24/02/2021

editoriale


Tu mi chiudi, tu mi paghi

La libertà di impresa è tutelata dalla Costituzione, così come il lavoro. Ma da quando è scoppiata la pandemia sembra che questo cardine sia stato abrogato. L'epidemia di COVID-19 è ormai un anno che affligge il Paese, e il governo Conte bis ha fatto ben poco per salvaguardare l'economia e i lavoratori.

Sono stati stanziati finora circa 120 miliardi di scostamento di bilancio, che non si comprende esattamente dove siano finiti (a parte per i banchi a rotelle), se non per elemosine varie, per quanto sia una cifra estremamente inadeguata per aiutare le aziende in crisi.

Il governo aveva deciso di affrontare il momento più difficile dal dopoguerra con micro elargizioni, sconti fiscali e prestiti non congrui.
Cosa poteva andar storto? Se pensiamo che l'ex ministro Gualtieri aveva ipotizzato di poter affrontare gli effetti del lockdown con uno scostamento da 3,6 mld di euro si intuisce che probabilmente da quelle parti non si aveva contezza delle dimensioni del problema.
E infatti il nostro Pil è crollato dell'8,8%.

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Mantenere in vita il sistema produttivo nella sua interezza, compresi quindi partite IVA, artigiani, commercianti, microimprese, ma anche PMI, doveva essere una priorità pari a quella sanitaria. Se mi obblighi alla chiusura, devi risarcirmi. Invece si è investito in monopattini elettrici. E adesso le macerie sono visibili a tutti.

Sarebbe bastato copiare ciò che è stato fatto e ancora fanno negli altri Paesi della UE, che approfittando dell'allentamento delle regole comunitarie hanno immesso a profusione liquidità nei conti correnti di chiunque avesse un'attività: dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna all'Olanda.

E' di qualche giorno fa l'ennesima manovra della Svezia, che ha rimborsato fino al 90% dei costi fissi a tutti coloro che avevano avuto negli ultimi mesi un calo di fatturato dal 30% al 40%. In pratica, anche se un'azienda o un esercizio è chiuso, gli pagano le spese. E' un aiuto ammesso dalla UE già da ottobre ed è stato potenziato a fine gennaio (da 3 milioni a 10 milioni di euro il tetto massimo per impresa).

Da noi invece siamo alla farsa, per non dire tragedia, di ristori per poche migliaia di euro una tantum sulla base dei vetusti codici ATECO.

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Un anno nelle mani di chi non ha mai visto un'azienda, una partita IVA o gestito un ristorante oppure una fiera in vita sua.
O conosciuto un lavoratore atipico.
Speriamo che il governo Draghi abbia idee più chiare, ma soprattutto che immetta liquidità nel sistema.
L'Italia è allo stremo.

 

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Claudio Gandolfo


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Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo

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