09/11/2016

fare

Lavoro: assunzioni in crescita nei servizi avanzati

 

Secondo i dati Unioncamere, più opportunità per le professioni digitali, green, culturali e creative. Bene il terziario

Primi segnali di ripresa nel mondo del lavoro, anche se timidi. Il 20% delle imprese italiane con dipendenti ha effettuato o effettuerà assunzioni, con un recupero di oltre 6 punti rispetto al minimo storico del 2013. Per le imprese che esportano e che realizzano innovazioni la propensione ad assumere è ampiamente superiore alla media (rispettivamente, 36 e 34%): ciò a conferma che la strada da intraprendere per sviluppare l'occupazione è quella dell'internazionalizzazione, della digitalizzazione, dello sviluppo degli investimenti nella direzione della manifattura 4.0, del sostegno alle startup tecnologiche. E' la fotografia scattata dal sistema informativo Excelsior, che Unioncamere realizza in collaborazione con il Ministero del Lavoro sulle assunzioni relative al 2016.

Lavoro: assunzioni in crescita nei servizi avanzati

Le assunzioni di quest'anno sono prevalentemente concentrate nel terziario, per il maggiore turnover tipico di questo settore. Sono soprattutto i settori del turismo-ristorazione, del commercio e dei servizi alle persone a prevederne il maggior numero: circa il 50% del totale. Nell'industria prevalgono le assunzioni del manifatturiero rispetto a quelle richieste nelle costruzioni.
Particolarmente dinamici sono i servizi avanzati di supporto alle imprese e i servizi dei media e della comunicazione, che mostrano una crescita decisa delle assunzioni previste quest'anno rispetto alle previsioni dell'anno scorso (+22 e +19%), seguiti dai servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone e dai servizi finanziari e assicurativi. Si riscontrano variazioni di un certo rilievo anche per alcuni settori industriali. Le maggiori riduzioni riguardano invece l'edilizia (-8%), le attività estrattive (-8%), gli studi professionali (-6%), le industrie legate alla produzione di beni per la casa (-5%), la gomma-plastica (-5%) e il sistema moda (-4%).

Seguici: 

Tra le 20 professioni "high skill" (cioè quelle dirigenziali, specialistiche e tecniche) che presentano i più elevati tassi di crescita rispetto allo scorso anno, molte appartengono alle filiere professionali in maggiore fermento: professioni digitali (tecnici gestori di reti e di sistemi telematici +82%, progettisti e amministratori di sistemi +42%, tecnici web +41%), professioni green (tecnici dell'esercizio di reti idriche ed energetiche +51%, tecnici fisici e geologici +50%, tecnici del controllo e della bonifica ambientale +32%), professioni culturali e creative (tra cui gli operatori della filiera audiovisiva e cinematografica +30%) e professioni legate al monitoraggio avanzato dei processi manifatturieri (tecnici dell'organizzazione e della gestione dei fattori produttivi +109%, tra cui sono compresi ad esempio gli analisti dei processi di produzione industriale e i tecnici dell'organizzazione e della valutazione del lavoro).

Tra le 20 professioni "high skill" in maggiore arretramento rispetto allo scorso anno, prevalgono le figure legate alle costruzioni e ai servizi tradizionali.
Nell'ambito delle professioni di livello intermedio (impiegati e professioni commerciali e dei servizi) colpiscono le marcate variazioni in aumento rilevate per i cassieri di esercizi commerciali (+58%) e per gli addetti alla gestione del personale (+48%).
Anche tra le figure operaie emergono alcune professioni con un numero di assunzioni non particolarmente elevato ma con incrementi molto rilevanti: più che triplicata la domanda di installatori di linee elettriche, riparatori e cavisti; ma l'aumento è sensibile anche per i meccanici e riparatori navali e per gli operai addetti ai macchinari per la produzione in serie di mobili e articoli in legno.
La difficoltà di reperimento mediamente indicata dalle imprese è del 12%: poco più di una figura su 10 tra quelle indicate nel corso dell'indagine sarà difficile da trovare. Ma questa percentuale è più elevata nel Nord del Paese (14%), nelle imprese con almeno 250 dipendenti (15%) e per le professioni high skill, cioè quelle dirigenziali, specialistiche e tecniche (22%). Tra i settori produttivi, sono quelli della metalmeccanica, elettronica ed informatica a segnalare le maggiori difficoltà (circa una figura su 4).

Per oltre la metà delle assunzioni programmate è richiesto un titolo di studio pari almeno al diploma: al 13% del totale è richiesta la laurea e al 40% il diploma. Gli assunti per i quali è richiesto un diploma o una qualifica professionale saranno il 20% del totale mentre per il restante 28% non viene richiesta alcuna formazione specifica



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