23/11/2016

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Trump: cosa cambia per economia e finanza

Il nuovo presidente USA è un outsider della politica intenzionato a far sentire la sua presenza per ribaltare lo status quo. La comunità economica e finanziaria esprime le sue perplessità. Ma se le Trumpnomics si rivelassero migliori del previsto?

La battaglia elettorale è stata lunga, ma il risultato - ancorchè inaspettato per analisti e media, forse troppo schierati - è stato inequivocabile: il 45° presidente degli Stati Uniti sarà Donald Trump. Eppure i dati c'erano, se si volevano vedere: https://goo.gl/6N5GVC. Dopo lo shock della Brexit e la sfiducia generalizzata nella classe politica e nei governi, ulteriormente messe alla prova dalle quattro importanti elezioni europee dell'anno prossimo, presto potrà emergere un nuovo tema. I trend politici stanno subendo cambiamenti significativi, provocando maggiori rischi in termini di de-globalizzazione, ri-regolamentazione e ingerenza dei governi su mercati e società.
Anche se è oggettivamente complicato affermare che cosa implicherà il fattore Trump sui mercati, visto che l'insediamento sarà il prossimo 20 gennaio, abbiamo in base al suo programma  dei 100 giorni ( https://goo.gl/AXSvWW ) elementi sufficienti per trarre qualche ipotesi.

Parola d'ordine: crescita

Trump ha sempre affermato che intenderà raddoppiare il tasso di crescita economica dell'America. Vuole investire in infrastrutture (forse addirittura realizzare guadagni a più lungo termine in questo ambito sul lato dell'offerta) e non disdegna di finanziare tutte queste attività contraendo prestiti, approfittando dei tassi d'interesse ai minimi storici.

Trump: cosa cambia per economia e finanza

"È proprio quello che da molte parti si chiedeva", afferma Chris Iggo, Chief Investment Officer obbligazionario, Axa IM. "Potrebbe significare che, nel prossimo anno, la Federal Reserve riveda al rialzo le stime di crescita del PIL, riducendo il divario tra le aspettative dei mercati e i dot plot della Fed. Forse la Fed potrebbe addirittura iniziare a concentrarsi sulla possibilità di intervenire con maggiori aumenti dei tassi rispetto a quanto annunciato negli ultimi mesi. I mercati reagiranno più in fretta della Fed, provocando un irripidimento della curva dei rendimenti, ma la Fed finirà per aumentare i tassi, portandoli in prossimità del 2,0%".
"La probabilità di un eventuale rialzo dei tassi, ipotizzato per dicembre, è scesa dall'86% a meno del 50% in poche ore. Una reazione giusta, poiché è difficile pensare ad un rialzo in queste condizioni di incertezza e turbolenza dei mercati, che ci potrebbero accompagnare per diverso tempo", afferma invece Michael Boye, Fixed Income Trader di Saxo Bank. "Nel lungo termine però, potremmo effettivamente assistere ad un rialzo anche superiore a quello ipotizzato nel mondo che ci siamo appena lasciati alle spalle. Trump non ha perso tempo per attaccare le politiche della Yellen, accusandola di tenere i tassi di interesse ad un livello troppo basso per un periodo di tempo troppo prolungato, ingigantendo così la bolla economica".

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La politica fiscale di lungo periodo e il protezionismo potrebbero favorire anche e l'inflazione
Secondo gli esperti di Lyxor, "le promesse della campagna difficilmente saranno pienamente implementate dal Congresso, nonostante l'unità del governo. In particolare, il Congresso potrebbe essere riluttante a ratificare misure che potrebbero nettamente ampliare il deficit di bilancio. Alcune politiche fiscali espansive potrebbero comunque essere adottate. Oltre a un aumento del protezionismo, nel medio termine l'aumento dell'inflazione potrebbe essere alimentata anche dalla spesa pubblica".
L'aumento delle aspettative di inflazione è dovuto alle spinte impresse al tasso di crescita economica nel momento in cui l'economia sarà prossima alla piena occupazione e quando, attuando altre sue promesse politiche, Trump dovesse limitare l'offerta di manodopera (straniera). Qualcuno dovrà pur costruire tutte quelle strade, ferrovie, ponti e gallerie.

