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05/11/2025

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Le aziende puntano su trasformazione tecnologica e strategie di diversificazione per far fronte all'incertezza

Daviddi (EY): oltre l'80% dei CEO in Italia sta analizzando le opzioni legate alla rilocalizzazione produttiva come parte di una strategia di lungo periodo

Le imprese italiane stanno affrontando un panorama globale incerto con strategie decise, puntando sulla diversificazione e l'espansione internazionale. Questo quadro emerge dalla terza edizione dell'EY Parthenon Bulletin, un progetto di ricerca di EY che analizza trimestralmente le dinamiche di strategia, transazioni e trasformazioni aziendali. Lo studio, arricchito dai dati di un CEO Outlook condotto tra agosto e settembre su oltre 1.200 manager a livello mondiale, evidenzia come il tessuto imprenditoriale nazionale si stia confrontando con le sfide tariffarie e geopolitiche con notevole adattabilità.
Marco Daviddi, Managing Partner EY-Parthenon in Italia, ha sottolineato l'importanza dell'incertezza come fattore dominante: "La vera protagonista oggi è l'incertezza, che, a differenza dei rischi, non può essere misurata e che impone flessibilità e rapidità di azione". Nonostante questo scenario complesso, le aziende italiane mostrano consapevolezza e capacità di adattamento. Un segnale tangibile di questa proattività è l'aumento delle acquisizioni all'estero, che riflette la volontà di rafforzare la presenza globale e diversificare i mercati di sbocco, anche in risposta alle tensioni commerciali.

Oltre l'80% dei CEO italiani intervistati sta valutando la rilocalizzazione produttiva come parte di una strategia a lungo termine, non solo come mossa tattica. Questa cautela, unita alla necessità di ponderare attentamente le opzioni tecnologiche e l'integrazione dell'AI nei processi aziendali, sta rallentando alcune scelte di investimento. Circa il 28% dei manager italiani, un dato significativamente più alto rispetto all'8% globale, conferma questa tendenza. Tuttavia, il livello di fiducia dei CEO italiani per il futuro rimane elevato: l'88% si dichiara fiducioso per le prospettive economiche a dodici mesi, superando la media mondiale del 84%.

Di fronte a un contesto incerto, la trasformazione tecnologica e la riorganizzazione della produzione in mercati specifici per mitigare i dazi si affermano come priorità aziendali. Sebbene le priorità siano chiare, si registrano percezioni di rischio diverse tra le varie aree geografiche. Negli Stati Uniti, le principali sfide riguardano il costo del lavoro e la disponibilità di talenti (34%), la tech disruption e la difficoltà di integrare l'AI nei processi (32%), e i limiti infrastrutturali per l'innovazione (32%). In Europa, il rischio maggiore è percepito nelle tensioni geopolitiche e nell'instabilità politica (34%), mentre in Italia si temono principalmente le tensioni tariffarie nel commercio internazionale (42%).

Rispetto a maggio 2025, la percentuale di CEO in Italia che persegue attivamente operazioni straordinarie rimane quasi totalitaria (96%). Le Joint Ventures (JVs), le alleanze e le partnership strategiche continuano a essere l'opzione preferita (54%), ma cresce l'interesse per le acquisizioni (50%) e le cessioni di attività non strategiche (28%). Questi dati riflettono il sentiment dei manager sull'attività transazionale.
Nei primi tre trimestri del 2025, in Italia sono state annunciate 958 operazioni di investimento M&A, un lieve calo rispetto alle 1068 del 2024, ma con un valore totale di 57 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l'anno precedente. Questo risultato è stato sostenuto da megadeal, operazioni con un valore superiore a 1 miliardo di euro, soprattutto nei settori dei servizi finanziari, industriale, energetico e dei beni di consumo.


Il private equity e i fondi infrastrutturali hanno giocato un ruolo cruciale in 422 operazioni su target italiane, con una quota di investimenti add-on pari al 49%. Il settore industriale si conferma il più attivo (23% delle operazioni), seguito dai beni di consumo (17%), dai servizi (13%) e dalla tecnologia (12%). Si osserva una crescita delle operazioni nei settori finanziario e dei servizi, mentre energia e tecnologia risentono delle incertezze legate alla transizione energetica e alla trasformazione tecnologica.
Le aziende italiane hanno inoltre rafforzato la loro presenza internazionale. Nei primi nove mesi dell'anno, sono state annunciate 239 acquisizioni su target estere, un aumento del 10% rispetto al 2024, per un valore complessivo di 19,9 miliardi di euro. Oltre il 60% di queste operazioni si concentra in Stati Uniti, Spagna, Germania, Regno Unito e Francia. Il settore industriale rimane il più rappresentato (25% delle transazioni), ma cresce l'interesse per il comparto tecnologico.


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