24/07/2019

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Per oltre un italiano su tre il proprio lavoro sarà automatizzato in 5-10 anni

 

Cerasa (Randstad): le imprese faticano a trovare candidati con competenze adeguate, ma il 67% dei dipendenti segnala che non spendono abbastanza in formazione. Mancano profili STEM

I lavoratori italiani sono i più convinti fra i colleghi dei vari Paesi europei che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni (37%, +3% rispetto alla media globale). Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate (52%) e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici (48%, in linea con la media mondiale). Per restare competitivi sul mercato del lavoro, dunque, assumono un'importanza fondamentale le competenze digitali e la conoscenza delle materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics). Il 71% dei dipendenti, infatti, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o STEM (72%, +6% sulla media generale).

Per oltre un italiano su tre il proprio lavoro sar automatizzato in 5-10 anni

L'ultima edizione del Randstad Workmonitor - l'indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, condotta in 34 Paesi del mondo - rivela una diffusa consapevolezza dell'importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche per essere preparati ai cambiamenti che le nuove tecnologie porteranno nel mondo del lavoro.
"La trasformazione digitale sta modificando radicalmente molti settori economici, le esigenze delle imprese e le competenze richieste ai lavoratori", afferma Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia. "Le imprese in futuro avranno sempre più bisogno di competenze digitali e STEM per gestire il cambiamento, ma spesso faticano a trovare candidati con un profilo adeguato. Il fatto che tre lavoratori su quattro sarebbero disposti a modificare il proprio percorso di carriera per venire incontro alle esigenze di un mercato è, da un lato, un positivo segnale di consapevolezza e adattamento, dall'altro però, evidenzia un divario ancora ampio con i Paesi più avanzati in termini di diffusione di queste competenze. Per colmare il gap, studenti e lavoratori devono attrezzarsi sviluppando e aggiornando le proprie competenze, ma anche le imprese devono fare la loro parte, aumentando gli investimenti in formazione".

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Le competenze del futuro
Oltre un italiano su tre crede che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni, un risultato superiore a qualsiasi altro Paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%).
Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall'impatto dell'automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%).
Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale: lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale) e soltanto in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione.

La domanda di STEM
Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze e che in futuro sarà sempre più difficile. Se per quanto riguarda la futura carenza di competenze non ci sono differenze significative di età e genere, queste aumentano se si analizzano le difficoltà attuali, con donne (54%, contro il 49% degli uomini) e giovani (56%, contro il 47% dei senior) più pessimisti.
In particolare, quasi un lavoratore su due (48%) segnala una crescente richiesta da parte del proprio datore di lavoro di profili con competenze STEM (48%), un risultato in linea con la media europea e inferiore in Europa soltanto a Spagna (49%), Portogallo (60%) e Romania (65%). Sono soprattutto gli uomini (54%, +11% rispetto alle donne) e i dipendenti più anziani (52%, +7% rispetto ai giovani) a notare questa tendenza e a suggerire agli studenti di dedicarsi a una carriera STEM (74% uomini vs 69% donne e 75% senior contro 68% giovani).

I lavoratori sarebbero anche disposti a cambiare il proprio percorso di studi se avessero la possibilità di tornare indietro all'anno della maturità. Se avesse ancora 18 anni, il 72% del campione sceglierebbe una facoltà STEM, soprattutto gli uomini (75%, +5% rispetto alle donne) e gli over 45 (76%, +7% rispetto ai giovani). Un valore sei punti superiore alla media globale e che in Europa è inferiore soltanto a quello registrato in Spagna (75%), Portogallo (79%), Romania (81%). Il 75%, invece, si concentrerebbe su un percorso di studi in ambito digitale (+3% sulla media globale), con un divario di cinque punti fra senior (78%) e giovani (73%) e di 11 punti fra uomini (81%) e donne (70%).



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