06/04/2016

economia

Prezzo del petrolio e la volatilita' di mercato

 

Burgess (Colombia Threadneedle): la discesa del prezzo del greggio ha avuto un forte impatto sull'inflazione. Il tema principale in questo momento è il nuovo contesto di crescita modesta, cui i mercati fanno fatica ad adeguarsi

Il modello di crescita alimentato dal credito e trainato dagli investimenti che la Cina ha adottato all'indomani della crisi finanziaria globale ha attirato a sé una gran parte delle materie prime mondiali, ha spinto al rialzo i prezzi e ha incoraggiato gli operatori a incrementare la capacità produttiva in questi mercati apparentemente inarrestabili. Ora che le autorità cinesi hanno innestato la retromarcia impegnandosi a interrompere l'espansione del credito e a passare a un modello di crescita più incentrato sui consumi, a farne le spese sono i prezzi di quelle stesse materie prime la cui ascesa sembrava inesauribile e la cui capacità produttiva veniva ampliata. Oggi dobbiamo fare i conti con le ricadute di questa trasformazione, che a sua volta produce una serie di altre ripercussioni, in particolare sui mercati azionari.

Prezzo del petrolio e la volatilita' di mercato

Se l'offerta aumenta troppo
Secondo la Bank of England, circa la metà della diminuzione del 60% registrata dal prezzo del petrolio nel 2015 è da ricondurre all'aumento dell'offerta. Abbiamo visto entrare a regime nuove capacità produttive in diverse regioni, soprattutto in Nord America, e abbiamo incoraggiato la produzione di petrolio da scisti e nuovi metodi di estrazione. Il calo della domanda ha inciso per un altro 20% sulla flessione delle quotazioni petrolifere, una volta che la Cina ha abbandonato il modello di crescita guidato dagli investimenti. L'aumento dell'offerta incide su quei paesi per i quali il petrolio costituisce la componente preponderante del bilancio. Per molte nazioni produttrici di petrolio, un prezzo di 25 dollari al barile è assolutamente disastroso per l'economia.

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La correzione del petrolio ha avuto un forte impatto sull'inflazione, ed è difficile peccare di pessimismo sulla possibilità di una sua accelerazione, uno dei problemi con cui si confrontano le banche centrali di tutto il mondo.
Ma il tema principale in questo momento è il contesto di crescita modesta e le sue ripercussioni sui mercati. Sono in molti a domandarsi se non siamo rivivendo quanto accaduto nel 2008. La diminuzione dei prezzi delle materie prime ha messo sotto pressione il sistema finanziario, e le società che operano in alcuni settori potrebbero risentirne pesantemente. Ma il sistema finanziario è solido. Oggi il settore bancario presenta una maggiore capitalizzazione e credo che il nervo scoperto dei mercati sia di gran lunga più piccolo rispetto al 2008.
Ciò detto, la discesa dei prezzi delle materie prime inciderà sulla crescita degli utili e del PIL, e dovremo fare i conti con le conseguenze provocate dalla svalutazione degli ingenti capitali investiti negli ultimi cinque anni nell'esplorazione e nella produzione di petrolio e gas a tassi che ora risultano chiaramente svantaggiosi.

Ma la crescita esiste ancora
Uno dei problemi che interessano attualmente i mercati azionari è che nell'ultimo quinquennio si è registrato un aumento significativo delle valutazioni, provocato in gran parte dai bassi tassi d'interesse prodotti dal quantitative easing. Negli Stati Uniti e in Europa questa rivalutazione ha dato un contributo rilevante ai rendimenti conseguiti dagli azionisti. Ora che il processo di adeguamento al contesto di minore crescita è cominciato, le valutazioni azionarie sono diminuite per rispecchiare, se vogliamo, il nuovo stato di cose. Pertanto, attualmente vediamo che i mercati fanno fatica ad adeguarsi al nuovo contesto.
Ma la crescita esiste ancora, e credo che sia questo il punto sul quale possiamo continuare a nutrire ottimismo. Le valutazioni sono ragionevoli: le azioni non sono tremendamente costose, né incredibilmente convenienti. E il rendimento da dividendo ci sembra ancora interessante. Inoltre, crediamo che i tassi d'interesse non saliranno in maniera eccessiva e, su tali premesse, riteniamo che il rendimento da dividendo offerto dalle azioni rimanga relativamente vantaggioso.

Mark Burgess, CIO EMEA e Responsabile azionario globale presso Columbia Threadneedle



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