_Novembre2012

economia

La repressione finanziaria continuerà

 

Utermann (AllianzGI): Nonostante il miglioramento della situazione sui mercati finanziari è probabile una nuova ondata di avversione al rischio

Alla fine del secondo trimestre era opinione condivisa che l’Unione Monetaria Europea non sarebbe sopravvissuta nella sua forma attuale. Gli spread sovrani dei titoli periferici dell’UME sono saliti sui massimi record, la curva dei rendimenti in questi paesi si è appiattita o risultava persino inversa, e la fuga dei capitali verso i cosiddetti “porti sicuri” stava assumendo proporzioni allarmanti. Al contrario, l’Economic Forum di Allianz Global Investors del mese di giugno a Hong Kong ha riconfermato che lo scenario più probabile non era un tracollo dell’unione monetaria.

La repressione finanziaria continuer

Comunque, abbiamo preso atto del crescente rischio politico di un colpo di coda antisalvataggio e antiausterity, e abbiamo identificato tre condizioni essenziali affinché l’UME potesse continuare ad esistere nel più lungo termine. La Banca Centrale Europea avrebbe dovuto diventare veramente un prestatore di ultima istanza, l’UME avrebbe dovuto creare un’unione bancaria per rompere il legame tra il settore pubblico e le banche e dirigersi verso una maggiore integrazione fiscale. Spinti dagli avvenimenti, i politici europei sono intervenuti con decisione durante i mesi estivi.
Il primo intervento è stato quello di Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, che a fine luglio ha dichiarato che avrebbe fatto “quanto necessario” per impedire un tracollo dell’Euro. A inizio settembre ha poi annunciato il piano OMT (Outright Monetary Transactions) che prevede sostanzialmente un programma di acquisto di obbligazioni per le scadenze fino a tre anni. Il piano prevede per i paesi che chiedono aiuto, il rispetto di prefissati obiettivi di consolidamento fiscale. La dichiarazione iniziale di Draghi, abbinata al piano OMT, è un passo avanti per trasformare la BCE in un vero e proprio “prestatore di ultima istanza”, simile alla Banca d’Inghilterra o alla Fed. Nello stesso tempo i politici europei hanno avviato il dibattito verso l’unione bancaria, con la BCE come supervisore a partire dall’inizio del 2013.

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Infine, a metà settembre la corte costituzionale tedesca ha approvato provvisoriamente la creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità e l’uso di questi fondi a sostegno del debito pubblico e del settore bancario dei paesi europei.
A metà settembre, nei Paesi bassi c’è stata un’inattesa svolta a favore dei partiti di centro, relativamente favorevoli all’Euro, che dovrebbero costituire un governo stabile. Con questi interventi politici e i chiari progressi verso le tre condizioni necessarie per la sopravvivenza dell’Euro nel lungo termine, gli spread sovrani si sono ristretti e le attività rischiose hanno guadagnato.
Certamente, gli interventi dei politici europei rappresentano una svolta nella crisi dell’Eurozona: le autorità politiche hanno l’opportunità di riprendere in mano l’iniziativa. Ciononostante, i rischi politici sono ancora alti, per esempio rispetto alla Grecia, alla riluttanza della Spagna a chiedere l’aiuto della BCE (prima o poi diventerà necessario) o alle imminenti elezioni in Italia. Vanno messe in conto delle battute d’arresto.

Inoltre, nonostante il miglioramento della situazione sui mercati finanziari, lo scenario macroeconomico in Europa, Regno Unito, Cina e Giappone si è deteriorato durante l’estate. Mentre il mercato digerisce il deterioramento dei dati macroeconomici e il messaggio implicito nella terza fase di allentamento quantitativo da parte della Fed e nell’ultimo intervento di politica monetaria della Banca del Giappone, ovvero che tempi difficili richiedono misure d’eccezione, è probabile una nuova ondata di avversione al rischio.
Continuiamo a preferire i titoli a dividendo, determinati titoli sovrani dei mercati emergenti, obbligazioni societarie e ad alto rendimento su scala globale, titoli di società internazionali a bassa capitalizzazione, materie prime e investimenti infrastrutturali poiché la repressione finanziaria continuerà.
Andreas Utermann, Global CIO di Allianz GI



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