_Novembre2012

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Cosa rottamare del 2012 e cosa tenere per il 2013

 

Cimino (ADICO): Da tenere sono rete, banda larga, mobilità, internazionalizzazione, eccellenza. Da rottamare, termine di moda, la burocrazia che impedisce ogni sviluppo

La congiuntura che stiamo vivendo, con tanto di incertezza sul futuro, porta a fare qualche riflessione su cosa abbandonare del 2012 e quali grandi temi continuare ad affrontare nel 2013. In altre parole, di moda oggi, cosa rottamare e cosa salvare di questo anno?
Può sembrare presto per fare bilanci, visto che non siamo a fine dicembre, ma penso che questo possa avere più effetto critico oggi. Forse perché, pur in un periodo lavorativo problematico, molti ragionano su come pianificare le vacanze di Natale e capodanno, dove mi risulta che le agenzie siano abbastanza soddisfatte delle previsioni. E mi dicono che stanno arrivando le prime promozioni per le vacanze estive del 2013. Questo mi porta dire che, nonostante tutte le difficoltà congiunturali, l\'esercizio di organizzazione dei ponti e delle vacanze resta un obiettivo primario, non dico per tutti, ma certamente per coloro che sono occupati e per quelli che avendo due stipendi in famiglia, e sono tanti, si possono permettere questo sfogo organizzativo. E\' a questo ha fortemente contribuito internet: credo che siano ben pochi gli italiani che non sappiano visitare i vari siti con tutte le offerte di vacanze e i relativi servizi turistici.

Cosa rottamare del 2012 e cosa tenere per il 2013

A questa diffusione e a questa cultura del cercare tramite la rete dove andare, quanto costa e cosa dice chi ci è già andato, credo si siano raggiunti livelli molto alti, Certamente superiori all\'uso della rete che la stesse persone fanno per motivi di lavoro o di informazione culturale, economica o politica in generale. Questo maggior utilizzo della rete è di sicuro un fatto molto positivo, ed certamente una delle cose migliori che ci possiamo portare dal 2012 al 2013.
Ma l\'impegno del 2013 è quello di permeare la vita delle imprese piccole e grandi, degli studi professionali del concetto che la rete non è un mero supporto alla vita aziendale, ma è parte integrante della vita stessa e che quindi dobbiamo, come abbiamo fatto con il turismo, ripensare a tutte le operazioni che facciamo e vederle in ottica web. Se leghiamo queste realtà, e faremo scattare ad ogni pensiero operativo una ricerca e un collegamento con la rete, potremo guardare al futuro con molto interesse.

Bisognerebbe avere un piano di sviluppo

Un discorso a parte lo farei per gli over 70 e per tutti coloro che guardano con snobismo o preoccupazione alla rete, e per i quali dobbiamo pensare a come farli accedere a internet per evitare l\'altro grave problema: il dover mantenere due sistemi di gestione delle applicazioni e delle procedure sia digitali, sia tradizionali.
Sempre legata al web, è stata molta positiva la crescita nel 2012 del mercato telefonico, del moltiplicarsi degli smartphone, e del fatto quindi che dal punto di vista della connessione e della mobilità non abbiamo niente da invidiare a tutti gli altri Paesi. Un\'altra cosa – da sviluppare - che ci portiamo dietro per l\'anno prossimo. Sulla rete dobbiamo crescere come utilizzatori, ma deve anche crescere l’infrastruttura della banda larga, che deve essere vista come una priorità assoluta. Personalmente, ci metterei lo stesso impegno che negli anni ‘60 e ‘70 ci ha fatto costruire una grande rete autostradale. Quindi è possibile che il 2013 sia un anno positivo per una struttura di base del nostro paese: rete, banda larga e mobilità devono essere le nostre parole d\'ordine per essere un paese moderno, e mettere le basi di una ripresa economica seria.

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Il sogno sarebbe che queste tre semplici parole diventassero patrimonio della Pubblica Amministrazione. Dove il problema non è la capacità dei fornitori, e forse neanche le buone intenzioni del management, ma l’impossibilità di affrontare forti innovazioni mantenendo l’organico attuale. Infatti, noi continuiamo a salvaguardare questa situazione mantenendo, di fatto, in molte amministrazioni la doppia procedura quella digitale, limitata magari ad alcune aree, e quella tradizionale. Io credo che bisognerebbe avere un piano di sviluppo per cui, a partire da una certa data, dovrebbe essere valida una sola procedura, limitando via via quella tradizionale. Come per il digitale terrestre, tanto per fare un esempio.
Si deve aprire la possibilità di utilizzo del personale, che diventerebbe in esubero, per una seria attività di formazione, anche pratica, verso l’utente finale. Immagino uno sportello presso ogni ufficio postale che accompagni il cliente-utente verso le nuove applicazioni e le nuove procedure. Dobbiamo rottamare il concetto dell’esubero e sostituirlo con il concetto di “supporto” alle applicazioni, che generando innovazione, devono portare ad una riduzione di personale e di costi di quella specifica funzione che viene digitalizzata. Questo sarà sempre più importante per la vera rivoluzione che può portare negli uffici una seria implementazione delle attività connesse alle nostre tre parole chiave.

