01/07/2020

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La filiera agro-alimentare traina la crescita della bioeconomia

 

Trenti (Intesa Sanpaolo): il modello italiano, basato su realtà più piccole e ben radicate nei territori e nelle tradizioni locali, esprime una forte attenzione all'innovazione e sensibilità ambientale

In Italia la bioeconomia, intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche, inclusi gli scarti, per la produzione di beni ed energia, occupa oltre due milioni di persone e genera un output pari a circa 345 miliardi di euro (dati 2018). L'Italia si posiziona al terzo posto in Europa, dopo Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi). La bioeconomia è stimata in crescita di oltre 7 miliardi rispetto al 2017 (+2,2%), grazie in particolare al contributo della filiera agro-alimentare.
E' in crescita anche il mondo delle startup innovative della bioeconomia: sono state censite 941 startup innovative, pari all'8,7% di quelle iscritte a fine febbraio 2020 al Registro Camerale (quota che sale al 17% per le iscritte dei primi due mesi del 2020), con oltre il 50% dei soggetti operativi nella R&S e nella consulenza.

La filiera agro-alimentare traina la crescita della bioeconomia

Sono questi i principali dati che emergono dal Rapporto "La Bioeconomia in Europa", giunto alla sua sesta edizione, redatto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Assobiotech e Cluster Spring.
La filiera agro-alimentare, cui è dedicata questa edizione del Rapporto, è uno dei pilastri della bioeconomia, generandone oltre la metà del valore della produzione e dell'occupazione. Il sistema agro-alimentare italiano si posiziona ai primi posti in Europa, con un peso sul totale europeo del 12% in termini di valore aggiunto e del 9% in termini di occupazione.
La filiera agro-alimentare italiana è altamente integrata nel contesto europeo e ha visto crescere la proiezione sui mercati mondiali. Conserva al tempo stesso una forte base domestica, con quasi l'80% del valore aggiunto di derivazione nazionale, considerando non soltanto gli input prodotti internamente ma anche l'apporto degli altri settori. Sono italiane ben 6 regioni su 15 nel ranking del valore aggiunto europeo del settore agricolo.

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A fronte di un tessuto produttivo maggiormente frammentato, l'agrifood Made in Italy è caratterizzato da una specializzazione in prodotti ad elevato valore aggiunto e di alta qualità, come dimostrano il primato europeo delle certificazioni DOP/IGP e il terzo posto mondiale in termini di quota di mercato sui prodotti del food di alta gamma.
L'Italia è tra i leader europei con quasi 2 milioni di ettari di terreni destinati alle coltivazioni biologiche. L'analisi dei bilanci di un campione di oltre 9.300 imprese dell'agro-alimentare italiano, evidenzia come le imprese con certificazioni biologiche abbiano registrato una crescita del fatturato del 46% tra il 2008 ed il 2018, quasi doppia rispetto al +25% delle imprese senza certificazioni.
La sostenibilità della filiera agroalimentare è strettamente legata sia al modello produttivo e di consumo sia alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione degli scarti. I rifiuti organici prodotti dalla filiera a livello europeo sono pari a 87 milioni di tonnellate, pari a 171 kg pro-capite. Un potenziale di biomassa importante da cui si possono ricavare compost, bioenergia e biomateriali se opportunamente raccolti e gestiti.

La produzione agricola, la trasformazione industriale, il trasporto e il consumo di cibo hanno impatti importanti sulle emissioni di gas serra e sui consumi idrici. L'Italia, tra i Paesi analizzati, evidenzia sia una incidenza inferiore del comparto sul totale delle emissioni (12% contro 15%) sia una minore intensità (1.144 grammi per euro rispetto a 2.253 registrati a livello europeo). Il settore agricolo è anche un grande utilizzatore di acqua sia a scopi irrigui sia zootecnici: il riuso della risorsa idrica può rappresentare un passaggio importante per mitigare lo stress idrico, ma attualmente risulta ancora molto limitato.
E' inoltre opportuno attuare pratiche di prevenzione e riduzione degli sprechi seguendo la Food Recovery Hierarchy: i prodotti alimentari che vengono sprecati lungo tutta la filiera rappresentano, infatti, emissioni di CO2 e consumi idrici inutili ed evitabili.

Secondo Stefania Trenti di Intesa Sanpaolo, "la bioeconomia costituisce un settore fondamentale per accelerare la crescita dell'economia italiana. In particolare, l'analisi della filiera agro-alimentare mette in evidenza come il modello italiano, basato su realtà più piccole e ben radicate nei territori e nelle tradizioni locali, sia stato in grado di esprimere una forte attenzione all'innovazione coniugata ad una crescente sensibilità ambientale, elemento imprescindibile nel mondo post-pandemia. Il sistema finanziario continuerà a dare un significativo contributo in questa direzione: la bioeconomia è uno dei settori chiave della regolamentazione da poco introdotta dalla Commissione Europea per la Finanza Sostenibile, che contiene precise indicazioni sulla priorità di utilizzo dei polimeri biobased, sulla gestione efficiente delle risorse in campo agricolo, nel ciclo idrico e per le biomasse".

Per Laura Campanini di Intesa Sanpaolo, "la logica circolare è un fattore cruciale per lo sviluppo della bioeconomia: l'Italia ha sviluppato buone pratiche ed esperienze innovative e in alcuni territori ha ottimizzato virtuosamente la raccolta differenziata, il riciclo e il riutilizzo di biocomponenti. I rifiuti organici prodotti dalla filiera agroalimentare sono una fonte importante di biomassa e rappresentano una risorsa da valorizzare piuttosto che uno scarto da smaltire. La sostenibilità della filiera agroalimentare è strettamente legata sia al modello produttivo e di consumo sia alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione degli scarti. La dotazione di impianti e gli assetti normativi e regolamentari sono cruciali per garantire la chiusura del cerchio in modo sostenibile".
"Il VI Rapporto sulla Bioeconomia conferma quanto questo metasettore rappresenti una parte rilevante del PIL nazionale. Si tratta di un settore in cui le biotecnologie si sono ritagliate un ruolo di game changer e che oggi è imprescindibile nelle politiche di sviluppo sostenibile di diversi Paesi del mondo. Per l'Italia rappresenta oggi un potenziale pilastro su cui fondare la ripartenza, conciliando economia, occupazione, società e ambiente. Servono politiche e regole stabili e competitive che proiettino il paese in un nuovo modello di sviluppo in sintonia con il percorso di Green New Deal intrapreso a livello europeo. La crisi da COVID-19 ci pone con urgenza il bisogno di rivedere il rapporto tra modi di produzione, gestione delle risorse e territorio ed il biotech potrà e dovrà svolgere un ruolo cruciale in questo processo di innovazione del Paese", ha concluso Riccardo Palmisano Presidente Assobiotec Federchimica.



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