13/01/2021

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Col digitale, il popolo è bue e non basta educarlo, serve guidarlo (e obbligarlo) - Punto e a capo

 

Piccole digressioni intorno al digitale, alla percezione, all'uso e alla diffusione. C'è molto da fare

Se c'è una cosa che abbiamo imparato nel 2020 è che siamo totalmente dipendenti dal digitale.
Preso atto di questo, non possiamo pretendere che tutti siano dei "maghi del computer", ma nemmeno degli assoluti incapaci.
Internet, i dispositivi e la tecnologia in generale hanno bisogno di una conoscenza minima, una grammatica digitale, necessaria per far funzionare tutto.
Dopo anni di assistenza tecnica, creazione di corsi, risposte in TV, articoli e libri, sono giunto alla conclusione che non si può pretendere che le persone sappiano tutto, ma soprattutto, "fare cultura" intorno a questi temi non è per niente facile, non per cattiva volontà delle persone, ma perché è difficile aiutare tutti quanti.

Col digitale, il popolo  bue e non basta educarlo, serve guidarlo (e obbligarlo) - Punto e a capo

Faccio un esempio veramente banale, ma efficace. C'è un mio video su come creare un avatar per Facebook, che raccoglie costantemente 5000 visualizzazioni al giorno ma che regolarmente Youtube mi toglie, salvo trovarmi i nuovi commenti sui vari social, ma non è questo il punto.
In questo video mostro, passo passo, come crearsi l'avatar che assomiglia all'utente, ma non tutti hanno questa funzione abilitata.
Perché? Perché da una parte la tecnologia evolve, dall'altra la complessità è tale per cui l'abilitazione dell'avatar dipende dai server su cui risiedono i dati dell'utente e dal tipo di privacy, nonché se l'applicazione, per esempio su smartphone, è stata aggiornata.
I parametri, quindi, sono tanti ed è impensabile tenere conto di tutti.
Vale per questo esempio banale, ma vale un po' con tutto.

Quando parliamo di digital transformation, per esempio, si rischia di banalizzare la questione o di complicarla all'infinito, dipende dal grado di astrazione con cui si affronta l'argomento. Trasferire queste informazioni alle imprese non è per niente facile.
Ma qui entriamo un po' in un'altra fase: chi si può arrogare il diritto di decidere quali sono le conoscenze minime? Ma soprattutto, se queste conoscenze minime cambiano con il passare del tempo, che senso hanno?
Una risposta, come si è visto nel 2020, poteva essere quella del "popolo bue": imponiamo le regole.
E via di App Immuni, Io, Cashback, Spid e via di seguito.
Ci sta: si forza la mano perché le persone devono essere guidate, o forse sarebbe meglio dire, obbligate a farlo.
Ma ha senso tutto questo?

Purtroppo non si recuperano posizioni rispetto ai Paesi digitalizzati con questi obblighi se poi le procedure non funzionano.

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Il rischio che diventi una burocrazia 2.0 c'è, aggravata dal digital divide che è sempre più evidente.
Chiedete a qualche insegnante delle elementari che conoscete, se non ci credete.
La strada da percorrere è tanta, molto è stato fatto e devo anche dire, almeno per l'Italia, non tutto è sbagliato, anzi. Ma il percorso è lungo e le insidie sono tante, sulle applicazioni, sui dati, sulla privacy e, non ultima, l'usabilità.
Vale per le Pubbliche amministrazione, ma vale per tantissime aziende.


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