27/01/2021

economia

Mercati: si prospetta un anno con molte incognite

 

Secondo l'Ufficio Studio di IG c'è una evidente spaccatura tra l'andamento dei mercati finanziari e quello dell'economia reale. Speriamo nei vaccini per una normalizzazione

Nessuno avrebbe mai immaginato un 2020 come quello appena concluso: la crisi scatenata dalla pandemia di COVID-19 si è imposta sulla scena, catalizzando l'attenzione e pilotando di fatto la cronaca economica, politica e finanziaria del mondo intero. Una crisi così massiccia da determinare anche gran parte dell'agenda del 2021. Gli occhi del mondo sono puntati sullo sviluppo della situazione vaccini (con le approvazioni della Food and Drug Administration per gli Usa e dell'Ema per l'Unione Europea) e sulle prospettive di ripresa economica.

Mercati: si prospetta un anno con molte incognite

Diamo uno sguardo ai diversi mercati.
Europa
Anche in Europa gli indici azionari sono stati trainati dalle azioni accomodanti della BCE e dalle politiche economiche espansive portate avanti dall'Unione Europea con il Recovery Fund (Next Generation EU). Nel Vecchio Continente tuttavia abbiamo assistito a velocità diverse sia nei danni derivanti dalla pandemia sia nell'andamento delle attività economiche conseguente.
La Germania è riuscita a mostrare performance migliori rispetto agli altri paesi grazie a misure governative veloci e trasparenti che sono riusciti a contenere il contagio. Manteniamo quindi le nostre prospettive rialziste sull'azionario europeo, preferendo l'indice tedesco Dax rispetto agli altri. Sulle valute europee conserviamo un approccio "neutral" sull'euro.
Crediamo, infatti, che il cambio eurodollaro possa avere ancora spazio per apprezzarsi ulteriormente anche verso quota 1,30 sulla scia di una politica fiscale super-espansiva da parte del nuovo segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen. L'euro, tuttavia, a nostro avviso, perderà terreno contro le altre valute forti nel Vecchio Continente, come franco svizzero e corona norvegese.

Seguici: 

Italia, il settore bancario e il FTSEMib
Il settore bancario proseguirà il processo di consolidamento avviato negli ultimi anni. Con ogni probabilità i tasselli di questo grande puzzle si completeranno già nei prossimi mesi, con le ultime banche che convoleranno a nozze.
Unicredit, MPS, Banco BPM e BPER saranno i quattro principali istituti a giocarsi questa partita. Non escludiamo colpi di scena, anche se l'addio di Mustier alla guida della banca di Piazza Gae Aulenti spalanca le porte a un matrimonio con Piazza Salimbeni.
M&A a parte, sulle banche pende il nodo dei crediti deteriorati, NPL, che potrebbero lievitare a seguito della pandemia. Potremmo avere numeri più importanti rispetto a quelli della crisi del 2012 con nuove ondate di aumenti di capitale necessari per stabilizzare il sistema bancario. Sarà questa una sfida nella sfida, riuscire a resistere a nuovi aumenti di capitale, in un momento particolarmente difficile per l'economia e il Paese e soprattutto in un'ottica di tassi bassi ancora a lungo.

Proprio il settore finanziario potrebbe frenare l'ascesa del FtseMib che è tornato negli ultimi giorni sopra quota 22.000 punti. Le aspettative è che la corsa degli ultimi mesi possa arrestarsi poco sopra 24 mila punti. Sarà questo l'ostacolo, superato il quale potremmo puntare verso i 26 mila punti nel corso dell'anno.
I bond e lo spread
Il 2020 ha visto una prosecuzione della discesa dei rendimenti sui principali bond governativi del mondo. Rispetto a qualche anno fa, questa volta a finire sotto zero è stata la parte più lunga della curva, causa lo scoppio della pandemia COVID-19. Il rally dei bond ha coinvolto anche i Btp, che dopo una fase di incertezza iniziale legata al lockdown, hanno iniziato la sua corsa grazie all'annuncio prima e alla approvazione poi del Recovery Fund europeo, oltre che alle misure di stimolo adottate dalla Bce. Complice di ciò il rendimento sul decennale italiano ha registrato nuovi minimi storici proprio negli ultimi giorni, arrivando sulla soglia di 0,50%, un livello impensabile forse solo in primavera, quando si era spinto sino al ridosso del 2%.