Le altre due cose che rottamerei è l’amore per la discussione della nostra attività di gestione della cosa pubblica e l’abitudine a mettere sempre insieme tutto, partendo da zero ed enumerando sempre tutte le cose da fare senza spesso indicare scadenze da monitorare. Si parla di una qualunque decisione del governo o delle istituzioni, dell’infinito iter, da quando è approvata dal Consiglio dei ministri, a quando passa alle Commissioni, poi alle Camere e poi quando viene emanata. Questa abitudine è difficile da cambiare anche perché un nuovo problema allontana e ritarda quello di cui si stava discutendo prima. E’ l’emergenza continua che porta a “metterci una pezza”, senza mai arrivare a soluzioni definitive.
Io credo che nel 2013 avremo veramente un grosso problema di burocrazia da risolvere, e che questo possa servire ad affrontare la problematica della crescita del nostro Paese. Ritengo che servano, o servano poco, i decreti sulla crescita con trecento proposte. Dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi e le nostre capacità di mobilitazione della pubblica opinione su due tematiche: il costo del lavoro e il cuneo fiscale. L’ho detto e scritto più volte: la vera crescita del nostro paese passa attraverso la crescita delle singole aziende! Facciamo del 2013 l’anno dedicato a questi temi vitali e concentriamoci per fare una battaglia unificata, per spiegarlo in tutte le varie sfaccettare alle aziende, alla pubblica opinione, con tutti i dati possibili. Sul problema dei licenziamenti ogni volta si mobilitano tutti, sindacati in testa. Anche l’opinione pubblica e le istituzioni sono coinvolte su questo delicato e, certamente importante, argomento. Ma perché non fare la stessa mobilitazione su un tema così generale e vitale per il Paese come il costo del lavoro? Senza aziende non ci sono lavoratori. E se queste chiudono perchè non più competitive, il problema disoccupazione sarà sempre più grave.

Un altro tema da focalizzare, e che trasciniamo a forza nel 2013, è quello dello sviluppo dei nostri talenti e delle nostre competenze distintive in chiave positiva, per incoraggiare l’occupazione e lo sviluppo delle nostre risorse e dei nostri giovani nella giusta direzione.
Dobbiamo poi parlare di più di quei settori, di quei mercati dove abbiamo le competenze per far crescere le nostre aziende e quindi la nostra occupazione. Ed allora, se l’internazionalizzazione è l’altra parola chiave del 2013, parliamo seriamente di cosa vuol dire e spiegamola bene a tutti. Internazionalizzare significa andare all’estero! Per cercare lavoro o nuovi mercati in cui esportare.
Promuoviamo la conoscenza delle opportunità di lavoro nei vari paesi del mondo per portare la nostra capacità di conquistare mercati per i nostri prodotti e servizi. Oggi con le comunicazioni e con gli spostamenti, il mondo è certamente diventato più piccolo. Come negli anni '50 e '60 abbiamo incoraggiato l’affluenza al nord dei nostri giovani meridionali verso le varie fabbriche, perché non promuovere l’occupazione dei nostri giovani in Europa e nel mondo nei settori che crescono, per formare sul campo le nostre risorse, per poi farle tornare quando nel frattempo avremo ricreato le condizioni di crescita del nostro Paese?

Nel 2013 dobbiamo operare con una visione del futuro più realistica, tenendo conto dei cambiamenti del mondo. Cito solo un esempio: la trasformazione della Cina da “fabbrica” del mondo a “mercato” del mondo: apre prospettive interessanti per il nostro rapporto con quel Paese da studiare per tempo e orientare le nostre strategie aziendali. Analoghi cambiamenti dobbiamo aspettarceli da altre aree, ed in particolare dai paesi del Sud-America.
In sostanza, credo che il termine rottamare non sia da lasciare solo ai politici, ma dovremmo tutti implementarlo nelle cose che facciamo, per trasformare problemi in opportunità, per affrontare nuovi progetti con determinazione e coraggio per il nostro futuro.
Michele Cimino
Presidente ADICO



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