09/10/2019

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Andare a produrre in Vietnam non è sinonimo di low cost

 

Leone (NiRoTech): non può andare in quel Paese solo per risparmiare rispetto alla Cina. Occorre essere fisicamente presenti, agire rapidamente e tenere conto degli extra costi di logistica

La trade war tra USA e Cina sta portando sempre più imprese a spostare la produzione in altri paesi asiatici, primo fra tutti il Vietnam. Nei primi quattro mesi del 2019 questo Paese ha attirato investimenti esteri per 14,59 miliardi di dollari, +81% rispetto allo stesso periodo del 2018 secondo la Foreign Investment Agency. Protagoniste soprattutto imprese del settore manifatturiero e hi-tech, fra le quali una realtà fondata da un imprenditore italiano: la NiRoTech Ltd di Hong Kong, specialista in componentistica per la meccatronica, partner di numerose aziende del nostro Paese, ormai da un anno ha aperto una società ad Hanoi.

Andare a produrre in Vietnam non  sinonimo di low cost

"Qui abbiamo riprodotto il modello di supply chain che ha decretato il nostro successo", spiega Roberto Leone, co-fondatore e Managing Director di NiRoTech. "Ci basiamo cioè su un network di fornitori affidabili e controllati per essere il ?braccio produttivo' per i nostri clienti italiani ed europei che richiedono prodotti elettronici finiti, gestendo produzione, qualità e spedizioni con mentalità italiana".
A fare la differenza rispetto alla mera delocalizzazione c'è la presenza fisica di NiRoTech in Vietnam, la sua conoscenza delle dinamiche specifiche del Paese e lo stretto rapporto con i produttori locali, che garantisce gli alti standard che i clienti desiderano, ed evitando in più i problemi derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.
Tutto facile, dunque? No, perché sul Vietnam ci sono alcuni miti da sfatare. E il primo è che sia sinonimo di low cost. "Non è così - spiega Leone - perché il costo del lavoro, pur essendo minore rispetto alla Cina, non è così basso da comportare un risparmio significativo. Il tessuto industriale ha grosse potenzialità e si sta orientando su produzioni di alto livello: c'è un mercato consolidato costituito dalle aziende hi-tech di Corea del Sud e Giappone, che ovviamente richiedono ai fornitori locali alti standard".

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Inoltre ci sono in Vietnam ci sono da considerare gli extra costi di logistica: "Occorre fare attenzione e pianificare bene gli investimenti - sottolinea Leone - perché il reperimento e la movimentazione delle merci in Vietnam possono rivelarsi molto laboriosi".
Insomma, partire da zero in Vietnam non è semplice. Bisogna sapere come muoversi e le realtà di successo sono frutto di molto lavoro. E la concorrenza ormai è alta: "Bisogna essere veloci perché ormai moltissimi produttori, anche cinesi, si spostano fuori dalla Cina. Noi abbiamo il vantaggio di gestire acquisti e supply chain in modo centralizzato da Hong Kong, cosa che ci dà l'opportunità di essere rapidi e flessibili. La scelta del Vietnam è avvenuta molto tempo prima di questa ?corsa' determinata dalla guerra dei dazi, e l'abbiamo fatta sulla base di una strategia di diversificazione".

Che ora sta dando i suoi frutti, portando la società dell'imprenditore bellunese a diventare sempre di più, nella sua natura ibrida tra trader e manufacturer, un ponte tra Italia e Asia per i progetti di elettronica e meccatronica.



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