20/01/2016

economia

Cina: un inizio 2016 turbolento

 

Mo Ji (Amundi): il circuit breaker, meccanismo di interruzione dei mercati, dovrà essere migliorato ma non diventerà la nuova normalità per gli investitori A-share

Il 2016 sembra essere iniziato in maniera particolarmente inquieta per i mercati asiatici ed in particolare modo per la Cina. In due dei primi quattro giorni di negoziazione, il meccanismo di interruzione dei mercati è scattato per ben due volte non appena l'indice CSI-300 ha subito un ribasso del 7%. Congiuntamente a tale meccanismo, dal 28 dicembre e nei 7 giorni di borsa aperta successivi CNH, CNY, e il midpoint CNY si sono deprezzati sino a raggiungere rispettivamente l'1,97%, l'1,62% e l'1,38%.

Cina: un inizio 2016 turbolento

Crediamo che il meccanismo di interruzione dei mercati sarà migliorato e non costituirà la nuova normalità per gli investitori A-share. Inoltre riteniamo che per questo periodo il RMB sia il fattore chiave per le correzioni del mercato, dove la Banca Popolare della Cina (PBOC) è protagonista con le azioni sulla valuta. Pensiamo che si tratti di una politica macroeconomica appropriata per questa congiuntura economica caratterizzata da ampi spread e svalutazioni globali, dopo il rialzo dei tassi della Fed del 16 dicembre scorso.
Cos'è il circuit breaker?
La China Securities Regulatory Commission (CSRC) ha attivato il circuit breaker, vale a dire il sistema di interruzione dei mercati durante il primo giorno di negoziazioni del 2016. Di seguito le principali caratteristiche di tale sistema:

Cina: un inizio 2016 turbolento

a) il circuit breaker è valido solo sul benchmark CSI-300;
b) se l'indice CSI300 riporta dei movimenti di ±5% conduce ad una pausa delle negoziazioni per 15 minuti, mentre se l'andamento dell'indice è di ±7% l'interruzione delle negoziazioni sarà per tutto il resto del giorno;
c) dal momento in cui il circuit breaker è attivo, è efficace per: A-share, B-share, fondi (esclusi ETF sull'oro, fondi del mercato monetario negoziati in borsa, e ETF su obbligazioni), obbligazioni societarie convertibili e obbligazioni societarie scambiabili; tutti i futures su indici azionari di borsa, tra cui CSI-300, CSI-500 e SSE-500 esclusi future su obbligazioni del Tesoro.
Il circuit breaker diventerà la normalità per gli investitori A-share?
a) Il 4 gennaio, primo giorno di negoziazione del 2016, l'indice CSI-300 ha toccato il -5% alle ore 13:13, facendo così scattare 15 minuti di sospensione di trading; ci sono voluti altri 6 minuti per assistere ad un ulteriore ribasso dell'indice del 2%, attivando nuovamente l'interruttore con un arresto delle negoziazioni per il resto della giornata.

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b) Il 7 gennaio, quarto giorno di negoziazione del nuovo anno, l'indice CSI-300 ha toccato il -5% alle ore 09:42, con 15 minuti di sospensione di trading, ci sono voluti solo altri 2 minuti per avere un altro ribasso del 2%, attivando nuovamente l'interruttore con un arresto delle negoziazioni per il resto della giornata.
c) I timori sul mercato sono esagerati, tuttavia non si sta esagerando sulla causa di tali timori. Non pensiamo che il circuit breaker diventerà la nuova normalità per gli investitori A-share. Tuttavia il meccanismo necessita di miglioramenti.
Quali sono i difetti del circuit breaker?
La CSRC ha affermato che apporterà dei miglioramenti al meccanismo di interruzione delle negoziazioni. Questo tipo di interruttori automatici sono stati adottati da uno svariato numero di paesi, tra cui Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, che nel loro complesso hanno ottenuto buoni risultati in termini di stabilità del mercato.

a) La Banca Popolare della Cina (PBOC) ha fissato un midpoint del CNY (yuan) con un conseguente deprezzamento sin dal 28 dicembre 2015, per 8 giorni di negoziazione di fila.
b) Il CNY e il CNH (yuan negoziato su Borsa di Hong Kong) hanno seguito lo stesso andamento del midpoint
c) Al termine dei 7 giorni di negoziazioni, il deprezzamento del CNH è stato leggermente superiore all'1,97%, contro l'1,62% del CNY e l'1,38% del midpoint CNY.
d) Riteniamo che la PBOC stia usando la fine del 2015, e la finestra di inizio del 2016, per deprezzare la valuta al livello desiderabile, preservando le proprie riserve di valute estere (FX). Pensiamo che si tratti di una politica macroeconomica appropriata per questo congiuntura economica.
Quali sono le prospettive macroeconomiche e di mercato per la Cina?

a) Economia: manteniamo la stessa visione, l'economia cinese si sta consolidando in una forchetta e nel 2016/2017 funzionerà da stabilizzatore per l'economia globale.
b) Politica: l'aggressiva politica monetaria (anche se non la chiamano QE), quella fiscale (anche se non la chiamano stimolo) e le politiche di investimento continueranno e si estenderanno nel 2016 e oltre, contrastando la crisi economica.
c) Liquidità: la liquidità nel mercato rimane ampia visto la politica accomodante aggressiva; a causa del parziale controllo dei capitali la pressione sul deflusso dei capitali rimane alta.
d) Mercato: nel complesso, pensiamo che la PBOC sia leggermente in ritardo con l'aggressiva politica monetaria espansiva, dopo che la stessa è già stata adottata, in ordine di implementazione, da Fed, BOJ e BCE; in generale questa abbondante liquidità sosterrà l'intero mercato. Tuttavia la pressione di vendita è, anche se la CSRC ha appena dichiarato che i grandi azionisti non potranno vendere più dell'1% delle proprie partecipazioni nell'arco di tre mesi. Quindi ci aspettiamo volatilità nel mercato nel corso dell'anno.

In conclusione, crediamo e speriamo che la Cina possa essere uno stabilizzatore per i mercati dei capitali e un fattore di crescita per l'economia globale.
Mo JI, Strategy and Economic Research presso Amundi



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