01/06/2016

economia

Investitori istituzionali: cercasi strategie alternative

 

Nateri (Aberdeen AM): gli investimenti alternativi sono destinati a rivestire un ruolo sempre più strutturale nei portafogli, consapevoli di dover salire lungo la curva del rischio per ottenere rendimenti

Molti soggetti istituzionali, e in particolare i fondi pensione, manifestano sempre maggiore interesse nei confronti degli investimenti alternativi allo scopo di gestire il rischio e generare rendimenti. Questa tendenza emerge da uno studio realizzato da Aberdeen, in collaborazione con l'Ufficio Studi di MondoInstitutional, che ha messo in relazione i risultati di una survey sul mercato italiano con quelli di una ricerca analoga sul mercato inglese.
La survey sul mercato italiano ha coinvolto 23 Enti previdenziali italiani, che rappresentano un patrimonio investito pari a 64,5 miliardi di euro, ovvero circa il 40% dell'intero patrimonio di riferimento. Lo studio realizzato in UK invece è basato su un questionario a cui hanno partecipato oltre 100 professionisti degli investimenti nonché 16 interviste approfondite.

Investitori istituzionali: cercasi strategie alternative

Qui i principali risultati:
a) Gli Enti previdenziali italiani (77,3% dei partecipanti al sondaggio) ricercano negli investimenti alternativi rendimenti non correlati alle azioni e all'andamento delle obbligazioni. Vogliono poi poter accedere a premi per il rischio rilevanti, al premio per l'illiquidità e cercano una protezione dal downside risk (45,5% delle preferenze).
b) Gli investimenti in immobili dominano tra gli alternativi presenti nei portafogli degli Enti previdenziali intervistati: il 70% li possiede, e il 57,1% di essi in una quota che supera il 10% del patrimonio complessivo. Anche il private equity è ben rappresentato, tant'è che il 45% ha già quote di fondi in portafoglio, seguito dal private debt (40%), dalle infrastrutture (35%) e dagli hedge fund o fondi Ucits con strategia alternativa o absolute return (30%).

Seguici: 

c) Il 60% degli Enti che già investono in alternativi aumenterà, nei prossimi 2 o 3 anni, la propria quota in private equity. Riscuotono consensi anche private debt e fondi Ucits alternativi: il 50% degli intervistati che già vi investe prevede di aumentarne l'allocazione.
d) Gli Enti che non hanno ancora quote di investimenti alternativi, ma che li introdurranno nei portafogli nei prossimi anni, punteranno nell'ordine su private equity, immobili, infrastrutture, private debt e fondi Ucits alternativi.
Mettendo a confronto le ricerche condotte sul mercato istituzionale italiano e su quello inglese, emerge che la maggior parte dei gestori e fiduciari di fondi pensione nel settore corporate e no profit ha scelto la strada degli alternativi, ma vorrebbe ricevere più informazioni, opportunità formative e supporto pratico. Entrambi sono particolarmente ricettivi alle nuove idee poiché il loro interesse primario è conseguire buoni risultati. Alla domanda "gli investimenti alternativi sono adatti a tutti?", posta dalla survey inglese, è apparso evidente che un'allocazione sugli alternativi non è una soluzione automaticamente in grado di garantire la diversificazione, la copertura dai rischi o la crescita dei rendimenti. Tuttavia, un portafoglio che ne sia sprovvisto sembra avere meno chance di ottenere un rendimento superiore ponderato per il rischio.

Fino a oggi, la quota maggiore di investimenti in alternativi ha riguardato il settore immobiliare, sia per gli investitori italiani che per quelli inglesi. Nel prossimo futuro, però, questi ultimi punteranno in primis sulle infrastrutture, mentre i colleghi italiani si sono detti maggiormente interessati ad aumentare le quote o a effettuare il primo investimento in fondi di private equity. Gli hedge fund, pur se presenti nelle allocazioni degli istituzionali di entrambi i Paesi considerati nell'analisi, non sono invece al centro delle attenzioni, anche se in Italia c'è un indubbio interesse verso le strategie liquide di tipo absolute return in formato Ucits.
Laura Nateri, Country Head Italy Aberdeen AM, ha così commentato: "Gli investimenti alternativi sono destinati a rivestire un ruolo sempre meno alternativo e più strutturale nei portafogli degli investitori istituzionali, consapevoli di dover salire lungo la curva del rischio per ottenere rendimenti. Aberdeen vuole contribuire a favorire questo passaggio mettendo a disposizione le proprie competenze, in cui continua ad investire: un team dedicato che gestisce un patrimonio di 34 mld di euro in FoHF, fondi di private equity e immobiliari, oltre ad investimenti diretti in infrastrutture".

"MondoInstitutional - ha dichiarato Stefano Gaspari, Amministratore Unico del Gruppo MondoHedge - è nato come strumento di servizio principalmente per l'universo degli investitori istituzionali italiani e la possibilità fornita dal nostro database di approfondire i portafogli di più di 180 investitori istituzionali, per circa 200 miliardi di euro di patrimoni, è appunto utile alla comprensione delle diversità culturali tra italiani e britannici e per cogliere le istanze comuni che arrivano dai due Paesi".
La survey completa è disponibile nella sezione "Approfondimenti" del sito italiano di Aberdeen cliccando qui.
 



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