24/05/2023

editoriale

Trent'anni di declino (e di riforme) 

Che il nostro Paese stia da tempo navigando in acque di crisi lo dicono i numeri. Tre decenni di scarsa crescita, bassi investimenti e un tessuto economico e sociale che si sta sfarinando sono una rotta difficile da invertire.

L'ultima analisi che conferma la situazione complicata è il rapporto Confcommercio-Censis, sul clima di fiducia e le aspettative delle famiglie italiane. Mariano Bella, direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, presentando il rapporto, ha dichiarato che "nel 2022, a prezzi costanti, non abbiamo recuperato né il reddito disponibile pro capite del 2019 né, tantomeno, quello del 2007, cioè il massimo. Siamo addirittura sotto di 150 euro in termini reali rispetto al 1995, cioè quasi trent'anni fa. Tanto per dire che i trent'anni di bassa crescita si sentono nelle nostre tasche e nei temi di disagio sociale e crescita della povertà assoluta che ogni giorno dibattiamo. Grazie alla crescita della propensione al consumo, nel lungo periodo la spesa reale è andata un po' meglio del reddito: abbiamo recuperato quasi i livelli del 2019 ma siamo sotto i massimi del 2007 ancora di 800 euro a testa".

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Come detto più volte, l'Eurostat certifica che l'Italia è l'unico Paese in Europa in cui in 30 anni i redditi sono calati (-2,9%), e il problema non è certo la produttività, ma la continua precarizzazione del lavoro, sempre meno pagato, che non consente di formare nuove famiglie, fa scappare i giovani, con conseguente denatalità. Un tema di stretta attualità che però ha cause lontane nelle riforme volute dalla UE. Inoltre, con la compressione dei salari, l'erosione del potere di acquisto e l'inflazione che ha rialzato la testa, non c'è più spazio per il risparmio né tantomeno di un aumento dei consumi, che come indica l'Istat sono in costante calo. I soldi non bastano più e gli italiani stanno erodendo il patrimonio privato creato dalle generazioni precedenti: si spiega anche così l'esplosione di nuovi poveri cui assistiamo, con famiglie che appartenevano al ceto medio e che ora si ritrovano in enorme difficoltà. Senza risparmio si blocca anche il sistema creditizio bancario, con conseguenze nefaste per imprese e famiglie. E non sarà certo con le riforme e il PNRR che se ne può uscire. Occorre analizzare ciò che è stato fatto (e perché) negli ultimi trent'anni e prendere drastiche contromisure. Anche se a Bruxelles non saranno d'accordo.

 

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Claudio Gandolfo


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