"La differenza tra i candidati è stata ampia in merito alla fiscalità. Trump è nettamente a favore di un'impostazione lato offerta con tagli delle tasse sia per le aziende sia per i consumatori. L'idea è che una pressione fiscale inferiore possa disincentivare l'evasione fiscale. La velocità nell'implementazione dei piani per la crescita da parte di Trump e la misura in cui gli investitori terranno conto delle nuove misure di stimolo determineranno i rendimenti dei mercati obbligazionari. Questo significa la fine dell'attuale periodo di calma", hanno commentato da Kempen AM.
Dollaro USA
Secondo gli esperti di Standard Life, il dollaro USA è stato sostanzialmente stabile su una base ponderata però si è deprezzato nei confronti delle principali valute dei Paesi sviluppati e ha guadagnato nei confronti delle valute dei mercati emergenti, in particolare il peso messicano. "La direzione del dollaro USA sarà influenzata da una serie di forze nel medio termine, tra le quali la possibilità di una politica fiscale accomodante, l'implementazione di uno scudo fiscale per il rientro dei capitali, così come la trasformazione degli accordi commerciali. Ci aspettiamo che i titoli di stato saranno supportati nel breve termine, ma, come per il dollaro, l'impatto nel medio termine dipenderà dal mix delle politiche attuate".

"Il dollaro USA si è inizialmente indebolito rispetto alle valute delle altre economie avanzate. Tuttavia, non è detto che il dollaro resti in questa situazione sotto la presidenza Trump, soprattutto, se l'allentamento fiscale avrà la priorità rispetto ad altre promesse più controverse fatte durante la campagna elettorale, anche se questo richiederà un inasprimento nella politica monetaria", ha commentato Jan Straatman, Global CIO di Lombard Odier IM.
Implicazioni per il credito
"Ci saranno fenomeni di crowding out, con qualche pressione al rialzo sugli spread. Potrebbe anche aumentare il numero delle emissioni, poiché le società in grado di partecipare come fornitori al boom infrastrutturale cercheranno di raccogliere fondi per finanziare nuovi investimenti. I maggiori proventi connessi alla spesa pubblica sarebbero un fattore positivo anche in questo ambito. Prima o poi, i rendimenti dei Treasury saranno abbastanza alti da offrire una reale alternativa ai rendimenti offerti dal mercato del credito e dal segmento delle obbligazioni High Yield, ma per questo dovremo aspettare ancora un po'. Per il momento, il cambiamento reale dovrebbe riguardare lo spazio dei tassi a termine, per cui lo spread del credito e dei titoli High Yield continuerà ad apparire appetibile agli investitori assetati di rendimento", rileva Iggo di AXA IM.

L'impatto sui fondi e asset class
In merito al reddito fisso, in una nota Degroof Petercam AM, rileva che per le obbligazioni governative europee ci attendiamo una 'fuga verso la qualità' nei mercati europei di riferimento. E' troppo presto per valutare se la periferia potrà ulteriormente soffrire in aggiunta alla sottoperformance a cui abbiamo assistito nel corso delle scorse settimane. Nel complesso, il settore offrirà diversificazione di qualità e difensiva rispetto a tutte le altre asset class più rischiose
Per le obbligazioni legate all'inflazione si prospetta un calo del potenziale di crescita a lungo termine nonostante il rialzo fiscale di breve periodo. Per i tassi degli emerging markets è atteso un riprezzamento delle valute emergenti, che potrebbe però essere mitigato da un dollaro più debole rispetto alle valute di riserva. Riguardo le obbligazioni societarie ad alto rendimento è atteso un impatto iniziale negativo considerata l'elevata correlazione tra le obbligazioni ad alto rendimento statunitensi ed europee. L'alto rendimento europeo a breve termine appare relativamente positivo (profilo di durata finanziaria inferiore ai due anni così come solidi profili creditizi e di liquidità). L'impatto principale si farà sentire attraverso l'esposizione in dollari, tuttavia il contributo del dollaro alla durata finanziaria complessiva è di 4,3 anni, elemento che attenuerà in gran parte l'impatto".

