13/01/2021

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Andrea Mazzalai (Icebergfinanza): sarà il debito il vero protagonista del nuovo anno

La gravità dell'attuale depressione economica è tale che la fiducia va ricostruita per superare il disagio sociale e l'immensa disparità di ricchezza creata in questi anni da una sconsiderata politica monetaria

L'Europa dei ricatti, la Brexit, gli USA alle prese con tensioni sociali, e una deflazione da debiti che non lascia prevedere nulla di buono, nemmeno per la Cina. Cosa potrà accadere in questo anno? Ne abbiamo parlato con Andrea Mazzalai, Consulente finanziario e autore del seguitissimo e pluripremiato blog Icebergfinanza.

Come ogni anno cerchiamo di vedere cosa riserva il futuro. Con che occhi dobbiamo guardare al 2021?

Colgo innanzitutto l'occasione per augurare un sereno anno nuovo a tutti i lettori di BusinessCommunity.it, con una importante premessa.

Andrea Mazzalai (Icebergfinanza): sar il debito il vero protagonista del nuovo anno

I tempi che stiamo vivendo, le dinamiche economico/finanziarie, politiche ma soprattutto sociali, sono di così ampia portata che qualunque tentativo di scorgere o prevedere cosa potrà accadere nel nuovo anno o nei prossimi anni, rischia di essere uno sterile esercizio, simile a quello degli economisti delle banche centrali che negli ultimi 12 anni hanno previsto altrettante ripartenze dell'inflazione o quello di chi ad inizio 2020, formulava oroscopi meravigliosi per i viaggi e gli spostamenti.
Da sempre la nostra stella polare è l'analisi empirica, io, voi, un premio Nobel, chiunque non è in grado di conoscere cosa accadrà normalmente nella nostra vita, figuriamoci in mezzo alla più grave pandemia degli ultimi 100 anni e a una feroce deflazione da eccesso di debito che ha amplificato le disuguaglianze e la disparità di ricchezza.

In una deflazione da debiti, gli stimoli fiscali sembrano l'unica arma a disposizione delle banche centrali. Basteranno o ci vogliono soluzioni alternative?

Come ho scritto più volte, il debito, soprattutto quello improduttivo e speculativo come sta accadendo ora, è una metastasi in grado di frenare o rendere inutile ogni sforzo di maggiore crescita e produttività. La storia, unica maestra in grado di dare lezioni indimenticabili, ci dice che sono quattro le soluzioni per attenuare una dinamica che ormai è completamente fuori controllo.

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L'inflazione, come abbiamo visto e detto, ha fallito il suo compito di ridurre l'onere del debito pubblico in ognuno di questi 12 anni che ci separano dalla crisi subprime, dove l'esplosione del debito ha raggiunto livelli mai visti prima. Sembra che i costi sociali ed economici non interessano ai banchieri della FED che anelano disperatamente ad una reflazione che non ha alcuna possibilità di avverarsi, neppure attraverso l'alimentazione delle aspettative.
Il livello di crescita economica è stato ampiamente sotto la media storica, mentre nessuno ne i governi né le banche centrali sono riusciti a porre un argine all'esplosione del debito. Razionalmente non resta che una ristrutturazione del debito, una moratoria o il fallimento di famiglie e imprese.
Gli stimoli fiscali non fanno altro che rimandare la resa dei conti, il debito resta e continua a gravare sull'economia.

