16/12/2020

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Le aziende non rinunceranno più allo smartworking

 

Lida Gilli (Inaz): le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda, su tutte il lavoro a distanza. Proseguire sulla digitalizzazione ma non perdere di vista il ruolo dell'azienda come luogo di socialità e aggregazione

Dopo la pandemia solo il 6% delle imprese tornerà alle condizioni di prima, cioè senza smartworking. Digitalizzazione prioritaria per il 67%. Sono questi alcuni dei risultati della terza edizione della survey "Future of Work 2020" rivolta alle direzioni del personale delle grandi aziende italiane, presentata nel corso di HR Business Summit e realizzata da Osservatorio Imprese Lavoro Inaz e Business International. 

Le aziende non rinunceranno pi allo smartworking

Secondo Linda Gilli, presidente e AD di Inaz, "Il fattore umano conferma la sua importanza in tempi difficili. La disruption del 2020 spalanca le porte a nuovi modelli organizzativi, con il lavoro a distanza che deve diventare vero lavoro agile".
Le difficoltà che le aziende vivono sulla propria pelle e le preoccupazioni per la crisi economica non spengono la voglia di guardare avanti delle imprese italiane, in particolare per quanto riguarda l'innovazione in ambito HR. Innovazione che, anzi, viene riconosciuta come sempre più necessaria: il 67% delle imprese mette la digitalizzazione in cima alla lista delle priorità e il 60% indica nello smartworking l'iniziativa più urgente su cui investire per quanto riguarda la gestione delle risorse umane. Dopo averlo sperimentato in modo forzato durante l'emergenza, infatti, solo il 6% delle imprese dichiara di voler tornare alle condizioni preesistenti senza smartworking.

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"In tutti i cambiamenti che hanno travolto le imprese quest'anno, si è confermata la centralità del fattore umano", ha fatto notare Gilli. "La ricerca fotografa indubbiamente una situazione in divenire, in cui emergono tendenze a volte contraddittorie, ma una cosa è molto chiara: le esperienze fatte nel 2020 lasceranno una traccia profonda, su tutte il lavoro a distanza. Per trasformare quest'ultimo in vero smartworking occorre da un lato proseguire sulla strada della digitalizzazione, ma dall'altro non bisogna mai perdere di vista il ruolo dell'azienda come luogo di socialità e aggregazione".
Innovare i modelli di organizzazione del lavoro è indicato dal 69% delle aziende come l'obiettivo prioritario in ambito HR di qui a tre anni, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2019. Fra le competenze su cui la funzione HR sente di dover migliorare, spiccano formazione e sviluppo di nuove competenze (55% delle risposte, +10% rispetto allo scorso anno).

Una serie di domande introdotta in quest'ultima edizione della ricerca mira invece a indagare come gli effetti della pandemia stiano modificando le prospettive future dell'organizzazione del lavoro. Emerge quindi che, per quanto riguarda il lavoro a distanza, il 78% delle aziende dichiara che l'esperienza è stata positiva durante l'emergenza, ma necessita di una progettualità; il 56% dei Direttori HR evidenzia l'aumento di motivazione e senso di responsabilità dei collaboratori.
Per quanto riguarda le prospettive concrete per il futuro sempre nell'ambito dello smartworking, poco meno di due aziende su tre modificheranno il modus operandi precedente, o implementando in modo sistematico lo smartworking (43%) o incrementando le pratiche di smartworking già in atto (18%). Tra le rimanenti solo il 6% tornerà alle condizioni preesistenti senza smartworking, il 3% confermerà le policy di smartworking già consolidate e il 31% dichiara di trovarsi ancora dentro il processo decisionale su possibili cambiamenti.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il mix tra lavoro in sede e lavoro a distanza su base settimanale, per il 35% delle aziende interpellate il lavoro delocalizzato sarà, in proporzioni diverse, comunque prevalente rispetto al lavoro in sede. Il 39% delle aziende prevede invece più prudentemente due giorni su cinque di smartworking. Un altro 13% infine si sta orientando per un solo giorno di erogazione della prestazione lavorativa in luogo diverso dalla sede dell'azienda.
Quanto alle criticità dello smartworking, l'aspetto su cui si sono maggiormente concentrate le risposte (1 su 5) è quello della leadership, seguita dal rischio di una diminuzione non tanto delle performance, quanto del senso di appartenenza dei collaboratori (18% delle risposte).
"Ogni rivoluzione, e questo cambiamento globale che abbiamo di fronte lo è, presenta insidie ma anche opportunità", conclude Gilli. "Le direzioni HR sono chiamate oggi a ridefinire strumenti e modelli in modo che persone e imprese possano trarre vantaggi dal difficile periodo che stiamo vivendo".



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