Editoriale Tagli alle accise e debito pubblico | BusinessCommunity.it
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13/05/2026

idee

Tagli alle accise e debito pubblico

Si sentono da più parti voci che accusano il governo di non fare abbastanza contro il caro-carburante e di non destinare abbastanza risorse per abbattere i prezzi dell'energia per imprese e famiglie. Ovviamente questo è vero solo in parte e ci sono delle ottime motivazioni perché qualsiasi governo potrebbe fare ben poco di differente.
Siamo un Paese sotto infrazione da parte della UE per un 3,1% di debito pubblico in più nel 2026. Quello 0,1% (0,7% in realtà) è sufficiente perché l'Italia non rispetti i parametri del patto di Stabilità. Conti sbagliati? No. La corte dei Conti ha ricalcolato i bonus casa pentastellati e la spesa è di qualche miliardo più del previsto, e per questo siamo sotto procedura di infrazione.E allora?.

Vero è che Francia e Germania come al solito non rispettano nulla, ma per noi è importante che il nostro debito pubblico rimanga solido e appetibile per gli investitori stranieri come fino adesso. E per far questo occorre fare scelte talvolta impopolari, anche se penalizzanti dal punto di vista politico.
Lo spiega bene il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, replicando in aula alla Camera al termine del dibattito sul DFP: "Un Paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare. La sostenibilità del debito diventerà un grosso problema per chiunque dovrà assicurarla".
Tutto andava per il meglio nell'abbassare il debito quando la guerra nel Golfo ha fatto schizzare verso l'alto i prezzi dell'energia, causando il secondo shock energetico in pochi anni. Va ricordato che per l'energia dipendiamo quasi interamente dall'estero e quindi anche la nostra bilancia dei pagamenti, se il problema persiste, sarà destinata a peggiorare andando probabilmente in deficit.


E qui entra in gioco la fiducia dei mercati, quelli a cui ci rivolgiamo per rifinanziare il debito. Il governo deve mostrarsi prudente e con la barra dritta, pena una fuga dei creditori e l'aumento dello spread, che preluderebbe all'arrivo della Troika.
A circa un anno dalle elezioni piacerebbe a qualunque governo fare una finanziaria "espansiva", di quelle che elargiscono fondi, tagliano le tasse e migliorano la qualità di vita in modo tangibile. Ma il debito, come spiegato da Giorgetti, non ce lo consente. Oggi Francia e Germania sono in crisi e con i conti in disordine, alle prese con malcontento generale e prospettive decisamente poco rosee. Sono però in grado di influenzare Commissione Europea e BCE.


Finora l'Italia ha tenuto ma, per la felicità di Bruxelles, basta poco per tornare dietro la lavagna nel registro dei cattivi.
Ricordiamo sempre che le istituzioni europee sono tutto fuorchè amiche, come dimostrato infinite volte.
Ecco perché un taglio di qualche centinaio di milioni è ciò che possiamo permetterci. Sperando che da sotto il tappeto non esca altra polvere nascosta.
Claudio G. Gandolfo

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