"In questi momenti di svolta per il mondo intero è importante mantenere sui mercati un orizzonte di investimento a lungo termine con un attento focus sui fondamentali perché ci saranno diversi opportunità", afferma David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton. "Riteniamo che il settore obbligazionario in Europa sia da monitorare con attenzione, in particolare tutte quei titoli troppo penalizzati rispetto ai loro fondamentali. Il prossimo grande evento politico in Europa sarà il referendum italiano e ora sarà interessante capire l'evoluzione dei possibili scenari alla luce della vittoria Trump, soprattutto se la campagna del 'No' potrà guadagnare ulteriore supporto".
Azionario attivo
"Sicuramente positivo per il settore azionario e negativo per il debito pubblico che potrebbe lievitare verso livelli di difficile sostenibilità con forte perdita sui corsi correnti", afferma una nota di Marzotto Investment House. "L'aumento dei rendimenti potrebbe avvantaggiare il settore finanziario, banche ed assicurazioni statunitensi, e compromettere le finanze pubbliche dei Paesi emergenti che si finanziano in dollari". Ma non solo.

Trump ha promesso importanti investimenti in infrastrutture. Se Capitol Hill glielo permetterà, potrebbe spingere per un forte impulso in tal senso con grossi benefici per le società coinvolte, non necessariamente statunitensi. Nel breve sarà quindi utile guardare anche al settore delle infrastrutture in quanto Trump pianifica di aumentare gli investimenti con interventi che, considerato lo stato della rete stradale, ferroviaria e in alcuni casi anche degli aeroporti, hanno carattere d'urgenza.
"Sull'azionario, una volta che si sarà ridotta la volatilità, le minori imposte sulle imprese e una regolamentazione più flessibile potrebbero offrire una spinta ai mercati. Tuttavia, un qualsiasi rialzo del dollaro USA o dei tassi di interesse sarebbe negativo. Questo contesto può creare opportunità di stock-picking sia a livello di mercato azionario sia obbligazionario", commentano da Standard Life.

Investimenti nell'area Asia Pacifico
Con l'elezione di Trump, il protezionismo potrebbe diventare uno tra i principali temi di investimento. "Prevediamo una graduale ma marcata flessione degli scambi commerciali e un aumento dei dazi doganali, che influenzeranno le economie dei Paesi asiatici particolarmente dipendenti dalle esportazioni", comunica in una nota Allianz GI. "Trump non potrà contare sul sostegno politico di diversi Paesi dell'area, anche se dovrebbe avere molti punti in comune con il Presidente delle Filippine Duterte. Trump potrebbe chiedere agli alleati degli USA di contribuire ai costi per garantire la sicurezza degli americani. In caso contrario, gli Stati Uniti potrebbero decidere di ridurre la propria presenza nel contesto internazionale dando così modo alla Cina di mostrare la propria forza. E' prevedibile ipotizzare un massiccio incremento nella spesa per la difesa in tutta l'Asia, soprattutto in Giappone e Corea".

E se fosse una sorpresa positiva?
"La vittoria di Donald Trump ha sicuramente colto di sorpresa i mercati, come mostrano le prime reazioni", ha commentato Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche AM. "Ci aspettiamo che la volatilità continui a causa della forte incertezza politica. L'imprevedibilità di Trump e la sua mancanza di esperienza politica sono motivo più che sufficiente per affrontare i prossimi mesi con una certa cautela. La copertura mediatica è destinata a rimanere negativa. Anche se Trump seguisse solo la metà delle promesse della sua vigorosa campagna, questo causerebbe una notevole agitazione. Nonostante ciò, pensiamo che gli investitori debbano tenere i nervi ben saldi. Non dimentichiamo che la chiave costante della campagna elettorale di Trump è stata quella di sorprendere continuamente il pubblico. E' del tutto possibile che, dopo la sua elezione, egli possa infatti sorprendere i mercati in modo positivo. Le nostre speranze si basano sul pragmatismo di Trump, la sua capacità di adattamento e in generale la sua scarsa fede politica. C'è la possibilità che possa permette ai veterani politici in Congresso di approvare un programma repubblicano piuttosto classico".

 



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