25/03/2020

economia
Oil war: le mosse rischiose dell'Arabia Saudita

Calef (Notz Stucki): il crollo delle quotazioni del petrolio e? stato causato da un aumento della produzione e un taglio dei prezzi da parte di Ryad per mantenere le proprie quote di mercato

La scorsa settimana a Vienna si è tenuta una riunione estremamente importante tra l'OPEC, di cui il maggior esponente è rappresentato dall'Arabia Saudita, e la Russia (da qui OPEC+). La proposta avanzata da parte dell'Arabia Saudita era quella di effettuare un taglio alla produzione molto significativo per sostenere i prezzi del petrolio, in ribasso a causa dell'emergenza Coronavirus.
Tuttavia, la Russia non ha accettato il taglio, probabilmente perché non avrebbe voluto in un certo senso lanciare una scialuppa di salvataggio ai rivali produttori di Shale Oil. Infatti, i produttori americani al momento sono in difficoltà a raggiungere il pareggio di bilancio con prezzi del petrolio così bassi ed un loro rialzo li aiuterebbe. Quindi Mosca ha rifiutato la proposta dell'Arabia Saudita, rompendo di fatto un'alleanza storica ed estremamente importante con il cartello dell'OPEC.

Oil war: le mosse rischiose dell'Arabia Saudita

Ma la risposta dell'Arabia Saudita non si è fatta attendere, infatti ha promesso di dare un forte boost alla produzione e di tagliare i prezzi, per assicurarsi di mantenere le proprie quote di mercato e, forse, mirando ad ottenere anche quelle del gigante russo.
A fronte di tale situazione, la reazione dei mercati l'abbiamo più che percepita. L'inizio settimana ha segnato un pesante tonfo del Brent, che è crollato del 30%, a livelli che non si vedevano addirittura dai tempi della Guerra del Golfo nel 1991. E' importante segnalare che l'Arabia Saudita in questo momento si trova in una fase in cui sta facendo degli investimenti importanti per realizzare il proprio progetto di infrastrutture.
Quindi, se una crisi del settore petrolifero potrebbe metterli in difficoltà, come mai Ryad si è lanciata a pompare quanto più petrolio possibile, col rischio di deprimere ancora i prezzi?

Seguici: 

Segnaliamo che la regione avrebbe comunque ancora delle risorse. Innanzitutto avrebbe temporaneamente ancora spazio per aumentare il proprio deficit pubblico e potrebbe resistere a prezzi del petrolio così bassi per almeno altri due anni.
Inoltre, il proprio programma di investimenti nelle infrastrutture può proseguire grazie alla ricchezza del Fondo sovrano, poiché quest'ultimo di recente ha generato proventi consistenti, provenienti sia dall'operazione di IPO di Saudi Aramco, che dalla vendita di 70 miliardi di dollari di una grossa partecipazione in SABIC, ovvero un'importante società attiva nel settore chimico dell'Arabia Saudita.
Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki



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