_Ottobre_2013

idee

Mork & Mindy e la pietra filosofale

 

 

Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi

Mork: Ciao Mindy, sono veramente colpito per la costante crescita del listino azionario americano. Mi sembra di essere tornato nel 2000, durante la bolla internet. Anche a caso si può acquistare un titolo che si è certi che poi salirà. E lo stesso mi pare per la borsa tedesca…

 

Mindy: Caro Mork è proprio così. Qualsiasi cosa possa accadere nell’economia reale non influenza più i mercati finanziari che nella loro folle corsa hanno completamente preso le distanze dai fondamentali.

 

Mork: Ma perché sta capitando tutto questo?

 

Mindy: I governatori delle Banche Centrali hanno di fatto trovato la pietra filosofale. Hanno cioè trovato il modo di trasformare degli eventi negativi in eventi positivi per i mercati finanziari. I “metalli vili” sono rappresentati dall’incremento del debito e dalla creazione di moneta. Essi vengono “trasformati” in oro tramite i mercati finanziari. Si è ribaltato un concetto fondamentale e cioè che a fronte di un peggioramento del quadro economico le borse dovessero rifletterlo. Al contrario, gli operatori, gli investitori, sanno che più le cose peggioreranno più i governatori delle Banche centrali ricorreranno alla “pietra filosofale”.

 

Mork: Scusami Mindy, se ho ben compreso, ma è un po’ come se continuassimo a far bere vino ad un malato di cirrosi epatica?

 

Mindy: Volendo rimanere semplici sì. E anche relativamente a quel malato non possiamo sapere quanto vivrà a forza di riassumere alcool: un giorno? Un mese? Un anno? Due? Quello che sappiamo è che non ce la farà. Nel nostro caso si tratterà di assistere nuovamente ad episodi ben noti agli investitori di cui l’ultimo, il crack del 2008–2009, pare si sia già persa memoria. L’attivo della Federal Reserve, tanto per fare un esempio, nel settembre del 2008 era quasi di un trilione di dollari. Oggi abbiamo superato i 3,5 trilioni con riacquisti mensili di titoli di stato e di altra natura per 85 miliardi. Nonostante questo immane sforzo la crescita americana dopo essersi ripresa ha invertito la rotta: cresce, ma a tassi sempre più decrescenti. Come amava dire Keynes, il cavallo quando non ha più sete non beve più. Probabilmente l’obiettivo iniziale era effettivamente quello di stimolare crescita e consumi al fine di creare inflazione. Il risultato finale vede l’economia reale vacillare nuovamente mentre grazie ai mercati finanziari, unici destinatari della liquidità immessa, si è creata inflazione finanziaria che non serve a nessuno.

 

Mork: Beh, a qualcuno servirà…

 

Mindy: Certo Mork. Servirà ad alimentare quel dannoso processo di concentrazione della ricchezza che ha contraddistinto l’ultimo trentennio. Premiare ancora una volta mercati finanziari e capitale a danno del lavoro e dell’economia reale è un processo che presto a tardi presenterà il conto. Per ora il conto è salato per famiglie e imprese, ma non si può pensare che questo percorso possa durare all’infinito senza causare disagi sociali e forse anche peggio. Il conto inevitabilmente verrà poi presentato anche ai governi ed alla stabilità delle nazioni. La felicità di ognuno di noi dovrebbe passare attraverso la felicità di tutti e non essere appannaggio solo di un ristretto gruppo di uomini d’affari.

 

Mork: Ma nel passato si sono verificati episodi simili?

 

Mindy: Di recente il Financial Times, che è un noto giornale conservatore, ha pubblicato una sua analisi dal titolo: “It’s different this time”. In essa vengono messe a confronto 4 tra le più importanti crisi finanziarie della storia: Il crollo dello Standard and Poor’s del 1929, quello del Nikkei del 1989, quello del Nasdaq del 2000 e quello più recente dello stesso Standard and Poor’s partito nel 2007. I primi tre crolli hanno in comune il fatto che, lasciando libertà ai mercati finanziari di accompagnare l’eccesso di domanda, sono stati necessari circa 700 giorni prima che i tre indici iniziassero ad assestarsi e poi a risalire, mentre i minimi raggiunti sono stati tra il 60% e l’80% rispetto ai massimi toccati precedentemente.

 

Mork: E questa volta?

 

Mindy: Questa volta la correzione è stata importante, ma contenuta nel tempo. Il Quantitative Easing portato avanti da tutte le banche centrali mondiali, ognuna in base alle proprie discrezionalità di mandato, ha impedito di fatto ai mercati di autoregolamentarsi, di procedere al naturale smaltimento degli eccessi di magazzino, di porre le basi per una ripresa dei mercati finanziari e dell’economia reale più stabile e più duratura. Di fatto, forse abbiamo assistito ad una delle “mosse” meno liberiste della storia dei mercati finanziari.

 

Mork: E come finirà questa vicenda allora?

 

Mindy: Ma Mork, sappiamo tutti che la pietra filosofale non esiste!!!


Mork & Mindy e la pietra filosofale

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