_Febbraio2014

editoriale

Chi vuole la riforma Hartz all’amatriciana?

 

Abbattere il costo del lavoro sembra l’unica soluzione, senza rendersi conto di cosa poi in realtà comporti. Perchè senza domanda interna, non si va da nessuna parte. Non di solo export si può vivere, e presto sarà chiaro anche alla Germania

Il lavoro, o meglio, la sua mancanza, sarà probabilmente il tema centrale del 2014 in Europa. Persino il Fondo Monetario Internzionale, buon ultimo, si è accorto del problema. Lagarde, smorzando le tante oche giulive che straparlano di uscita dalla crisi, crescita in atto o dietro l’angolo (quale?), ha affermato che “Finchè gli effetti sull\'occupazione non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi in Europa sia finita. La crescita sta finalmente prendendo ritmo nella zona dell\'euro, che sta lentamente riemergendo da una profonda recessione, ma il mercato del lavoro è ancora in difficoltà con quasi 20 milioni di persone disoccupate”. E per l’anno davanti a noi sappiamo che la cifra potrà solo crescere.

Chi vuole la riforma Hartz all’amatriciana?

Sempre secondo Lagarde e il FMI, tre sono le priorità per la politica economica nel medio e lungo termine nell’eurozona: rafforzare la struttura dell\'unione monetaria, ridurre i livelli di indebitamento pubblici e privati, riformare i mercati del lavoro, dei servizi e dei prodotti. "La strada da percorrere è sicuramente difficile, ma l\'unica in grado di riportare l\'Europa sul sentiero di una crescita sostenibile", ha sentenziato.
Viene da chiedersi “sostenibile per chi?”. Anche perchè se si pensa alla Soluzione Finale applicata a Grecia, Portogallo o Cipro da parte della Troika (di cui il FMI è parte integrante), qualche dubbio sulla loro legittimità, oltre che competenza viene. Paesi rasi al suolo, insieme alla Spagna, con tassi di disoccupazione fuori scala.
Tassi che però fanno la media con quello della Grande Germania. E qui entriamo nella più stretta attualità.

Seguici: 

Da più parti politici, economisti (!) e media ci bombardano con una proposta che sembrerebbe sensata se non fosse fosse folle: se la Germania va così bene e noi così male, copiamo ciò che hanno fatto a Berlino!
Peccato che l’origine dei loro attuali successi sia l’urgenza di scongiurare la fuga delle loro multinazionali dal Paese per via dei costi di produzione. Si arrivò così all’Agenda 2010 (con dentro la riforma Hartz, www.forexinfo.it/Welfare-riforma-tedesca-Hartz-cosa ) che tra il 2003 e il 2005 riformò il mercato del lavoro tedesco, seguendo la stella polare della “flessibilità”, con la creazione delle figure del minijob e midijob, costo orario del lavoro ridicolo, e altrettanto ridicoli milioni di stipendi (400-500 euro al mese senza coperture previdenziali). Chiaro che poi Eurostat certifica come nel 2012 la Germania sia assurdamente il Paese occidentale con la percentuale maggiore di lavoratori a basso salario (22,2%), rispetto alle medie di Paesi come Francia (6,1%) o quelli scandinavi (tra il 2,5% e il 7,7%), a fronte di una media dell’Eurozona pari al 14,8%.

Ma grazie al dumping salariale verso i Paesi dell’Euro, inflazione interna inesistente, tasse e costo della vita più bassi, hanno portato il Paese ad avere il surplus di partite correnti che gli consente di guardare tutti quelli della zona euro dall’alto in basso. Loro sono virtuosi e noi siamo allegre cicale. Le loro banche attirano i capitali mentre dalle nostre è meglio fuggire, con conseguenti implicazioni nell’allegro mondo dei titoli di stato e relativi redditi. Proprio i tedeschi, che per anni hanno sforato tutti i parametri comunitari, adesso non consentono a noi di fare lo stesso (ma alla Francia si) per sopravvivere. In fondo, anche noi siamo in surplus...
E Lagarde dà a Merkel un grande assist, quando parla di riforma del lavoro. Già, perchè il costo orario di un operaio tedesco assomiglia molto di più a quello di un polacco che di un italiano. Idem per quello francese. Certo, qui c’è il cuneo fiscale. Qui abbbiamo un welfare troppo oneroso. Qui abbiamo un debito pubblico insostenibile e in crescita.

Abbiamo già scritto tempo fa che l’obiettivo della Germania (attraverso questo euro) era di “allargare il proprio spazio vitale”, attraverso un progressivo smantellamento dello stato sociale, del mercato del lavoro e relativo costo, e l’acquisizione (o annessione) delle nostre aziende. Queste, in crisi di liquidità, in difficoltà sui mercati internazionali, sono messe in condizione di gettare la spugna, anche grazie al sistema bancario. E il meglio del Made in Italy se ne va all’estero. Così come le multinazionali straniere che chiudono in Italia: come nei primi anni 2000 lasciavano la Germania per delocalizzare dove il costo del lavoro era minore. La riforma Hartz bloccò l’emorragia ma a costi di macelleria sociale notevolissimi. Oggi ci propongono la stessa ricetta che ha reso la Germania apparentemente forte. Una riforma Hartz all’amatriciana. In pratica, una drastica riduzione di salari, tutele e welfare. E ci chiedono di prendere (il lavoro) o lasciare (disoccupazione). Perchè non potendo più svalutare (la lira non c’è più) produrre da noi non assicura più la competitività necessaria per i mercati globali. Le aziende chiudono, la CIG esplode e la disoccupazione aumenta. A contorno, gli imprenditori sono sempre più in difficoltà e la pressione fiscale sale oltre il sopportabile. Abbattere il costo del lavoro sembra l’unica soluzione di cui si parla e si straparla, senza rendersi conto di cosa poi la deflazione salariale in realtà comporti. Perchè senza domanda interna, non si andrebbe da nessuna parte. Non di solo export si può vivere, e presto sarà evidente anche alla Germania. 

Ma nel caso non ci fosse ancora chiaro cosa ci “suggeriscono” di fare, “S%P continua a tenere nel mirino l\'Italia che rischia un nuovo downgrade se il governo non attuerà le riforme”. Un declassamento potrebbe anche dipendere da "ritardi nell\'affrontare alcune delle rigidità nei mercati del lavoro, dei servizi e dei prodotti, che stanno frenando la crescita".

Per chi non se ne fosse accorto, in Italia il massacro sociale è già in atto, e il nostro ex Premier Mario Monti si è lasciato scappare che è assolutamente voluto e pianificato. Ma non certo con un media del belpese, bensì con una bellissima videointervista alla CNN, in cui ha dichiarato che “Stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale” ( http://youtu.be/LyAcSGuC5zc ).
Per farci digerire meglio la riforma Hartz all’amatriciana?
Claudio Gandolfo



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