Bruxelles vuole i nostri risparmi per coprire i propri errori
In una fase di incertezza, quando le ricette economiche non portano i frutti sperati, la politica ha sempre bisogno di trovare qualcuno a cui dare la colpa. Per l'Unione Europea questo schema sembra essere diventato un'abitudine consolidata. Negli anni passati abbiamo visto puntare il dito contro i debiti pubblici eccessivi o contro la presunta mancanza di rigore degli Stati Membri. Oggi la narrazione è cambiata e nel mirino sono finiti i risparmiatori, specialmente quelli italiani. Le famiglie che scelgono la prudenza, conservando il denaro in banca, acquistando titoli di stato o investendo nel mattone, sono diventate improvvisamente il capro espiatorio della mancata crescita industriale.
I circa 1.150 miliardi di euro che compongono il risparmio privato italiano depositato sui conti correnti vengono descritti a Bruxelles come "risorse ferme" che andrebbero mobilitate per il bene comune. L'idea alla base della Savings and Investments Union è spostare questa enorme liquidità verso il mercato dei capitali UE per sostenere le aziende e la transizione energetica (la follia green).
Eppure, questa visione poggia su un pilastro di argilla. Non è la mancanza di capitali a bloccare gli investimenti nelle imprese Europa, ma la cronica assenza di profitti interessanti. Forse i burocrati europei pensano che i risparmi siano come vecchi mobili in soffitta, che aspettano solo che qualcuno decida di spostarli in salotto per farli sembrare nuovi e utili.
A smontare la teoria del capitale mancante è la stessa BCE. Una ricerca condotta su un ampio campione di grandi aziende operanti nell'Eurozona mostra chiaramente che i finanziamenti sono l'ultima preoccupazione per chi deve decidere se avviare un nuovo progetto. Le imprese non evitano di investire perché le banche siano avare, ma perché il contesto esterno è diventato ostile. I veri ostacoli individuati dall'istituto di Francoforte sono:
- debolezza strutturale della domanda di beni e servizi;
- redditività attesa troppo bassa rispetto al rischio d'impresa;
- fardello insostenibile degli oneri regolatori e burocratici;
- costo del lavoro che erode i margini di guadagno;
- incertezza economica legata al contesto geopolitico globale.
Se persino la BCE riconosce questa evidenza, sorge spontanea una domanda: per quale motivo le istituzioni continuano a insistere sulla mobilitazione forzata dei risparmi? Probabilmente è più facile cercare di cambiare le scelte finanziarie dei cittadini che ammettere il parziale fallimento di un modello regolatorio asfissiante. L'economia reale non si muove per decreto. Quando un'opportunità è redditizia, il capitale fluisce naturalmente verso di essa senza bisogno di spinte gentili.
Negli Stati Uniti e nelle principali potenze asiatiche, gli investimenti nell'AI e nelle tecnologie di punta corrono velocemente. Questo non accade perché in quelle aree il risparmio sia superiore a quello europeo, ma perché quegli ecosistemi garantiscono crescita e produttività che il vecchio continente ha smesso di offrire. L'Europa ha scelto di sostituire la politica economica con una produzione industriale di norme. Abbiamo accumulato direttive, tassonomie e obblighi ESG, convinti che la competitività si potesse costruire a colpi di burocrazia. È una scelta che sta producendo un paradosso: mentre il mondo compete per attrarre capitali, noi discutiamo di come redistribuire quelli che rischiamo di perdere.
Il progetto della Savings and Investments Union prova a correggere gli effetti senza toccare le cause profonde del declino. Descrivere i depositi bancari come denaro improduttivo è un errore da matita blu. Per molte famiglie, quella liquidità rappresenta uno scudo razionale contro un futuro incerto e una politica monetaria instabile. Il vero nodo da sciogliere riguarda la convenienza: riducendo il prezzo dell'energia e tagliando i vincoli burocratici si otterrebbero risultati molto più solidi per gli investimenti imprese Europa. Il risparmio non è una zavorra per il continente, ma una delle poche sicurezze che le persone conservano ancora. Usarlo per mascherare gli errori di un sistema che soffoca la produttività significa solo posticipare la resa dei conti con la realtà. Il capitale non risponde agli ordini della politica: risponde solo a dove vede una possibilità di crescita reale.
Claudio Gandolfo

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