02/10/2019

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Le colpe del debito

 

Vecchi: noi siamo la Debt Generation, noi siamo quelli che hanno dovuto cominciare a restituire i soldi, siamo quelli a cui hanno lasciato in eredità la bancarotta

La parola Schuld in tedesco significa "debito" e significa "colpa". Conosco Francesco Vecchi, giornalista e scrittore, da alcuni anni e ne ho sempre apprezzato la chiarezza espositiva e la verve non polemica. Leggendo il suo recente scritto "I figli del debito. Come i nostri padri ci hanno rubato il futuro", edito da Piemme, ed ascoltando la presentazione che ha tenuto pochi giorni or sono a Milano mi è venuta in mente una battuta citata da Cottarelli, Commissario alla spending review di renziana memoria, ad un recente incontro pubblico.

Le colpe del debito

Terminato il dibattito dove Cottarelli aveva tratteggiato quale futuro ci attendesse per la legge di stabilità 2020, un anziano signore lombardo tra il pubblico gli disse: "Ho capito? siamo in un cul de sac! Per uscirne ci vorrà un sac de cul!".
Ecco, il racconto e le riflessioni suggerite da Vecchi nel suo libro vanno nella direzione indicata dall'anziano. Il futuro del Paese, e delle generazioni di ventenni - trentenni che cercano la loro realizzazione è ipotecato di fatto da una politica di finanza pubblica scellerata.
Vecchi racconta alcuni passaggi della sua, me è anche la nostra recente storia, mettendo in risalto come scelte politiche opportunistiche e miopi siano alla base di un degrado inarrestabile del nostro Paese, quotidianamente sottoposto a richiami e grida di allarme in sede internazionale che non possono che preoccupare e umiliare generazioni di giovani.

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Come scrive l'autore dalla notte del 1992 in cui fu attuato il prelievo del 6x1000 dai conti correnti degli italiani (io ne fui vittima come lo stesso Vecchi!) dal governo Amato. "A oggi abbiamo speso quasi 2.300 miliardi di euro in interessi sul debito. 2.300 miliardi per un debito che oggi è esattamente ancora di 2.300 miliardi. Sono numeri che danno il senso di essere finiti in trappola. Ma anche dello sforzo che in questi anni è stato fatto. Quanti sono 2.300 miliardi di interessi sul debito? Quanti soldi ci siamo tolti per darli ai nostri creditori? Se ci venissero restituiti tutti in un colpo, a ciascuno di noi spetterebbero 16 mensilità del proprio stipendio".
Una situazione da Repubblica delle banane, che comunque ha generato risposte e interventi spesso rilevatisi cure peggiori della malattia che si doveva debellare.
"La natura diabolica della trappola in cui siamo caduti è proprio questa: nutri la bestia e quella cresce; sbagli a combatterla e quella cresce ancora di più" ricorda Vecchi.

Cosa fare per fronteggiare questo disastro?
"Vorrei gridare che il debito non l'abbiamo fatto noi. Né io né i miei compagni di classe. E se anche il debito è una colpa, come pensano nel profondo del loro cervello i tedeschi, be', comunque non è nostra. Non è di chi ne sta pagando il prezzo maggiore: dei giovani. Non è di chi è dovuto andare all'estero per cercare uno stipendio decente. Non è di chi lavora con contratti rinnovabili di sei mesi in sei mesi. Non è di chi oggi versa pensioni che domani non avrà mai. Non è di chi oggi non ha nulla da portare in banca per farsi aprire un mutuo. Non è nostra insomma, la colpa dei padri" spiega l'autore.
Il profondo senso di impotenza che colpisce il lettore non riguarda solo il futuro che ci attende ma, soprattutto, quello che avrebbe potuto essere se vi fosse stata maggiore sapienza e oculatezza nel gestire il problema del debito. Saremmo certamente un paese migliore di quello di oggi, non avremmo perduto la dignità e venduto il futuro per un'illusoria felicità.

Titolo: I figli del debito. Come i nostri padri ci hanno rubato il futuro
Autore: Francesco Vecchi
Editore: Piemme
Pagine: 160
@federicounnia - Consulente in comunicazione
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