07/04/2021

editoriale

Un'economia tra chiusure e sopravvivenza 

E' cambiato il governo ma non è cambiato il metodo: le attività commerciali rimangono chiuse. Clausura e caccia all'untore, come durante la peste del 600. Il problema non è tanto la chiusura in se, perché i motivi di salute sono prioritari, ma la situazione che si è venuta a creare. Emblematico il caso dei ristoranti, che a mezzogiorno - con tutte le cautele e le infrastrutture - sono aperti, ma che dopo le 18 diventano sicuri luoghi di infezione, come se il virus Dracula si risvegliasse col buio. C'è qualcosa di perverso che regola l'orologio di questa pandemia, visto che non se lo ricorda nessuno, ma è ancora in vigore il coprifuoco alle 22.  Perché chiudere le attività non essenziali quando bastano accortezze di buon senso, che ormai conosciamo a memoria, per consentire loro di sopravvivere? Che danno provocano i negozi di abbigliamento? Quanti sono stati i lavoratori malati nei punti vendita? Questi dati aiuterebbero a farsene una ragione, ma non ci sono e si crea solo confusione. Quanti negozi di prossimità ed essenziali sono stati chiusi per infezioni? Solo questi dati potrebbero dare un quadro completo e non basato su sensazioni.

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Probabilmente, dobbiamo dircelo, un atteggiamento morbido non aiuta l'economia, ma aiuta il virus, basterebbe confrontare l'emergenza in Cina per farsi un'idea.

Dopo oltre un anno servizi e commercio sono allo stremo. Solo spese e praticamente zero incassi. "Come si può continuare così", denuncia Confcommercio. Non basteranno certo poche migliaia di euro di ristori o indennizzi (quando arrivano) per mantenere le attività in vita, senza contare che un numero impressionante di partite IVA o hanno già chiuso o ci stanno seriamente pensando. Come si può resistere senza lavoro? E non è che le imprese medie e piccole se la passino meglio visto che, al netto dell'export, i consumi sono calati in modo impressionante.  Secondo una stima di Unimpresa nel 2020 si è avuto un crollo dei fatturati in Italia pari a circa 320 miliardi, il 12,4% in meno rispetto al 2019. Ma va ricordato che i primi due mesi dell'anno erano pre-covid.    E che dire del turismo, quel comparto che contribuiva per parecchi punti di Pil e ora praticamente raso al suolo? Arriviamo all'assurdo che si può andare in vacanza all'estero, ma poi non si può uscire dal comune di residenza. In Europa abbiamo Spagna e Grecia che premono sul passaporto vaccinale, per quel che vale, poiché la vedono come l'unica via per poter rimettere in moto il settore del turismo, visto che per loro conta più della nostra manifattura.

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C'è da capirli. In Svizzera, Austria e Francia si è potuto sciare per tutta la stagione: si vede che da loro al virus non piace la montagna, mentre qui si è chiuso tutto a doppia mandata, dalla sera alla mattina. Oggettivamente le incongruenze sono tante, e dispiace rilevare che sempre più la popolazione si stia segmentando in tutelati (chi ha uno stipendio, un reddito di cittadinanza o una pensione) e chi deve ogni giorno inventarsi un sistema per portare a casa dei soldi, perché anche i risparmi prima o poi finiscono. Colpisce l'estrema lentezza del governo precedente, e anche di quello in carica, nel distribuire le risorse necessarie per sopravvivere per molte famiglie e imprese. "Nessuno rimarrà indietro" è stato un bello slogan di comunicazione positiva, cui purtroppo non ha fatto seguito quasi nessuna azione. E gli scostamenti di bilancio stanziati, una cifra non certo esigua, sono stati utilizzati in modo non efficiente né efficace. Eppure ricordiamo un annuncio da 400 miliardi di euro... era giusto un anno fa. Come ha rilevato l'Ufficio Studi della CGIA, "tra bonus economici, cassa integrazione, assunzioni/investimenti nella sanità, sospensione e taglio delle tasse, ristori, sussidi, contributi a fondo perduto, etc., l'anno scorso ogni cittadino italiano ha ipoteticamente ricevuto 1.979 euro dallo Stato per fronteggiare gli effetti negativi provocati dalla pandemia, contro una media dei Paesi dell'Area Euro che si stima in 2.518 euro pro capite (+539 euro rispetto alla media Italia).

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Sebbene siamo stati la nazione che in Europa ha registrato il più alto numero di vittime a causa del Covid e, contestualmente, abbiamo subito il crollo del Pil tra i più rovinosi di tutta l'UE, nel confronto con i principali Paesi dell'Unione siamo, assieme alla Spagna, coloro che hanno "aiutato" in misura più contenuta i propri cittadini/imprese. L'Austria, per esempio, ha erogato 3.881 euro per ogni abitante (+1.902 euro rispetto a noi), il Belgio 3.688 euro (+1.709 euro), i Paesi Bassi 3.443 euro (+1.464 euro), la Germania 2.938 (+959 euro) e la Francia 2.455 euro (+476 euro rispetto all'Italia). Solo la Spagna, con 1.977 euro pro capite, ha stanziato leggermente meno di noi". Il risultato di queste scelte di spesa è che dopo oltre un anno sono sempre di più le persone che scivolano verso la povertà. Il problema è che tra banchi a rotelle e monopattini elettrici la discesa è più veloce.



Claudio Gandolfo


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