16/12/2020

editoriale


Il nuovo MES spalanca le porte al default 

Se non serve a niente, allora serve per qualcos'altro.
Potrebbe esser la definizione perfetta per il MES, anzi, per la sua riforma.
Perché istituire un nuovo organo se nessun Paese, dopo aver visto cosa è accaduto in Grecia, si sognava di richiedere quello vecchio (come affermato da Dombrovskis)?
E perché Francia, Germania e i soliti frugali del Nord hanno festeggiato sfrenatamente il via libera del ministro Gualtieri alla riforma?
Una delle risposte è direttamente agli atti del nostro Senato, dove nel dossier n.187 in merito a "La riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità".
Al punto 2.5: "Con la riforma dell'articolo 12 del Trattato, sarebbero modificate le clausole d'azione collettiva con l'introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno, anche delle clausole d'azione collettiva con approvazione a maggioranza unica (single limb CACs).
In generale, le clausole d'azione collettiva consentono a una maggioranza qualificata di creditori di imporre la ristrutturazione del debito a tutti i creditori.

Seguici: 

Le clausole con approvazione a maggioranza unica consentono di prendere una decisione contestuale per tutte le serie di un dato titolo, senza la necessità di votare per ogni singola serie emessa. Per tale ragione, in presenza di un creditore in possesso della necessaria maggioranza rispetto agli altri detentori del debito pubblico di uno Stato membro, tali modifiche potrebbero consentire una semplificazione delle procedure di ristrutturazione del debito".
In pratica, basta che i soliti noti si mettano d'accordo e l'Italia fa default senza neanche potersi opporre.
Anche se avessimo ancora accesso ai mercati, l'attivo di bilancio e la bilancia dei pagamenti in attivo.
Un ricatto perenne per ogni governo che verrà.
Decisamente un grande risultato per i nostri risparmiatori, le nostre banche e per l'intero Paese.

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Claudio Gandolfo


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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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