08/07/2020

idee

Tetto al contante: entra in vigore ma la BCE aveva bocciato la proposta

 

Il governo Conte ha deciso di sfidare la Banca centrale imponendo un limite di 2mila euro ai pagamenti in contanti. Ma già a dicembre una lettera ufficiale aveva indicato come non è così che si combatte l'evasione fiscale

Il 1 luglio è entrata in vigore la nuova norma che impone un tetto massimo di 1999,99 euro (2000 per convenzione) per i pagamenti in contanti. Scenderà a mille dal 1 gennaio 2021. Una misura annunciata come un grande passo avanti nella lotta all'evasione fiscale. Una limitazione che dovrebbe andare a colpire sostanzialmente commercio e servizi, poiché le aziende, specialmente quelle grandi, hanno mille modi per creare elusioni.
Come ogni volta che si fa una legge con una forte vocazione ideologica, il fine giustifica i mezzi, ma quasi sempre si scontra con o con la Costituzione o con i Trattati internazionali. Nel caso della limitazione al contante, la faccenda ha fatto irritare la BCE, che aveva avvertito subito il Governo Conte, ancora in fase di discussione della legge finanziaria 2020, che quelle limitazioni ledevano molte prerogative dei trattati sulla moneta unica. Irritazione peraltro incrementata dal fatto di non esser stata consultata.

Tetto al contante: entra in vigore ma la BCE aveva bocciato la proposta

La lettera inviata da Yves Mersch, Membro del Comitato esecutivo BCE, ai Presidenti di Camera e Senato, nonché al ministro Gualtieri, il 13 dicembre 2019, chiede esplicitamente che le autorità italiane consultino la Banca Centrale Europea in quanto tenute farlo su "progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, comprese, in particolare, quelle relative a mezzi di pagamento". Già nel 2012 era stata inviata una lettera di simile tenore. E per far capire che questo genere si limitazioni non siano gradite, Mersch fa esplicito riferimento su "una serie di pareri adottati dalla BCE in merito a restrizioni all'uso del contante in altri Stati membri, comprese, in particolare, Grecia e Spagna".
In sette punti la lettera demolisce in punta di diritto l'idea di porre un limite così basso al contante.

Seguici: 

Al Primo ribadisce che "l'accettazione dei pagamenti in contanti debba costituire la norma".
Al Secondo, "le limitazioni ai pagamenti in contanti devono rispettare il corso legale delle banconote in euro".
Terzo, "mentre in uno Stato membro possono esistere in generale altri mezzi legali di estinzione dei debiti pecuniari diversi dai pagamenti in contanti, la loro disponibilità in tutti gli strati della società, a costi comparabili con i pagamenti in contanti, dovrebbe essere verificata con attenzione dalle autorità nazionali competenti. Questo perché tali altri mezzi possono avere caratteristiche diverse rispetto ai pagamenti in contanti e quindi possono non costituire delle alternative del tutto equivalenti". Come dire poveri e anziani non devono essere penalizzati e non possedere conti correnti o bancomat non è reato.

Il Quarto punto smonta totalmente la retorica del nostro governo: "sarebbe necessario dimostrare che le limitazioni ai pagamenti in contanti proposte, che incidono sul corso legale delle banconote in euro, siano efficaci ai fini del conseguimento delle finalità pubbliche legittimamente perseguite attraverso tali limitazioni. Si dovrebbe quindi dimostrare chiaramente che tali limitazioni permettano, di fatto, di conseguire la dichiarata finalità pubblica della lotta all'evasione fiscale". Ovvero, non è affatto dimostrato che limitazione del contante contrasti l'evasione.
Nel Quinto punto si rafforza il concetto: "le limitazioni dirette o indirette ai pagamenti in contanti dovrebbero essere anche proporzionate agli obiettivi perseguiti e non dovrebbero andare al di là di quanto necessario per conseguirli. Qualsiasi ripercussione negativa delle limitazioni proposte dovrebbe pertanto essere attentamente ponderata a fronte dei benefici pubblici previsti". Come dire: ripensateci.

Sesto punto: "la possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento. Il contante è anche generalmente apprezzato come strumento di pagamento in quanto, quale moneta legale, è ampiamente accettata, è rapida e agevola il controllo sulla spesa di chi paga. Costituisce, inoltre, un mezzo di pagamento che consente ai cittadini di regolare istantaneamente un'operazione ed è l'unico metodo di regolamento in denaro di banca centrale e al valore nominale che non consente legalmente di imporre tariffe per il suo utilizzo. Inoltre, i pagamenti in contanti non richiedono un'infrastruttura tecnica funzionale con i relativi investimenti, e sono sempre disponibili; ciò riveste particolare importanza in caso di indisponibilità dei pagamenti elettronici. Inoltre, i pagamenti in contanti agevolano l'inclusione dell'intera popolazione nell'economia consentendole di regolare, in tal modo, qualsiasi tipo di operazione finanziaria". Quindi non solo con la moneta elettronica si agevolano le banche (che lucrano sulle commissioni), ma si perde in inclusività, tema ripetuto come un mantra in ogni discorso politically correct.

Infine, settimo punto, siccome i trattati regolano già i rapporti di commercio indicando in 10mila euro la soglia oltre cui si applicano le verifiche del caso, "Ne consegue che la proposta di legge (ndr: italiana) dovrebbe stabilire una soglia proporzionata per le limitazioni ai pagamenti in contanti, tenuto conto degli obiettivi di tali limitazioni".
Quindi con la legge sulla limitazione dei contanti il governo si è messo di traverso alla BCE, che aveva avvertito per tempo e si era irritata per non esser stata consultata come dovuto.
La lettera indica nel dettaglio anche le "raccomandazioni" fatte a tempo debito a Grecia e Spagna, che hanno ovviamente dovuto retrocedere dalle loro limitazioni. Il governo giallorosso demagogicamente ha deciso di sfidare la Banca Centrale Europea. Non ci pare una decisione saggia.

Claudio Gandolfo



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