Come suggerisce Lacy Hunt, uno degli economisti più illuminati degli ultimi anni, ogni dollaro aggiuntivo di debito nel 1980 durante la Grande Inflazione, generava almeno una crescita di 60 centesimi di Pil, ultimi anni nei quali la produttività del debito è aumentata. Nel 2019 siamo arrivati a soli 27 centesimi di crescita, ci vogliono circa 3,7 dollari di prestito per creare un dollaro di crescita economica e il rapporto è in costante peggioramento, quanto può durare?
In America Biden, ancor prima di diventare presidente, si sta rimangiando le promesse della cancellazione del debito studentesco, ci sono voluti quattro mesi di feroce dibattito per raggiungere un accordo su soli 600 dollari da inviare alle famiglie americane, 900 miliardi di stimoli sono finiti in mille direzioni, la maggior parte verranno utilizzati in maniera improduttiva, clientelare, per soddisfare conflitti di interesse ovunque. No, gli stimoli fiscali non basteranno, il debito va monetizzato, sta già avvenendo, molte banche centrali lo stanno facendo, politicamente in Europa non c'è alcuna speranza, sino a quando Germania e Francia, continueranno a dettare l'agenda.

I miliardi del Recovery Fund di cui tutti parlano come di un miracolo, non sono altro che debito, contributi al bilancio di ogni singolo Stato che pagheremo con più tasse e più austerità una volta finita l'emergenza della pandemia. Il MEF in questi giorni ha appena comunicato che nonostante un consistente aumento del nostro debito, la spesa per interessi è diminuita di 1,4 miliardi, ecco a cosa serve una banca centrale, il MES è uno strumento obsoleto da liquidare il prima possibile.
Comprendo che politicamente ed eticamente non è possibile cancellare il debito come nulla fosse, ma non c'è via di uscita: o il costo del denaro resta vicino a zero per l'eternità o la cosiddetta distruzione creatrice, attraverso fallimenti generalizzati entrerà in azione.

Sul tuo blog è parso di capire di capire che per gli USA avesse vinto Trump o Biden in realtà cambiava poco. Che cosa aspetta l'America nel 2021 e oltre?

No cambia molto invece. Quello che non cambia è la dinamica del debito, la totale dipendenza dal mondo finanziario, dalle banche centrali, sulle questioni sociali, ambientali ed economiche c'è un abisso tra democratici e repubblicani, meglio non addentrarci nelle questioni politiche.

Molto dipenderà da come andranno le elezioni in Georgia (in corso al momento dell'intervista, ndr), se la maggioranza resterà ai repubblicani, in questo caso una eventuale elezione di Biden cambierà davvero poco a livello di stimoli fiscali e spesa pubblica, avrà le mani legate, la conflittualità è tale che nei primi due anni, riuscirà a far ben poco.
Diverso è il discorso di come si comporterà la nuova segretaria al Tesoro, Janet Yellen, già ex governatore della Federal Reserve, prima di Powell, ma soprattutto lo spazio di azione che potrà avere la banca centrale americana. Le scommesse oggi sono a senso unico, pandemia sconfitta dai vaccini, reflazione, boom economico, addirittura c'è chi torna a parlare di ruggenti anni venti e via dicendo. Pochi o nessuno pensano che qualcosa potrebbe andare storto, non tanto per colpa della pandemia, ma soprattutto per le enormi tensioni sociali che questa depressione economica porta con sé e le conseguenze sulle future generazioni. Sino a quando non vedrò un'equa redistribuzione della ricchezza, pari accesso alle opportunità per tutti, nuove dinamiche demografiche, difficilmente avremo i Roaring Twenties.

L'Europa di fatto ha lasciato che i suoi membri affrontassero la crisi economica da pandemia in ordine sparso con il solo supporto non convenzionale della BCE. Cosa ti aspetti per il futuro?

Per quanto riguarda l'Europa come ho già detto, tra un ricatto e l'altro, un compromesso al ribasso, giusto per prendere tempo, nulla è cambiato in questi anni. L'egemonia tedesca continua, la solidarietà è un'illusione.

