano ormai nel passato. Per i Millennials, al contrario, il meglio deve ancora venire: lo pensa il 42,1% contro un dato medio del 20,9%. Sono convinti che il futuro vada costruito con una spinta al cambiamento nel quotidiano. La voglia di cambiamento non finisce però nella lamentela: quasi il 60% dei Millennials è tutto sommato soddisfatto della propria vita attuale. Insomma, per fortuna che ci sono i giovani.

Federico Unnia, Consulente in comunicazione

 



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