In forte riduzione anche lo spread, arrivato vicino ai 100 punti base rispetto ai 240 di inizio 2020.
All'orizzonte però il quadro rimane piuttosto difficile, complice l'instabilità politica. Nel 2021 e ancor più nel 2022 il Paese dovrà fare i conti con l'enorme debito pubblico accumulato negli ultimi mesi. Una sfida importante che potrebbe tornare a mettere pressione alla carta italiana. Quadro questo che ci spinge ad ipotizzare di vedere lo spread nuovamente sopra i 200 punti base, e su livelli ancor più alti se l'incertezza politica dovesse perdurare.
Germania: la successione di Angela Merkel e le elezioni politiche
Anche Angela Merkel non è immortale. Dopo 15 anni consecutivi al potere Angela Merkel ha reso noto che non parteciperà come candidato della CDU per le elezioni politiche generali del 26 settembre. La cancelliera ha condotto la Germania con rigore e grande senso politico, portando il paese a evidenziare le performance economiche migliori nel Vecchio Continente. La Merkel è stata indubbiamente straordinaria soprattutto a guidare governi di larghe intese non facili da domare. Ha inoltre rafforzato le istituzioni europee portando avanti il processo di integrazione. Non sarà facile per il mondo politico tedesco trovare un degno erede della regina d'Europa. L'incertezza politica all'avvicinarsi delle elezioni del 26 settembre potrebbe creare volatilità sull'indice tedesco e sugli altri indici europei.

Stati Uniti
Gli indici statunitensi hanno segnato nuovi massimi storici sulla scia delle manovre accomodanti da parte della Federal Reserve e quelle espansive del Congresso. Inoltre, altro elemento positivo che ha portato ulteriori acquisti è stata la vittoria alle presidenziali del democratico Joe Biden e un Congresso favorevole ai democratici. Il 5 gennaio, infatti, i democratici sono riusciti a guadagnarsi gli ultimi due seggi disponibili al Senato lasciando un percorso più facile per l'approvazione delle leggi della nuova amministrazione Biden.
E' molto probabile che nei prossimi mesi il nuovo presidente spingerà per un nuovo relief plan (da 500 a 1000 mld di dollari) portando l'assegno alle famiglie americane fino a 2 mila dollari. In merito alla FED ci aspettiamo un prolungamento delle misure accomodanti per lungo tempo sia nell'acquisto di assets (80 miliardi di dollari in Treasuries e 40 miliardi di dollari in mortgage backed securities), sia per i tassi d'interesse che resteranno fermi e invariati nella forchetta 0-0,25%.

Grazie all'insediamento di Janet Yellen come segretario al Dipartimento del Tesoro ci attendiamo una maggiore collaborazione tra FED e Governo dopo i difficili rapporti tra Powell e Mnuchin. Per i mercati le manovre espansive della Federal Reserve e del Congresso comporteranno ulteriore liquidità nel sistema con conseguenti rialzi per le piazze azionarie e debolezza per il dollaro.
La guerra commerciale con la Cina
Un altro fattore che ci accompagnerà per tutto il 2021 sarà il tema degli scontri commerciali tra le due grandi super potenze economiche mondiali: gli Stati Uniti e la Cina. Con l'avvento di Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti ci aspettiamo un allentamento delle tensioni ma NON un cambiamento nell'approccio alle trattative.
La Cina non ha al momento soddisfatto i requisiti dell'accordo di fase 1 in merito all'acquisto di beni importati dagli Stati Uniti, soprattutto di beni agricoli che è stato uno degli elementi più importanti per Donald Trump (a fine ottobre la Cina ha acquistato beni per 15,6 mld di dollari rispetto ai 27 mld di dollari attesi e per un impegno totale nel 2020 di 36,6 mld di dollari). Crediamo che ulteriori tensioni siano in arrivo soprattutto nel secondo semestre 2021.



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