La storia suggerisce che è quasi impossibile politicamente mettere insieme gli interessi economici e politici di un numero così grande di Stati, soprattutto quando a prendere le decisioni sono sempre gli stessi. Abbiamo scoperto che basta una pandemia per cancellare anni e anni di regole assurde, limiti anacronistici, trattati obsoleti. Pareggio di bilancio o austerità sono termini che però non possono scomparire così facilmente, dietro l'angolo ci attende una nuova stagione di lacrime e sangue.
Il dibattito sul MES e quello che è successo recentemente con la firma su una riforma-trappola, dimostrano che il Recovery Fund è solo un'illusione, nulla ci è stato regalato, a tempo debito ci verrà presentato il conto, sempre che nel 2021 veda davvero la luce, passando attraverso l'approvazione di 27 parlamenti. La sterilità del dibattito politico italiano e i suoi interpreti è tale che subiremo tutte le decisioni che nei prossimi anni riguarderanno il continente europeo. Il terrorismo mediatico è così martellante che difficilmente il popolo italiano sarà in grado di comprendere le svolte epocali alle quali andiamo incontro, soprattutto a livello economico e istituzionale.

La Brexit ha avuto il suo epilogo. Chi sono i vincitori e i vinti?

La Brexit, la sua conclusione, le premesse iniziali, quattro lunghi anni di inutile terrorismo mediatico, dimostrano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, come in una maniera o nell'altra si può uscire dall'Unione Europea. Invece di minacciare ogni giorno la fine del mondo, di dipingere una visione alternativa sempre come estremismo o euroscetticismo, i leader europei farebbero meglio a rimettere in discussione le basi di questa unione, limiti e regole anacronistiche.

Non basta criticare e minacciare chi ha mille motivi per lasciare, per andarsene. Servono fondati elementi per motivare a ricostruire e rimanere, anche se come ben sanno i miei lettori, nessuna unione fondata sulla moneta e sui capitali è mai sopravvissuta alla storia.
Non importa cosa suggeriscono media e analisti mainstream: questo divorzio ha un solo grande vincitore, Johnson e il Regno Unito. Bastano soli due grandi risultati raggiunti per assegnare la vittoria ad un Paese che è sempre stato fiero della propria indipendenza. Johnson ha imposto all'Europa l'intervento di un arbitrato indipendente per risolvere le future controversie, evitando quindi che la Corte di Giustizia UE possa in futuro influenzare il rispetto dell'accordo. Si chiude quindi definitivamente, a parte la parentesi Scozia che tornerà di attualità, un capitolo oscuro della storia dell'Unione europea. Quattro anni di inutili minacce e scontri, per una soluzione che alla fine era la più logica. Una soluzione che lascia aperta la porta di uscita per il futuro ad altri Paesi.

La pandemia ha messo a nudo tutte le crepe del sistema occidentale. La Cina sarà stato l'unico Paese al mondo a crescere nel 2020. Chi potrà riprendersi prima e perché?

Concludo con l'ennesima visione contrarian rispetto alla maggior parte degli analisti. Cina e Asia che sembrano aver assorbito meglio le conseguenze di questa pandemia, non potranno beneficiare a lungo delle conseguenze di questa crisi sanitaria. In primo luogo perché dipendono in tutto e per tutto dai consumi dei Paesi occidentali.

Secondo, perché il livello di debito che ha sostenuto questa rinascita, come detto più volte, è insostenibile e il dollaro tornerà ad essere un loro problema.
Consiglio a tutti di prendere con le pinze i dati macroeconomici in arrivo dai Paesi asiatici, come quelli che arrivano oggi dall'America e dall'Europa. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la gravità dell'attuale depressione economica è tale che la fiducia va ricostruita anche veicolando leggende metropolitane che aiutino a superare il disagio sociale e l'immensa disparità di ricchezza creata in questi anni da una sconsiderata politica monetaria.
Certo ci vuole fiducia e ottimismo, ma attraverso la verità e non l'illusione di un mondo che continua a ragionare con l'antica logica del "trickle down", la teoria secondo la quale i benefici economici a diretto vantaggio di pochi favoriscono l'intera società, la classe media e le fasce di popolazione marginali. La storia insegna che una volta superato il limite non si torna più indietro.



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