14/12/2016

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Quel che resta del CNEL e degli italiani

 

Provocazioni "serene" e qualche volta controcorrente sul voto referendario

Piccoli appunti sul dopo-voto referendario, seri, ma non serissimi, in sostanza delle provocazioni, magari anche gratuite.

Partiamo da una premessa. In tempi di Trump-pensiero, pensare a un Amministratore Delegato della nazione non sarebbe sbagliato, ma un AD mette davanti la visione strategica a lungo termine rispetto alla tattica necessaria al momento. In qualsiasi caso, è ora di adeguare questo paese alla globalizzazione che non ci attende più, perché bisogna raccogliere i cocci, rimboccarci le maniche e ripartire. In questo, noi italiani siamo i Numeri Uno.

Quel che resta del CNEL e degli italiani

1) Se Matteo Renzi avesse ascoltato il professor Valerio Onida e avesse spacchettato il referendum oggi ne sarebbe uscito, anche in caso di una vittoria dei No totale, come l'unico politico capace di ascoltare davvero le persone. Sarebbe venuta a mancare una lettura politica del voto. Invece, con il voto unico ha cercato un consenso personale che non ha trovato. Anzi. 
2) I giovani, dicono le statistiche, hanno votato prevalentemente no. L'hanno fatto perché hanno letto la riforma? L'hanno fatto perché tutti votano per Salvini o il Movimento Cinque Stelle? L'hanno fatto perché non credono nel futuro di questo Paese? O perchè non gli è piaciuto il Jobs Act? 
3) Chi ha votato No lo ha fatto solo per le leggi che ha approvato Renzi in questi 1000 giorni o ha bocciato una squadra di governo (e qualche lavoro "raffazzonato") composta da Boschi, Lorenzin, Madia, Calenda, Alfano, ecc.. E poi, come non dimenticare la ragione di vita della coalizione post-Nazareno, Verdini? Qualcuno forse non si è dimenticato del bail in per salvare banche e banchieri a discapito degli ignari clienti. In fondo, Lehman Brothers aveva una tripla A: vatti a fidare dei rating e delle condizioni di sottoscrizione, piani prospettici, propensione al rischio, ecc.. In qualsiasi caso, le aziende lottano per accaparrarsi i talenti, perché le istituzioni no?

Quando il cittadino puo' alzare il dito medio a chi detiene il potere, solitamente, lo fa.

4) Chi ha votato per il No potrebbe avere le scatole piene di una PA inefficiente, di appalti che hanno già un nome e cognome, di clientelismo esagerato, di mancate riforme che sono necessarie invece di vecchie alchimie barocche marchiate come novità? Ma possiamo dirlo liberamente che i debiti non pagati dalla PA mettono in crisi le imprese e tolgono liquidità al mercato, nonché competitività?
5) Quando il cittadino può alzare il dito medio a chi detiene il potere, solitamente, lo fa. 
6) Sentire parlare di partiti, ideologie fasciste o comuniste, difesa di posizioni privilegiate e populismo invece di puntare su idee e programmi non è più tollerabile. Serve qualcuno che salvi questo Paese. Ma sul serio, non a parole.
7) Il risultato referendario non ha detto che non si può cambiare la Costituzione, bensì che il lavoro svolto è stato insoddisfacente. Il candidato è invitato a risvolgere il compito.

Quel che resta del CNEL e degli italiani

8) Per un governo, lo storytelling continuo e smentito dai fatti nei mesi successivi ha senso nei primi 100 giorni. Dopo 1000 ci si aspetta il raggiungimento di obiettivi. E stiamo parlando di un governo che qualche legge storica l'ha scritta. Perché si è esausti di affermazioni da parte di chi sostiene di non aver aumentato le tasse quando invece il MEF conferma un aumento delle entrate fiscali nazionali e locali, sempre per fare un esempio: siamo cittadini con portafoglio e sappiamo cosa entra e cosa esce. 
9) Alla fine del 2016 sentire una frase del tipo "hanno perso i poteri forti" è imbarazzante e non aiuta l'analisi, ma nemmeno la complica. La banalizza nel modo più sbagliato. E la superiorità morale è una solenne cavolata, ma d'altronde l'OCSE ci mette al primo posto per analfabetismo funzionale e un motivo (forse qualsiasi) ci sarà.

Seguici: 

10) Marcare di populismo il risultato auspicato dal fior fiore dei costituzionalisti è azzardato, non vi pare? Non si tratta del parere della casalinga di Voghera, con tutto il rispetto, e nemmeno dell'amicone al bar che elargisce verità dall'arbitraggio filo juventino alla ricetta per risolvere i cambiamenti climatici, ma di persone che hanno dedicato una vita a studiare la materia.

In ultimo: mancano 499.999 forme per la cancellazione del CNEL. Chi si aggiunge?

 



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