29/07/2020

idee

Brexit: lo scenario più probabile resta un accordo parziale

 

Fitzsimmons (T. Rowe Price): un mini accordo commerciale che riguardi alcuni beni e servizi, ma che tralasci le parti più complesse, come pesca e finanza, che verranno negoziate ulteriormente

Il Regno Unito ha formalmente lasciato l'Unione Europea il 31 gennaio, ma la faccenda era ben distante dall'essere conclusa. Fino alla fine del 2020, il Regno Unito resterà nel periodo di transizione, durante il quale non sarà più membro dell'UE ma continuerà a essere soggetto alle regole dell'Unione e ad essere parte del mercato unico e dell'unione doganale.
Le negoziazioni sulle relazioni commerciali tra UK e UE nel post transizione sono state limitate fortemente dalla pandemia di coronavirus. Tuttavia, a inizio giugno il Regno Unito ha rifiutato di richiedere un'estensione del periodo di transizione, quindi la deadline del 31 dicembre resta invariata. Le discussioni sono riprese il 29 giugno, e sembra sia necessario ancora parecchio lavoro prima di raggiungere un accordo.

Brexit: lo scenario pi probabile resta un accordo parziale

I potenziali scenari e la situazione attuale
Riguardo al periodo post-transizione, riteniamo che siano quattro i potenziali scenari:
1) un accordo comprensivo;
2) un mini accordo commerciale, che riguardi solo alcuni settori;
3) un'uscita senza accordo;
4) un'estensione formale del periodo di transizione.
Negoziare un accordo entro la fine del periodo di transizione sembrava una sfida complessa già prima della diffusione del virus, ora con la pandemia che sta devastando l'economia mondiale, questo compito è diventato ancora più difficile. Sembra che siano stati fatti pochi passi avanti finora, anche se entrambe le parti hanno indicato che ritengono necessario raggiungere un accordo entro ottobre, in modo che possa essere ratificato entro fine anno.
La principale differenza di posizione tra le due parti riguarda l'insistenza da parte UE sul mantenimento post Brexit dello status quo in aree come aiuti pubblici, ambiente e diritti dei lavoratori, per evitare che le aziende britanniche abbiano un vantaggio sulle società europee. Altri punti critici riguardano pesca e finanza.

Seguici: 

Le probabilità dei diversi scenari
1. Accordo comprensivo che riguardi tutti i beni e i servizi - probabilità 10%
La possibilità che UE e Regno Unito raggiungano un tale accordo sembra remota, visti i punti critici già evidenziati.
2. Estensione formale del periodo di transizione - probabilità 5%
Il governo britannico ha insistito sul fatto di non voler estendere il periodo di transizione e, sebbene possa ancora cambiare idea, questo scenario sembra improbabile, visti i costi politici di posticipare ulteriormente l'implementazione di Brexit.
3. Brexit senza accordo - probabilità 20%
L'uscita senza accordo non è mai stata un risultato ideale ed è diventata ancora meno attraente con il COVID-19, soprattutto per Paesi come Spagna e Italia che sono stati particolarmente colpiti dal virus e che dipendono fortemente dal turismo britannico. Sebbene un no-deal colpirebbe più il Regno Unito che il resto d'Europa, il coronavirus ha probabilmente rafforzato la posizione britannica, almeno in parte.

A rafforzare la posizione UK sono state anche le indicazioni da parte del Presidente Usa Donald Trump di voler stringere un accordo con il Regno Unito. Per l'UE sarà difficile convincere Boris Johnson durante le negoziazioni, se questi ha il supporto della maggiore economia al mondo. Tuttavia, ciò potrebbe cambiare se Trump dovesse perdere le elezioni di novembre.
4. Mini-accordo commerciale che riguardi solo alcuni settori - probabilità 65%
A nostro avviso, lo scenario più probabile è quindi un mini accordo commerciale che riguardi alcuni beni e servizi, ma che tralasci le parti più complesse, come pesca e finanza, che verranno negoziate ulteriormente. Ciò permetterebbe al governo britannico di aver mantenuto la sua promessa di riuscire a concludere la Brexit, pur permettendo alle due parti di continuare le negoziazioni sulle aree più complicate.
Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario, T. Rowe Price



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