07/01/2021

editoriale


Per esser contributori netti della UE diventiamo sempre più poveri 

Come giudichereste un'impresa che da 25 anni taglia gli investimenti in ricerca e sviluppo, in marketing, customer care e nel welfare dei dipendenti ma allo stesso tempo fa cospicue e regolari donazioni ai suoi concorrenti? Di sicuro che c'è qualcosa di profondamente sbagliato e che prima o poi quell'azienda fallirà o avrà seri problemi.
Invece questo rispecchia esattamente il comportamento dell'Italia nell'Unione Europea. In 25 anni, solo nel 1997 non siamo stati contributori netti. Per tutti gli altri anni abbiamo contribuito al bilancio UE in quota capitale, ricevendo indietro molto meno di quanto versato.
E' come se avessimo erogato a fondo perduto 110-115 miliardi di euro, a tutto vantaggio di chi ci fa una guerra fiscale o agisce attraverso leggi al limite del surreale per acquisire le nostre aziende. E noi sempre a pagare, anno dopo anno, mentre la nostra popolazione si impoverisce sempre di più.
Ma la cosa più grave è il fatto che tra i Paesi frugali del Nord sono convinti di esser loro a mantenere noi. 
Noi che spendiamo i fondi erogati in donne e vino, o che facciamo la bella vita lavorando poco e andando presto in pensione. Luoghi comuni che sui loro media passano regolarmente da anni, rilanciati da spregiudicati politici ed economisti locali, e che rende quindi i cittadini tetragoni alla realtà, visto che nessuno gliela spiega.
E quanto sia scientificamente perverso il meccanismo lo si vede con il Recovery Fund, i cui fondi arriveranno dal bilancio europeo.
E questo i soldi dove li trova?
Attraverso nuove tasse locali (vedi la Plastic Tax) e dai contributi che ogni stato verserà nei prossimi 7 anni.
In pratica, prima versiamo la nostra quota di partecipazione poi, con calma, una parte ci verrà data a fondo perduto e un'altra prestata
E forse, ma qui i conteggi portano a saldi diversi, tra 3-5 anni potremmo essere percettori netti (governo) oppure rimetterceli come al solito (Huffington Post). 
Intanto paghiamo, poi si vedrà.
E a noi nessuno fa sconti su quanto versare (rebate) come alla Germania e l'Olanda.
Fa quindi sorridere amaramente leggere sui media di una "pioggia di miliardi" in arrivo, visto che se tutto andrà bene riporteremo a casa i nostri soldi, ma spendendoli come chiedono a Bruxelles e finanziando la riconversione industriale di Berlino e Parigi.
Ne vale la pena?

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Claudio Gandolfo


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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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