_Febbraio2014

economia

Verso la ripresa? Risparmiatori europei prudenti, con qualche cenno di miglioramento

 

Pizzoli (ING): Una ricerca internazionale rileva una situazione lievemente più rosea rispetto allo scorso anno. Ma l’Italia resta ancora pessimista sulle possibilità di risparmio nel 2014

La crisi mette ancora alla prova le finanze dei risparmiatori in Europa, anche se cominciano a farsi strada i primi segnali di miglioramento. Rispetto allo scorso anno, calano infatti dal 44% al 41% gli europei che vedono peggiorata la propria situazione finanziaria, con un lievissimo cenno di progresso anche per l’Italia. E’ quanto emerge dall’ultima rilevazione della Ricerca Internazionale ING con focus sui risparmi, realizzata in 13 paesi in Europa su un campione di 13 mila risparmiatori.
Davanti a un’Europa che mostra segnali di maggiore ottimismo sul fronte dei risparmi in pressoché tutti i Paesi intervistati, l’Italia registra un incremento ancora piuttosto contenuto: gli italiani che vedono peggiorate le proprie finanze negli ultimi tre mesi sono infatti il 58%, rispetto al 59% fotografato a inizio 2013. La Francia è invece l’unico Paese a dichiarare una situazione decisamente peggiore rispetto ad un anno fa: la percentuale di chi lamenta un calo delle proprie finanze passa infatti dal 46% dell’anno scorso al 55% attuale.

Verso la ripresa? Risparmiatori europei prudenti, con qualche cenno di miglioramento

Nella classifica generale del comfort sul proprio livello di risparmi, l’Italia, fanalino di coda d’Europa nel 2013, quest’anno scala una posizione e si colloca al 12esimo posto, mettendo a segno un piccolo recupero. Risalgono tre posizioni anche Repubblica Ceca, dalla 13esima alla decima, e la Francia (da 11esimo a ottavo posto). Nonostante l’economia tedesca in questo momento sia la più forte d’Europa, invece, i tedeschi passano dal secondo al sesto posto.
Gli italiani non brillano per soddisfazione per i propri risparmi. Coloro che oggi si dicono soddisfatti del livello dei propri risparmi sono il 16%, un valore che subisce un calo rispetto al 25% dello scorso anno
(quando c’era stata una ripresa rispetto al minimo del 12% del 2012). Guidano invece la classifica lussemburghesi, olandesi e austriaci, rispettivamente con il 45%, il 43% e il 38% di soddisfatti.

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La difficoltà a risparmiare dei connazionali aumenta: il 58% degli italiani dichiara che nell’ultimo anno la quota del denaro che è riuscita a mettere da parte è diminuito, un dato correlato al calo del 2,2% del PIL nazionale. Sale inoltre da 26% a 33% la percentuale degli italiani che non hanno risparmi accantonati, leggermente sopra la media europea di 32%, mentre il 49% non riesce ad aggiungere nuove somme al proprio gruzzolo.
Non stupisce, quindi, che in caso di una drastica riduzione delle entrate, come la perdita dello stipendio di uno dei componenti famigliari, il 42% degli italiani non avrebbe risparmi a sufficienza per andare avanti tre mesi. Il dato è inferiore alla media europea, al 39% (in calo di ben 10 punti percentuali dal 49% dello scorso anno), ma migliora rispetto al 45% rilevato a inizio 2013.
In questo contesto prevale la prudenza: gli europei si dicono infatti restii a spendere nel 64% dei casi e a chiedere prestiti nel 69%. L’Italia, insieme a Spagna e Francia, è tra i paesi dove i risparmiatori sono più riluttanti a spendere (76%) e ad accendere prestiti (74%). Solo l’11% degli italiani ha potuto permettersi di non ridurre le spese, contro una media europea del 22%.

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A volte, però, tagliare le spese non basta e oggi il 50% degli italiani, come il 55% degli europei, ha qualche tipo di indebitamento tra prestiti personali, carte di credito, scoperto bancario e prestiti chiesti agli amici, una formula quest’ultima che svolge un ruolo ancora piuttosto rilevante anche nel nostro Paese.
Ma dove si orienterà il risparmio degli italiani nel 2014? Una sezione dell’Indagine ING dedicata alla Penisola dice che 5 italiani su 10 non investiranno, 2 su 10 sono ancora incerti, mentre chi investirà prediligerà depositi a termine (13%), titoli di stato (9%), mercato immobiliare (6%), azioni (5,3%), fondi investimento (4,9%), obbligazioni corporate (3,1%) e conti correnti (2,8%). E se nel 2013 il 17% degli italiani ha cambiato banca, per il 2014 possiamo ipotizzare che un altro 16,5% lo farà, a fronte di un 64,4% che non cambierà e di un 19% che ancora non sa.

“Alla luce del quadro macroeconomico sottostante, il perdurare del disagio dei consumatori italiani rispetto al proprio risparmio non deve sorprendere” afferma Paolo Pizzoli, economista di ING. “In particolare, il secondo anno consecutivo di recessione ha generato un aggravamento del quadro occupazionale, con conseguenze negative in termini di reddito disponibile. Un contesto certamente non ideale per l’accumulazione di nuovo risparmio. In un quadro di diffusa riduzione dei livelli di consumo, molte famiglie, per mantenere il proprio standard di vita, hanno dovuto attingere ai risparmi accumulati in passato”.



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