29/04/2020

editoriale


La lezione non capita della Brexit

Se non avesse problemi ventilatori post COVID-19, Boris Johnson farebbe sentire in tutta Europa una risata omerica, in onore delle sue materie storiche preferite. Quando c'è stata la Brexit tutti gli espertoni avevano previsto morte e distruzione per il Paese. La Gran Bretagna sarebbe sprofondata nel mare del Nord. Invece il governo dell'eccentrico Premier - che si è fatto curare in un ospedale pubblico - ha potuto mettere sul tavolo un poderoso piano di aiuti per il proprio Paese allo scopo di combattere i contraccolpi economici della pandemia che nella grande e saggia Europa ce lo sogniamo. Centinaia di miliardi di sterline cui si aggiungono quelli direttamente disposti dalla Banca centrale inglese. Niente più vincoli di bilancio, moneta propria e addio ai parametri di Maastricht. Johnson ha messo in campo il suo bazooka senza andar col cappello in mano a Bruxelles. Per tre anni i media (soprattutto europei) hanno dipinto la Brexit come un'apocalisse, ma adesso nessuno ne parla più, visto che si rivelerà la salvezza del Regno Unito.

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UK ha una visione, una strategia chiara e ha già distribuito, e ancora lo farà, risorse alla popolazione e alle aziende. L'Europa sta ancora decidendo come affrontare la crisi (Von der Layen ha stanziato solo 25 miliardi veri) e soprattutto la ricostruzione che verrà. Riunioni informali, eurogruppi, meeting (rigorosamente in videoconferenza), summit politici, MES, SURE, Coronabond e mille altre iniziative a medio-lungo termine per cercare di tenere insieme i pezzi di istituzioni, sempre con l'obiettivo di mantenere saldi gli interessi dei soliti noti. Tutte cose che probabilmente saranno spazzate via da un piccolo virus. A meno di cambiamenti epocali. In Europa si parla di cosa fare, altrove lo si sta già facendo. Dalla Brexit non è stata tratta alcuna lezione. 

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Claudio Gandolfo

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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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