27/11/2019

idee

Trasformazione digitale della PA: ci vogliono soluzioni innovative per il cambiamento

 

Voltan (SIAV): nella scelta delle priorità va sicuramente creato un momento di switch off tra il passato cartaceo e il nuovo nativo digitale definendo una data a partire dalla quale diventa possibile beneficiare dei reali vantaggi del digitale

Come si evolverà la PA nei prossimi anni? In quale ambito legislativo si muove? Come si può agire?
L'obiettivo del Governo è quello di digitalizzare le PA per rendere il Paese più competitivo, continuando quindi il percorso degli ultimi anni, come ci ha confermato il Sottosegretario Fantinati.

Trasformazione digitale della PA: ci vogliono soluzioni innovative per il cambiamento

Alcune analisi statistiche della CGIA di Mestre infatti, calcolano gli effetti di una digitalizzazione "spinta" in circa 31mld di euro, l'equivalente di una cospicua manovra finanziaria (circa 15 mld di euro di risparmi generali, 10 mld euro di recupero di evasione fiscale, 5 mld dalla gestione dei pagamenti elettronici e circa 1,5 mld di risparmi della PA). Ovviamente non si tratta di risultati raggiungibili in soli pochi mesi, ma la strada è tracciata e non mancano le soluzioni valide: i progetti come SPID e ANPR sono innovativi e competitivi, ma non sono ancora pienamente diffusi sul territorio e soprattutto mancano ancora le competenze per riuscire ad ottenere il massimo da questi servizi. Le priorità del Governo sono duplici: da un lato sta operando per rinnovare gli organici della pubblica amministrazione sia in termini numerici che di competenze, introducendo nuove risorse più giovani e con competenze adeguate, dall'altro sta affrontando in modo sistematico il supporto alle amministrazioni a partire dalla capacità di indirizzare i fondi europei, non sempre utilizzati, verso progetti di digitalizzazione.

Seguici: 

La figura del "Responsabile per la transizione digitale", che rappresenta uno dei punti più critici su cui si poggia l'organizzazione del processo di digitalizzazione delle PA, dovrebbe essere intesa come "l'ufficio per la transizione digitale" dove allocare le diverse e complesse competenze necessarie per realizzare un processo così articolato come quello indicato nel piano triennale.
Il quadro normativo esistente, al netto di alcune piccole correzioni per l'adeguamento alle disposizioni dei regolamenti europei, è più che soddisfacente per le esigenze dettate dalla digitalizzazione. Quello di cui necessita realmente il nostro Paese è una maggiore semplificazione delle procedure amministrative e un forte impegno di orchestrazione delle azioni messe in atto dalle 22mila pubbliche amministrazioni, che tenga conto delle enormi differenze di queste ultime per dimensioni, distribuzione territoriale e tipologia di ente.

Affrontando nel merito il problema della gestione documentale e dell'emanazione delle nuove regole tecniche, che saranno un compendio delle precedenti norme in materia, viene confermato l'impegno dell'AgID a promuovere attraverso questi documenti un esaustivo trattamento di tutti gli aspetti della materia, in modo chiaro e fruibile da tutti gli operatori pubblici e privati, ma per le amministrazioni locali il vero punto non è tanto legato all'informatizzazione, quanto alla organizzazione degli uffici che sempre più spesso sono sotto organico e con risorse che non hanno competenze archivistiche adeguate al funzionamento dei procedimenti esistenti.
Esistono già soluzioni di Enterprise Information Management adatte alle PA ma il problema sembra essere che le amministrazioni non hanno affrontato l'introduzione di queste procedure facendo una revisione critica degli aspetti organizzativi, legati alle procedure di gestione dei workflow, e degli aspetti archivistici per una revisione dei termini di conservazione (documenti da conservare in via perenne) e per una "normalizzazione" del contenuto del fascicolo prima del loro trattamento informatico: finché si tratta di gestire singole serie documentarie (le fatture, i contratti, le delibere?.), il processo regge, ma se si deve affrontare la conservazione di interi fascicoli è necessario mettere a punto un vero e proprio progetto.

A questo scopo ci si chiede se abbia senso introdurre complesse procedure di dematerializzazione dei fascicoli esistenti, la cui costruzione avvenuta nel tempo in contesti normativi a volte diversi, si è stratificata sull'operato anche di più gestori. Nella scelta delle priorità va sicuramente creato un momento di switch off tra il passato cartaceo e il nuovo nativo digitale definendo una data a partire dalla quale diventa possibile beneficiare dei reali vantaggi del digitale lungo la strada già tracciata che porterà alla digitalizzazione dei processi.
Alfieri Voltan, Presidente SIAV



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