17/05/2023

editoriale

Le sanzioni fanno male solo all'Europa

Mentre l'Europa prepara l'undicesimo round di sanzioni contro la Russia, allargandole anche a Cina e altri Paesi, le previsioni del FMI indicano che l'economia di Mosca crescerà nel 2023 ben più di quella dell'eurozona, che è destinata a scivolare nella crisi. Basterebbe questo per capire che la strategia pensata a Bruxelles non stia funzionando ma che, anzi, sia controproducente. Il commissario Borrell ha esplicitamente dichiarato che i fondi utilizzati per le spese militari a supporto dell'Ucraina di fatto sono state tolti dalle varie politiche economiche della UE a supporto dei Paesi, togliendo ossigeno a famiglie e imprese, che adesso sono in difficoltà. L'energia è ancora molto cara e l'inflazione si ostina a non calare nonostante i ripetuti aumenti dei tassi della BCE, che incrementando il costo del denaro, contribuiscono in modo significativo alla crisi. Anzi, Lagarde ha affermato che l'impennata dei mutui non è un problema suo, che pure lo ha provocato. Uno schiaffo al buon senso.

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Nonostante le evidenze e i proclami, gli stati sono lasciati soli a confrontarsi con i propri problemi. E in un clima di "ognuno per sé", la Germania, grazie al surplus commerciale accumulato in anni di politiche vocate unicamente all'esportazione, può permettersi di annunciare un piano da 80 miliardi di euro per abbassare il costo dell'energia per le sue imprese. Hanno lo spazio fiscale per farlo, ma questi sono aiuti di stato, se il commissario alla concorrenza contasse ancora qualcosa. La Francia col problema dei debiti gemelli di bilancia commerciale, sperimenta ogni giorno grandissime manifestazioni popolari di dissenso. Meloni afferma invece, dall'alto del nostro enorme debito pubblico - ma con un risparmio privato che vale almeno 4 volte tanto - che non ci sono soldi per tutto. Quindi, occorre tagliare selettivamente per risparmiare e creare nuovi fondi. A noi manca lo spazio fiscale di Berlino, e quindi per i vetusti regolamenti di Maastricht non abbiamo margine di manovra, come un pollo in gabbia. L'export, al netto dell'energia, ci tiene a galla, e anche la produzione industriale sembra tenere. Ma fino a quando potremo resistere se la crisi colpirà tutta l'eurozona?

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C'è da sperare che, come al solito il FMI sbagli le previsioni...

  



Claudio Gandolfo


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