07/06/2017

economia

Tornano in primo piano dati macro robusti

 

Eberhardt (Credit Suisse): un'ulteriore accelerazione della crescita appare sempre più improbabile. La Fed è ancora l'unica principale banca centrale destinata ad aumentare ulteriormente i tassi di riferimento

L'economia globale si conferma in gran forma finora nel T2, sebbene il miglioramento significativo del sentiment delle imprese negli ultimi sei mesi pare abbia lasciato spazio a una fase di stabilizzazione. In molte economie, l'inflazione headline sembra aver toccato un picco nel T1 e dovrebbe scendere ancora un po' nei prossimi mesi, con il venir meno del positivo effetto base dei prezzi dell'energia.
Dati USA destinati a una ripresa nel T2, probabile rialzo della Fed a giugno
Il valore basso del PIL del T1 ha confermato la discrepanza spesso citata tra gli "hard data" attenuati e i dati forti delle indagini condotte negli USA a inizio anno. Ci sono buone ragioni per aspettarsi una ripresa della crescita del PIL nel T2, specialmente dal momento che la crescita in stallo dei consumi privati nel T1 è in contrasto con i dati solidi del mercato del lavoro e con una forte fiducia dei consumatori. La Federal Reserve americana (Fed) ha già segnalato come consideri la debolezza della crescita un fenomeno temporaneo. Pertanto appare molto probabile che decida di aumentare nuovamente i tassi di riferimento alla riunione del 14 giugno. Dato che continuiamo ad aspettarci una crescita ancora robusta negli USA e un ulteriore irrigidimento sul mercato del lavoro, riteniamo altresì che la Fed sia propensa ad alzare ancora una volta i tassi a settembre e ad annunciare l'uscita dalla sua politica di reinvestimento alla riunione di dicembre.

Tornano in primo piano dati macro robusti

Ampliamento della ripresa della crescita nell'Eurozona
Con l'attenuarsi dell'incertezza politica nell'Eurozona dopo le elezioni presidenziali in Francia, l'attenzione sta tornando sulla robustezza sottostante della ripresa di molte economie. I dati delle indagini continuano a segnalare una crescita significativa dell'attività e dell'occupazione, rafforzando il parere che il ciclo positivo autosufficiente dei guadagni occupazionali che sostengono l'ulteriore crescita economica potrebbe trasmettersi dalla Germania e dalla Spagna anche alla Francia e all'Italia. Nel tempo, ciò dovrebbe supportare anche una ripresa dell'inflazione core nell'Eurozona, sebbene le prospettive immediate restino sottotono. Pertanto è probabile che la Banca Centrale Europea (BCE) opti solo gradualmente per un approccio più neutrale nei prossimi mesi. A settembre ci aspettiamo che annunci dei piani volti a ridimensionare lentamente gli acquisti di asset nel 2018.

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Un'inflazione debole in Giappone induce la BoJ a mantenere le proprie posizioni
Probabile riaccelerazione dell'economia giapponese nel T1 alla luce dei dati positivi sull'attività. Mentre appare verosimile un certo rallentamento nel T2, le prospettive sono ancora favorevoli per il resto del 2017. Il punto debole resta l'inflazione, che è scesa nuovamente al di sotto dello zero, suscitando un tono relativamente accomodante da parte della Bank of Japan (BoJ). Le prospettive di un passo verso la normalizzazione della politica monetaria pertanto sono peggiorate, e un rialzo dell'obiettivo di rendimento dei titoli di Stato a 10 anni potrebbe soltanto diventare un'opzione a inizio 2018.
Continua la stabilizzazione dei mercati emergenti
In seguito a una sorpresa positiva dalla crescita del PIL in Cina nel T1, indicatori del sentiment più deboli suggeriscono un possibile rallentamento della crescita nel T2 prima di una nuova stabilizzazione. Pertanto ci aspettiamo che la crescita in Cina nel 2017 si attesti in media al 6,7% su base annua. Stando alle indagini condotte presso le imprese, l'economia brasiliana sembra stia trovando la strada per uscire dalla recessione. La banca centrale con buona probabilità sosterrà tale processo con ulteriori aggressivi tagli dei tassi. In Russia, i dati sono già migliorati da qualche mese, ma la situazione resta fragile, cosa che potrebbe probabilmente indurre la banca centrale ad allentare ulteriormente la propria politica monetaria.

Björn Eberhardt Head of Global Macro Analysis & Strategy presso Credit Suisse
 



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