_Ottobre_2013

idee

Come si stanno attrezzando le aziende per competere al meglio

 

Carella (Manageritalia): Un nostro studio rileva che le imprese sono reattive e operano per migliorare produttività e redditività. Critica è l’attenzione minore in termini di innovazione e di sbocchi in nuovi mercati

Nel mese di marzo 2013 abbiamo effettuato un’indagine su un campione rappresentativo di aziende e dirigenti del terziario (676 interviste) per capire dalla viva voce dei manager come le aziende si stanno attrezzando per competere al meglio.
I fattori per competere
Interrogati sui fattori sui quali l’azienda sta oggi puntando per competere, i manager tracciano un quadro abbastanza chiaro ed efficace.

Come si stanno attrezzando le aziende per competere al meglio

Tutti o quasi puntano prima di tutto sui ricavi (91,4%) e sui costi (85,2%), ma potremmo dire in modo virtuoso, più attivo che passivo, visto che è sui primi che si punta di più e quindi non è un mero taglio di costi, ma piuttosto un vendere di più e meglio. A seguire e sempre ben superiore all’80% per tutti troviamo, come logica, ma potremmo dire anche piacevole conseguenza, la produttività.
Tanti, per dare struttura e sostanza a quanto sopra, puntano poi anche su aspetti organizzativi e quindi su innovazione di processo e organizzativa (67,9%), sulla collaborazione interna (66,7%), sul benessere dei lavoratori (42,6%).
Sempre abbondantemente sopra al 50% anche quelli che puntano sull’innovazione in generale, mentre solo poco più di un terzo pensano a export e internazionalizzazione. Abbiamo infatti nell’ordine: innovazione di prodotto/servizio (67,6%), sviluppo di nuovi business/diversificazione (58,6%), partnership con altre aziende (37,3%), export (34,9%) e internazionalizzazione e apertura di sedi all’estero (32,4%). All’estero però si va ancora in modo crescente al crescere della dimensione e soprattutto, anche qui in negativo, le aziende nazionali e multinazionali nazionali guardano molto meno all’estero delle multinazionali estere.

Come si stanno attrezzando le aziende per competere al meglio

Governare la redditività
Abbiamo quindi chiesto cosa si fa nello specifico per governare la redditività. E anche qui il risultato è buono.
Su tutto prevale la misurazione sistematica delle performance (72,5%). Insomma, un percorso virtuoso che parte dal misurare per conoscere e quindi per migliorare. Infatti, a seguire troviamo alcuni precisi filoni di intervento.
In primo luogo quello incentrato su nuove strategie (66,4%). A seguire quello basato sul management e in particolare sulla sua capacità di avere visione strategica, capacità esecutiva e decisionale (62%), sul presidio delle principali aree funzionali (49,7%). Poi troviamo interventi sul costo del lavoro in generale (61,7%) e, minoritario, ma non insignificante, il ricorso a tagli (19,1%), anche se in parte momentanei, di personale (ammortizzatori sociali, prepensionamenti ecc.). Per chiudere il cerchio vengono investimenti soprattutto in tecnologia (61,1%), ma anche in nuove competenze professionali (37%) e in una riorganizzazione dei tempi e modi di lavoro (27,2%).

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Governare la produttività
Abbiamo poi chiesto anche cosa si fa nello specifico per governare la produttività. E anche qui il risultato è buono.
Le direttrici principali sono quattro: tecnologie abilitanti nuovi modelli di efficienza (62,7%), MBO e gestione per obiettivi (61,7%), commitment del management (61,7%) e formazione continua di tutti (53,7%).
A seguire e, potremmo dire, a implementare e completare, si punta su: revisione organizzativa (46,6%), indagini di clima (34%), politiche di conciliazione lavoro e vita personale (24,4%), politiche di welfare aziendale (22,5%) e adozione sistematica di piani di sviluppo professionale/carriera (20,1%). In questo caso come negli altri, ma anche più, esiste e vistoso un gap tra aziende nazionali e multinazionali italiane e multinazionali estere, con le prime molto meno virtuose delle seconde.

L’analisi dei risultati mostra in generale aziende attive e reattive e all’opera per migliorare produttività e redditività. L’aspetto critico è che soprattutto per quelle nazionali l’attenzione è minore in termini di innovazione, di processo, prodotto e/o strategie e business in generale e di sbocchi in nuovi mercati.
Altro aspetto critico è l’arretratezza su aspetti organizzativi (gestione per obiettivi ecc.) e nel people management che le nostre aziende mostrano rispetto a quelle estere. Basti pensare che solo il 14,3% delle aziende nazionali fa periodiche indagini di clima, contro il 50,7% di quelle estere.
Insomma, qui sta la differenza e la criticità di base del nostro mondo del lavoro e della competitività delle aziende, non capire che il benessere dei collaboratori è la prima leva per aumentare la produttività e la competitività.

Guido Carella, presidente Manageritalia



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